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Caro Frizzifrizzi | dieci tipi umani che è meglio (virtualmente) evitare

Con i miei tempi di risposta biblici e le 12321 mail che attendono una mia azione (cestino, archivio, rispondi o procrastina) per conoscere il loro destino, non sono certo senza esente da colpe — alcune fisiologiche, altre volute, altre ancora frutto del caso e della natura (se le ore di giornata sono quelle che sono e il mio bisogno di sonno, con l’avanzare degli anni, si allunga) — ma visto che nella vita sono stato da entrambi i lati dello schermo ci tengo a condividere questa lista dei tipi umani che mi capita e mi è capitato (e probabilmente ti è capitato o ti capiterà) di incarnare e/o di incontrare virtualmente attraverso le mail e i social networks.
Dei tipi umani che ti fa(ra)nno, a seconda dei casi, perder tempo, dannare l’anima, mettere le mani tra i capelli, sghignazzare sonoramente, aver voglia di dare le dimissioni dall’umanità, inquietare di brutto. E che, per un motivo o per l’altro, non riescono ad ottenere quel che vogliono ovvero un’articolo, dei contatti, una collaborazione, un aiuto…
Sia chiaro: si tratta di una lista semi-seria. Pur essendo profili ispirati “a fatti realmente accaduti” si tratta comunque di semplificazioni ed esistono sempre le dovute eccezioni. Però credo possano essere utili soprattutto a chi ha intenzione di far conoscere un proprio progetto, un lavoro o un’idea attraverso la rete, segnalandoli a blog, magazine, testate online. Una lista di cose da non fare, insomma, che sicuramente farà arrabbiare qualcuno ma che ci tenevo a condividere.

1. I logorroici

Partono dall’infanzia e a volte addirittura prima per tracciare la genesi fisica, geografica, didattica e concettuale che li ha portati a partorire quel che stanno cercando di presentarti via mail. Ti raccontano aneddoti, influenze artistiche… Di tanto in tanto fanno pure i simpatici e si scusano di star scrivendo troppo ma “una cosa come quella di cui ti sto parlando non è esprimibile in pochi, chiari concetti”.
E invece dovrebbe, cari i miei logorroici. Ogni cosa della quale valga la pena parlare dovrebbe poter essere riassunta nei famigerati 140 caratteri di twitter e allo stesso tempo meritarsi un saggio critico di almeno qualche decina di pagine. Ma quest’ultimo, magari, farebbe comodo una volta capito di cosa si sta parlando, non prima.

2. I misteriosi

Una volta mi è arrivata una mail senza oggetto.
Testo: «giusto perché sappiate che esisto.»
Stop. Finita lì. Lo scopo, credo, era mettere curiosità. Scopo raggiunto: cerco l’indirizzo mail, unico indizio a mia disposizione, e trovo un sito web. Niente di interessante. Soprattutto niente di chiaro. Qualche parola in più di presentazione avrebbe aiutato a contestualizzare e a rendere più interessante la cosa e comunque, se era quello l’intento, a far sapere qualcosa in più del fatto di esistere. Ma può anche darsi che il mittente in questione fosse soltanto un po’ svitato. Capita.
Ad ogni modo fare i misteriosi può essere un bel punto di partenza ma solo se alla fine della ricerca c’è qualcosa che si spiega da solo, ti lascia a bocca aperta e nelle condizioni dell’assetato nel deserto che dice: ne voglio ancora, ancora!

3. I disorganizzati.

Ti mandano montagne di materiale ma non mettono i link. Quando riscrivono per i link poi non hanno le foto. Quando hanno le foto, magari la settimana dopo, sono troppo piccole (nonostante tu abbia specificato più volte le dimensioni minime). Quando le foto vanno bene sono di una collezione o di un progetto diverso da quello di cui ti hanno parlato in partenza e quando, armato di pazienza, chiedi di raccontarti il nuovo progetto spariscono e se ne ritornano un mese dopo per chiedere come mai non è ancora uscito il pezzo. A quel punto ti chiedi: sono sicuro di voler rispondere, ricominciare tutto da capo e ritrovarmi tra tre mesi allo stesso punto di prima?

4. I burocrati ansiosi (e ansiogeni)

Allegano curriculum vitae e link ai loro lavori visibili online ad ogni singola mail, ovviamente chiedendo la notifica di presa visione di ognuna. Ti scrivono entro dieci minuti dall’invio della prima mail per chiedere se l’hai ricevuta e come mai non hai ancora risposto.

5. I “multitasking”

Scrivono per presentare un loro progetto e se il tutto si risolve con una risposta negativa (o addirittura prima, durante la fase di primo contatto) cambiano “cappello” e si offrono come fotografi, illustratori, scrittori, organizzatori di eventi, dj, stylist. Tutto insieme. Assicurando di avere ottime referenze per ciascuna specialità.

6. Gli italiani che scrivono in inglese

Dear…
Ti chiami Mario Rossi. Il tuo socio Antonio Esposito. Scrivi ad un sito il cui dominio finisce per .it per presentare il tuo progetto. E allora: perché diavolo mandi una mail tutta in inglese? Pensi sia più professionale/ricercato/esotico? No, chi sta dall’altra parte dello schermo penserà che:
1) stai mandando lo stesso messaggio a tutti, in tutto il mondo, e il non riservare almeno un po’ d’attenzione “personalizzata” ad un possibile referente non è certo un buon inizio;
2) vuoi sembrare ciò che non sei e come si fa a prendere sul serio il progetto di qualcuno che si vergogna o non crede in ciò che è?

7. I “lei non sa chi sono io”

Questi si presentano dopo un rifiuto, minacciando rappresaglie, invocando lunghe liste di nomi importanti, insinuando la tua incompetenza, decretando l’assoluta bruttezza del sito che curi e la ferma presa di distanza da tutto ciò che secondo lui rappresenti.
Una volta incassati gli insulti e messo il cuore in pace rimane un grande interrogativo: se sono un incompetente e gestisco un sito che fa schifo, perché cavolo mi hai scritto chiedendo di dedicarti un articolo?
Variante: gli “interessanti” ovvero quei “lei non sa chi sono io” che chiedono/elemosinano un’intervista, propongono i temi e si scrivono da soli le domande.

8. I raccomandati

«Sono un’amica di Tizia e Caio, ho lavorato con Sempronio, che credo tu conosca, ed è stato Pinco Pallo a consigliarmi di scriverti: ha detto che a te piacerà sicuramente.»
Di solito messaggi come questo arrivano in concomitanza ad “endorsement” via Facebook del suddetto Pinco Pallo, lasciandoti con la sensazione di essere il culo nella celebre, brutta e scurrile ma efficace espressione: fare il frocio col culo degli altri.
Lasciatemi decidere da solo cosa “mi piacerà sicuramente”. Anche per evitare di dover dare doppia delusione e doppia spiegazione.

9. I “che ne pensi?”

Sono sconosciuti che ti contattano senza pretendere apparentemente niente di più che un’opinione.
«Che ne pensi?».
Se ci caschi ed abbozzi una risposta, seppur di cortesia, egocentricamente attratto dall’ennesima occasione per dire la tua, ti ritroverai in un gorgo di «che ne pensi?» riguardanti i loro e gli altrui lavori, fino ad arrivare a parlare di politica internazionale, filosofia e religione ed in tal modo intrecciando un contatto diretto e privilegiato che poco tempo dopo si tradurrà in qualche richiesta: dalla più innocua come votare per loro in un concorso, alla più allucinante tipo girare tutti gli indirizzi della propria preziosa rubrica (storia vera).

10. I maniaci

Ti studiano per bene e scoprono più cose su di te di quante te ne ricordi tu stesso. Di solito il primo contatto avviene attraverso un social network, dove usano un certo tatto e dove riescono abilmente a conquistare la tua fiducia. Da lì a ritrovarteli su ogni possibile mezzo di comunicazione, dal biglietto per posta alla mention su twitter, dal commento sul sito al messaggio su facebook, fino all’sms la domenica sera in cui citano cose che hai scritto due anni prima o fanno gli auguri per il compleanno di tua figlia, il passo è breve. E inquietante.

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