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Krug en Capitale Milano: l’esperienza

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Lo avevo annunciato da queste pagine a fine gennaio, la Maison Krug – dopo Parigi –  ha voluto condividere con i milanesi un’interessante esperienza di degustazione, aprendo al 27° piano della Diamond Tower un Ristorante Effimero (dal 20-26 febbraio 2013 durante la Milano Fashion Week) ed io sono stata tra i 40 fortunati invitati alla cena inaugurale di lunedì 18 febbraio.

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L’appuntamento è alle 20.00 alla Diamond Tower – Porta nuova e quando dico al tassista che mi deve lasciare in via Galilei angolo Viale della Liberazione, mi chiede se sono sicura dell’indirizzo perché secondo lui quell’angolo non esiste, perché lì ci sono solo cantieri. Io ovviamente insisto e, tra me, penso che se solo non avessi vanitosamente indossato 12 cm di tacco potrei chiedergli di accostare e proseguire a piedi, visto che lui fa tante storie e che io il grattacielo lo vedo già.

Poi finalmente svoltiamo ed anche il mio malfidato autista si rende conto di quello che sta andando in scena. Il grattacielo è vero non è ancora finito, lo si intuisce, ma è ben illuminato e lo spiazzo prospicente è pulito ed ordinato e disseminato di lucine a tracciare la via che gli ospiti dovranno percorrere per arrivare all’ascensore, che li porterà a godere della vista di una Milano che non è mai stata così bella, almeno ai miei occhi.
Saldato il conto del taxi, non faccio manco in tempo a formulare questi pensieri, che mi arriva addosso caloroso l’ abbraccio di Margareth Henriquez Ceo e Presidente della Maison Krug. E’ incredibile si ricorda di me, è vero ci siamo incontrate la scorsa estate a Reims, per la Krug Celebration Week, ma c’erano decine di insigni ospiti da tutto il mondo. Bellissima e dalla memoria formidabile, la signora! Con lei l’amministratore di Moet Hennessy Italia Giuseppe Duva che non mi riconosce nonostante ci fossimo visti a Venezia la settimana prima e del resto come potrebbe io ero in maschera con un vestito da damina del ‘700 – e lui vestito da Doge – e Riccardo Caliceti brand manager Krug.

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Qualche secondo d’ascensore e sono al 27° piano della Diamond Tower, il tempo di salutare Francesca Terragni Brand Director Italia Krug e Veuve Clicquot, Roberta Antonioli, Jane Cardani e Carla Carubia di Halas Communication e Fernanda Roggero di Sole24ore e resto a bocca aperta per la vista mozzafiato. Il 27° piano della Diamond Tower è circondato da vetrate ed io mi sento circondata – in quello che pare un caloroso abbraccio – dalle luci di Milano. Dopo anni di diffidenza mi riappacifico con il capoluogo lombardo. Forse è perché in questo periodo sono un po’ vulnerabile, ma è come se la vedessi per la prima volta e da quassù appare bella.

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Dopo qualche presentazioni di rito, i saluti ai conoscenti, gli sguardi che eufemisticamente preferisco definire “curiosi” che da parte di molti dei giornalisti enogastronomici intervenuti vengono lanciati nella direzione dell’unica non addetta ai lavori, che loro non riconoscono e che a quanto pare di professione fa la blogger… decido di nascondermi dietro la Canon e scattare qualche foto. Protetta dall’obiettivo, ho modo di osservare meglio gli invitati tutti (specie le signore) vestiti di nero, tranne la sottoscritta che indossa un leggero abito di pizzo verde smeraldo; il panorama mozzafiato, l’enorme sala divisa in due, una zona pranzo ed una salotto, l’arredamento elegante ed accogliete.

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Nonostante l’impressione, tutto questo sparirà in poco più di una settimana, e a me che in questo periodo faccio fatica a gestire il distacco, la cosa mette su un po’ di tristezza… di fondo il pensiero che galleggia è: “perché qualcosa di così bello e unico deve finire?”. Il fatto che fosse nei piani, non rende la cosa più semplice, almeno per me. Quando poi mi dicono che la proprietà trasformerà anche questo 27 piano in uffici e che anche nelle altre torri attorno non sono stati previsti ristoranti, resto molto perplessa riguardo all’idea di concepire spazi del genere che ancora perdura in Italia.

Così impegnata a rimuginare, mi perdo gli antipasti, deve essere perché ultimamente non sento bene gli stimoli di fame, sete e sonno… Prendo posto a tavola ed inizio il percorso di degustazione che il giovane chef del Ristorante del Devero Hotel, Enrico Bartolini ha creato per l’occasione mettendo insieme le suggestioni evocate in lui dall’unione tra lo champagne Krug e la cucina milanese.

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Un viaggio nell’universo Krug, come recita l’invito, che parte dallo Sgombro e fois gras confit al profumo di mandarino abbinato a Krug 2000. Per arrivare ai Bottoni di olio e lime con salsa di cacciucco e polpo cotto alla brace accompagnato da Krug Rosé; Vitello in rosa al cavolfiore con Krug Grande Cuvée e per finire Tartelletta alla crema di limone e lampone con gelato allo yogurt di capra.

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I miei commensali tecnici seri e compiti, annusano, assaggiano, prendono appunti, qualcuno twitta, commenta; mentre io osservo, sorrido, assaggio o mangio (ho odiato il connubio fra il grasso sgombro servito con la pelle e il fois gras ed invece adorato i bottoni all’olio serviti con il polpo grigliato, piatto che pare sia un gran classico dello chef Bartolini) e ancora una volta mi godo l’esperienza unica a cui sono stata chiamata a partecipare al fine di condividerla con voi, da queste pagine, augurando sinceramente a ognuno di voi, almeno una volta nella vita, di poter godere di una bella notte d’inverno a Milano, il cielo terso, una bellissima vista, del buon cibo, un bicchiere di champagne Krug in mano ed a fianco la persona che amate.

Lo avevo scritto nel post di presentazione e certo non mi sbagliavo, in questo contesto effimero era certamente sinonimo di unico, irripetibile, esclusivo.
A me come avrete capito mancava qualcosa perché il quadro fosse perfetto… qualcosa che mentre scrivo, ormai sono certa, è esistita solo nella mia immaginazione.

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