Cesare Picco: Piano Calling!

“La luce lampeggiante della finestra schermata affetta lo spirito d’iniziativa con la nettezza di una decisione irrevocabile. Irrevocabile lo era almeno quando è stata pensata, ora sarà già  da rinegoziare fino al prossimo exploit del caso o dell’ingegno.
Posso dormire sonni tranquilli al mattino.
Soffio il naso di violenza, allargando la portata di una goccia costipata, un grumo denso nel fazzoletto caldo che mi dice che sono in balia dell’ennesimo raffreddore della stagione in corso più che di un umore malinconico e impotente.
Meglio così, quando  una reazione fisiologica è prevenuta da una causa dello stesso tipo, allora anche la cura è chiara, cosa volevi che metabolizzassi nella blandizie della comunicazione indifferente?
Scorre l’acqua dalla stanza accanto, scioglie la diarrea di parole dette male, meglio la stitichezza dei sottintesi, più vicina all’involontario metabolismo digestivo quando subisce quell’arresto che inibisce le relazioni verso l’esterno.
Il lavandino otturato da lunghi capelli bruni, Sonia lava via nello straccio il granuloso liquame azzurrino, le avevo detto di non aprire quei cassetti, lo ha fatto eppure con la curiosità noncurante di chi non bada agli affari propri per mestiere.
Che diceva quella storia che raccontavano ogni tanto agli incontri motivazionali? Nel suo ticchettio di suoni lunghi e brevi martellava ancora  noncurante e del tutto indipendente dallo scopo per cui era stata congegnata, semmai uno scopo c’era stato, ieri, quando?
Dopotutto, aprire un cassetto significa accettare inconsciamente la scommessa di trovarvi dentro anche qualcosa che non piace,  figuriamoci  che idea brillante ricalcolare, per un un cassetto tetradimensionale,  il rischio esponenziale, roba da poter pensare di salvarsi solamente aprendone uno non proprio!
– “Azzardo l’ipotesi che Dumbo, quando ha visto gli Elefanti Rosa non fosse ubriaco, ma aveva l’emicrania” – Disse Mimmo Leopardo alla riunione commerciale.
– “Mmmah, al momento non vi vedrei elementi per valutarne la produttività nel breve” – rispose  il Direttore Commerciale, una giraffa il cui collo non era cresciuto abbastanza per poter essere Direttore Generale.
Nella mia testa in technicolor, i pensieri post traumatici prendono una direzione fisiologica futurista”.

(“Allen Ginsberg mi è apparso in sogno e mi ha detto che perderò il lavoro” – Poppy Poppins)


Un tour a briglia sciolta tra gli appuntamenti musicali di una Milano umida da bere fino all’ultima goccia e un evento poco calcolato, una partecipazione improvvisata come reazione a un invito rimbombante e una corsa fuori dall’ufficio nel mio caban viola passepartout (risultato eccentrico ma tollerato di accostamenti assai primari),  una recensione poco ricercata uscita fuori chissà come da una manica di panno-lana intrisa di prosecco (che odore così poco sintetico) generano  la scimmiesca ispirazione fuoriuscente a singhiozzo da una radio a manovella che trasmette da tempo pulsazioni equivoche in un antico codice dimenticato, il tutto per vedere dalla mia bolla nella bolla dello studio di registrazione, l’ ovattato insieme di curiosi appassionati accovacciati col calice intrufolato di rosso e odoroso liquame euforizzante, detto vino?

Fluttuo incompiuta mentre un uomo massaggia un pianoforte che rantola “per piacere”.
(Cesare Picco su Facebook e il suo canale Youtube)

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