Quando crei dei capolavori come quelli di cc-tapis puoi permetterti anche dei rischi. Come ad esempio affidare un’intera linea di prodotti – la signature collection – a giovani designers e ritrovarti un pezzo certamente non per tutti i palati (o meglio i piedi) come il teschio gigante dell’architetto e designer Kostantia Manthou, giovane talento greco ma milanese d’adozione. E milanese è pure la sede dell’azienda, fondata nel 2001 dalla Maison Chamszadeh, storica dinastia di produttori di tappeti che dalla Persia hanno prima conquistato la Francia per poi arrivare in Italia nel 2011, sotto la guida di Fabrizio Cantoni e di Nelcya Cantoni-Chamszadeh.

I due, che avrebbero potuto semplicemente produrre tappeti meravigliosi, realizzati a mano in Tibet da artigiani esperti, e letteralmente riposare sui tappeti sugli allori, hanno invece deciso di continuare a sperimentare e di non fermarsi mai. Esperimenti che non hanno soltanto a che fare con l’estetica, con prodotti che vanno dal classico al contemporaneo (fino a meravigliosi ibridi che più che immaginare in una casa che esiste hanno il potere di innescare fantasticherie su stanze o case intere che prendono forma proprio a partire la questi). E’ la fase di produzione, infatti, quella su cui vale la pena soffermarsi un attimo in più.

Se ho già spiegato che ogni modello ha bisogno di almeno otto settimane di lavorazione (e alcuni arrivano fino a ventiquattro), bisogna aggiungere che i materiali usati sono tutti naturali (lana, seta ma anche canapa ed ortica) e in molti modelli non viene adoperato alcun tipo di tinta. Né – qua viene il bello – servono acidi o prodotti sintetici per ottenere l’effetto usato e vissuto che, ad esempio, è il punto di forza della oldie collection. Questo non significa che prima di arrivare a casa tua il tappeto viene affidato per qualche anno ad una famiglia adottiva che si occuperà di viverlo quanto basta. E’ in fase di produzione, infatti, che grazie ad un nodo particolare la trama in cotone, invece di starsene nascosta sotto alla lana, resta visibile qua e là per il tappeto (in maniera assolutamente casuale, come puoi vedere dall’immagine qua sotto) e ti regala – pur se in un tappeto nuovo – una finestra su un altro mondo e idealmente pure su un’altra epoca.
E avere una finestra sotto ai piedi non è mica da tutti.