Romka Magazine

Se avete mai inviato le vostre foto ad un magazine online sapete già che solitamente vi chiedono di seguire un tema o comunque di inviare una serie completa di foto, o le migliori che avete nel portfolio.
Romka Magazine no. Non cerca coerenza, se ne frega della qualità e manda tranquillamente a quel paese l’unità stilistica.

Quello che importa veramente sono gli scatti che A Voi piacciono di più: fa niente poi se sono sgranati, se la luce fa schifo, se sapete fare molto ma molto meglio con una macchina fotografica in mano.
Non è in gioco la scelta estetica ma quella emotiva e la posta in gioco, racchiusa in un magazine piccolo piccolo come è Romka, è molto più alta.

E’ vero, di foto tecnicamente orrende ma ricoperte dalla patina grezza (a volte vera, spesso costruita a tavolino) del realismo da scatti dello zio alla prima comunione o dell’amica ubriaca alla festa del liceo ne è pieno il web e, da Terry Richardson e Wolfgang Tillmans in poi, anche le riviste patinate e le gallerie d’arte.

Ma quello che mi intriga di Romka è proprio il fatto che ti mette di fronte ad una scelta.
Ho un disco fisso pieno di migliaia di foto, da quelle scattate a metà anni ’80 ai miei gatti con una macchinetta giocattolo, fino alle ultime fatte a mia figlia con l’iPhone.
Andare a scegliere, tra tutte, Le Due o Tre Foto Che Per Me Significano di Più (cosa che farò appena finito quest’articolo), è come prendere a picconate una diga che contiene anni di ricordi e farli scender giù tutti assieme: può essere un disastro oppure puoi fare come David Lynch che nelle acque profonde ci va a pesca di idee.
In ogni caso, grazie Romka per aver aperto il rubinetto e avermi messo in mano il piccone.

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