Nespresso Gourmet Experience

Non sono mai stata la classica “caffeinomane” italiana. Eccetto gli anni universitari, durante i quali “bere un caffè” pareva essere diventato un insegnamento complementare fra gli studenti di Giurisprudenza del mio corso, bevo pochissimo caffè, in genere due al giorno: uno la mattina al risveglio ed uno dopo il pranzo.
All’espresso preferisco il caffè della moka, possibilmente preparato dalla mamma, e quando sono all’estero non vado in astinenza, ma mi godo il caffè americano, quello lungo che la maggior parte dei miei connazionali definisce “sciacquatura di piatti” o anche tisane e the locali se è il caso.

Quando ho ricevuto l’ invito da parte di Nespresso, azienda leader nei caffè porzionati non fosse altro per gli ammiccamenti televisivi del bel George, mi sono chiesta se ero la persona adatta a prendervi parte. Poi però quando mi dicono che il caffè a sto giro si beve, ma soprattutto si mangia, la mia curiosità prende il sopravvento. Decido di andare a Roma, lunedì 21 novembre per partecipare, nella bella (si dice sempre così ma stavolta è vero più di altre!) cornice dell’Hotel Aldrovandi Villa Borghese alla seconda Nespresso Gourmet Experience!
Oltre a me, sono presenti giornalisti enogastronomici, pardon adesso si chiamano wine & food, food blogger ( Chiara Maci di Sorelle in Pentola, Tania Valentini di A bagno Maria, Sigrid Verbert di Cavoletti di Bruxelles ), altre due fashion e lifestyle blogger (Cristiana Raffa di Polkadot ed Alessandra Airò di Little snob thing).

Quello che mi incuriosisce di più è la presenza, come commensali, di alcuni Chef stellati, accompagnati dal proprio maître di sala. Ci sono tra gli altri: Giulio Terrinoni del ristorante Acquolina Hostaria di Roma (1 stella Michelin); Agata Parisella del ristorante Da Agata e Romeo di Roma (1 stella Michelin); Riccardo di Giacinto del ristorante All’Oro di Roma (1 stella Michelin); Angelo Troiani del ristorante Il Convivio Troiani di Roma (1 stella Michelin; Vito Mollica del Four Season Hotel di Firenze; Filippo Saporito del ristorante La Leggenda dei Frati di Casina Dei Ponti, Castellina In Chianti (SI); Anthony Genovese del ristorante Il Pagliaccio di Roma (2 stelle Michelin), Giancarlo Polito de La Locanda del Capitano, Montone (Pg).

Ci aspetta un’interessante esperienza sensoriale: degustare cinque portate abbinate ad uno dei cinque sensi e ad un elemento rievocativo del caffè, ma non è tutto, le portate saranno gustate da noi ospiti “al buio” ovvero bendati, in modo da poter eliminare tutti gli stimoli esterni e potersi dedicare completamente al cibo.

Antipasto
Lumache alla mentuccia con fagioli e caffè

Già da subito, capisco che più che un pranzo, con la benda calata sugli occhi, questa sarà una pesca miracolosa. E’ difficile riuscire a prendere il cibo con la forchetta ed anche aiutarsi con il cucchiaio non è agevole, avere il fotografo intorno ad immortalare ogni scomposto movimento certo non aiuta la concentrazione sui sapori. Per fortuna, con i miei commensali il clima è molto confidenziale e divertito, i tavoli sono di composizione mista: giornalisti, blogger, chef e maître.
Tornando al piatto, quello che si percepisce subito in bocca, a parte la consistenza polverosa ed amara del caffè, è il sapore dei legumi, poi la texture gommosa delle lumache ed il fresco sapore di mentuccia. Distinguo subito l’inconfondibile sapore di lumache, ma siccome al tavolo gli addetti ai lavori (come sempre ed ovunque, io non lo sono) parlano di cotiche o altro, divento timida e non azzardo ipotesi.

Il piatto è stato preparato da Oliver Glowig, del Ristorante Oliver Glowig all’interno del Hotel Aldrovandi di Roma, che quindi giocava in casa. Lo Chef con 2 stelle Michelin ha preparato un antipasto abbinato al senso del gusto reinterpretando la polvere di caffè.

Primo
Spaghetti al caffè con ricotta e pancetta

Mangiare spaghetti bendata è una punizione, specie se conditi con ricotta mascarponata e quindi più liquida di una normale ricotta, che schizza ovunque. Il sapore della ricotta e della pancetta e la consistenza più dura e croccante rispetto ai normali spaghetti di semola di grano, ne fanno un piatto interessante.

Lo ha ideato Alfonso Caputo, del ristorante La Taverna del Capitano di Napoli (2 stelle Michelin) lo ha dedicato al senso dell’olfatto rielaborando la capsula di caffè.

Secondo di pesce
Fossile di pesce alle foglie di caffè

Questo è quello che annuncia il menù, nella realtà il sasso neolitico che vedete sul piatto è accompagnato da dadolata di verdure e purea di castagne (nella scatola di sardine) condita con una peretta di olio del Garda e soprattutto da un bicchierino contenente un intruglio torbido che perplime tutti noi ancora prima di tentare l’assaggio. Infatti trattasi di argilla verde, foglie di caffè e foglie di origano.

Questo è l’unico piatto che abbiamo mangiato sbendati perché dedicato alla vista da Peter Brunel, del ristorante Il Pagliaio 59 di Firenze (1 stella Michelin), con una variazione sul tema della foglia di caffè.
Il simpatico Chef, che mi siede accanto, forse per indorare la pillola (= metterci una pezza a colori) a questo punto dice che la creatività per uno Chef è tutto. La sottoscritta però, l’argilla non la finisce e continua a pensare che, in cucina come altrove, quando la creatività diventa uno sfoggio manieristico, fine a se stesso, a volte diventa quel famoso troppo che storpia!

Secondo di carne
Maialino al latte, carciofi alla Giudia, tartufo, agrodolce di lamponi

Devo dire che se non fosse per la benda tornata a limitare i movimenti e la leggera nausea legata all’assunzione di argilla liquida pochi minuti prima, questo piatto è l’unico per cui avrei potuto chiedere il bis!

Lo ha presentato Fabio Rossi, del ristorante Vite San Patrignano di Rieti (1 stella Michelin), un secondo piatto di carne legato al senso dell’udito ed abbinato alla tazzina di caffè.

Dolce
Mio caro

Provate voi bendati, a mangiare con le mani un gelato da passeggio semisquagliato ed a sembrare più eleganti di me e dei miei commensali.
Gianluca Fusto di Fusto Consulting di Milano e Chef Pasticcere Tecnico Formatore presso “Valrhona Italia”, ha servito questo dolce, legato alla capsula di caffè, per esaltare il senso del tatto.

Purtroppo per me i tempi non sono stati calcolati bene e, dopo aver bevuto un caffè, pare si trattasse di un Ristretto Origin India intenso e speziato, in due secondi – io detesto bere il caffè al volo – sono stata catapultata sul treno di ritorno.
Durante il tragitto, il mio apparato gastrointestinale cantava a squarciagola:

http://www.youtube.com/watch?v=uYs6GJ1xftE

co-fondatrice e caporedattrice

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