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Prouvé Raw Collection

L’articolo e le fotografie sono stati realizzati per Raw Magazine, nuovo progetto editoriale di G-Star su carta, web ed iPad.

Architetto e designer autodidatta, considerato tra i grandi maestri del ‘900 ed esponente di spicco del Modernismo, Jean Prouvé ha attraversato il secolo scorso partendo da una bottega di fabbro a Nancy (città che fu la culla dell’Art Nouveau), producendo lampade, cancelli e ringhiere ed iniziando a progettare indifferentemente mobili, oggetti di design, edifici e prefabbricati, trovando la sua personalissima poetica nell’uso dei materiali, convinto che l’estetica – di un oggetto come di un palazzo – debba sottostare sempre e comunque alla funzione e da questa derivarne le forme, mai fini a se stesse. Poetica e politica, questa, che ritroviamo nel dna delle due aziende che hanno collaborato per rivalutare, aggiornare e presentare al pubblico i pezzi più iconici dell’archivio Prouvé, aziende che proprio nell’opera del progettista francese hanno trovato un punto di unione, essendo i rispettivi chairmen già da tempo sinceri appassionati, nonché collezionisti delle sue creazioni di design: G-Star e Vitra.

Una collaborazione che ha prodotto una collezione di diciassette pezzi, lanciata a fine 2011 durante Art Basel, a cui ora si aggiunge un’altro pezzo icona: la sedia Fauteuil Antony, progettata nel 1950 per i dormitori studenteschi della cittadella universitaria di Antony, fuori Parigi, presentata al Salone del Mobile di Milano – bagnato quanto affollato ed attento più che mai all’essenza della materia e alla sua funzione, dimostrando che la lezione dei Modernisti di metà Novecento è più che mai attuale – insieme ad altri grandi classici di Prouvé, sui quali Vitra, su input di G-Star, è intervenuta con estremo rispetto per i disegni originali riuscendo con un’attenzione fuori dal comune ad aggiornarne l’estetica. Come racconta Eckhart Meise (Chief Design Officer di Vitra) è stato necessario un duro lavoro di sottrazione, partendo da un’idea e limandone pian piano, insieme al team di lavoro, tutti gli “eccessi”, per restituire al pubblico un capolavoro fedelissimo all’originale ma allo stesso tempo assolutamente contemporaneo. Esattamente come gli altri esemplari esposti, come il tavolo Compas Direction (1953), la sedia Fauteuil de Salon (1939), la sedia Standard (1934/50), lo sgabello Tabouret Solvay (1941), il letto Flavigny (1945) e la lampada Potence (1947).

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