Roberto Biadi e l’Atlante dell’Anatomia Alchemica

Alle quattro di notte, troppo stanco persino per addormentarti, può capitare di cogliere in flagrante un cervello che se ne frega di trovarti ancora ad occhi aperti e che entra in attività onirica senza curarsi della vocina interiore (che di giorno, con tutt’altra potenza e arroganza gli intima di starsene al suo posto), rilasciando DMT e partendo per la sua quotidiana, notturna esplorazione di sé stesso e del cosmo tutto – esplorazione di cui di solito riesci solo a ricordare frammenti insensati ai quali un buon caffè e qualche raggio di sole riesce a far rassomigliare ad un film – e scalda gli psichedelici motori esercitandosi come attore consumato nei mille accenti, lingue, toni, inflessioni che corde vocali, diaframma e corsi di lingue possono solo sognare di riuscire (o insegnarti) a fare, recitando ossessivamente gli incipit di almeno venti articoli che ancora non hai scritto, ammirando al contempo cangianti mandala che come veli si sovrappongono coprendo la nebbiosa superficie dell’oceano, là dove i colori non hanno bisogno della luce, per esser tali e dove le idee sono pesci – e più riesci ad andar giù e più puoi pescarne di grossi (e di grosse), dice un esperto di meditazione trascendentale e di follia come Lynch – ed è a quel punto che come un buon amico decidi di dar man forte al tuo io strafatto di psicotropi naturali, tanto coraggioso da arrischiarsi in solitaria (e senza dirti niente, mai, di giorno) in un viaggio la cui destinazione è giusto dietro l’angolo ma che senza mappa diventa un peregrinare degno di un Ulisse: unirsi al Tutto, al Verbo, alla Vibrazione Primordiale, della quale puoi iniziare a sentire il ritmo solo dopo regolare e profonda meditazione o, appunto, grazie al casuale sgamo dell’encefalo ribelle, che puoi render meno casuale se avrai innanzitutto cura di volere, fortissimamente volere allacciare una connessione (esattamente come il wi-fi, ma a costo zero) a quel che occhio non vede (e cuor non duole, in effetti: l’effetto Matrix) ed incominciare a demolire le barriere che ti fanno credere che ogni cosa sia effettivamente… così, come l’hai sperimentata fin ad ora, senza temere di risvegliarti una mattina trasformato in fricchettone, satanista o membro di una setta che per avanzare di livello ti chiede stipendi, case e la verginità di tua sorella.

Pure la fisica, nelle sue vette di astrazione s’avvicina incredibilmente alle filosofie orientali e se pensi che a fondare la cultura cattolica occidentale, la nostra, è stato il Concilio di Nicea – né più né meno che un vertice, un summit di 1200 anni fa – voluto da un imperatore romano, Costantino, che ha scelto nel mucchio di tutta una serie di filosofie cristiane perlopiù orientate allo gnosticismo e legate a doppio filo a zoroastrismo ed induismo, la più rassicurante, dogmatica, facile da controllare (per un imperatore il cui sacro interesse era quello di mantenere e se possibile espandere il suo potere). Se ci pensi e ti premuri di prendere martello e scalpello per iniziare ad abbattere le certezze scoprirai un mondo in cui il vuoto non è effettivamente tale. Dove un millimetro quadrato di materia inerte è esattamente ricco di stimoli quanto un millimetro quadrato di pelle o il chip di un computer. E il router grazie al quale puoi allacciarti alla rete suprema non lo trovi in una chiesa o in un qualsiasi tempio ma ce l’hai già installato in testa. Basta saper farlo funzionare.

Io che adoro i manuali ma odio i consigli passo le notti a cercare: prima la teoria poi la pratica. Infilo gli auricolari, apro un’app che riproduce le frequenze sonore, imposto il tutto a 136,10 hz, la frequenza dell’Ohm, La Vibrazione Creatrice (come non pensare a quel in principio era il verbo?) e come un palombaro mi immergo nell’oceano, con la speranza di riuscire a scendere ogni giorno di più.
Altro metodo: guardarsi il video di Roberto Biadi, che è un pazzo (ma questo lo sapevamo già) ed ha realizzato l’Atlante dell’Anatomia Alchemica in formato video. Un buon modo per iniziare una ricerca che non finirà mai e ti porterà nello stesso mare che frequento io, inseguendo sott’acqua una connessione che non perda continuamente il segnale (ma senza il call center di un operatore col quale lamentarsi).

co-fondatore e direttore

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