Se Lapo fa il coolhunter

Il blog di Italia Independent

Italia Independent, marchio fondato da Lapo Elkann per reinventarsi il made in Italy ha aperto a fine giugno un blog che si occupa di coolhunting e dissertazioni/idee su stile, design e creatività.

Uno dei blogger è lo stesso Lapo, insieme ad altri collaboratori tra cui Antheus, voce ufficiale del blog e, cito, divinità pagana minore al tempo dei Romani; Antheus era il dio dell’indipendenza e della libertà, venerato dai viaggiatori e da tutti coloro che accettavano civiltà, religioni e modi di vivere diversi dal loro, adottando tutto ciò che reputavano buono.

E’ interessante vedere come questo intasatissimo mondo dei blog dedicati a moda, design e lifestyle, faccia sempre più gola alle aziende che, grazie alla rete, cercano di mostrare il loro lato più giovane e aperto e di scendere/salire al livello di chi lo fa per sola passione.

Ovviamente non nego la possibilità che anche in questo caso si tratti di pura passione. La cosa che però mi incuriosisce di più è pensare ad un multimilionario che, esattamente come me, e qualunque altro che abbia un blog, bestemmia davanti allo schermo quando qualcosa non va come dovrebbe e sei costretto a riscrivere da capo un articolo (succede e, anzi, spesso è l’occasione per pensarci su due volte e farne uno migliore).

Vediamo quindi cosa sapranno fare Lapo e il dio Antheus. Speriamo comunque che non prendano il brutto vizio che hanno molti blog aziendali (non faccio nomi), ovvero non segnalare mai le fonti da cui hanno preso la notizia. Sarebbe un passo falso, dopotutto la gente non è così stupida da non accorgersene e l’autarchia, in rete, dopo un po’ ti si rivolta contro.

Via Designerblog

co-fondatore e direttore
  1. Avere la concorrenza anche di Lapo (che immagino dopo una settimana avrà già fatto il triplo dei miei contatti grazie campagna stampa…) è una cosa che ti fa pensare.
    In tanti si buttano in questo settore, ma chi ci guadagna qualcosa?
    Comunque per essere un blog aziendale non mi sembra dei peggiori, lo dico nonostante mesi fa abbia stroncato Italia Indipendent. Finchè continueranno a produrre solamente occhiali da mille e passa euro c’è ben poco da applaudire…

  2. Sono dell’idea che le aziende facciano bene a fare blogging (meglio del mobbing… scusate il gioco di assonanze).
    Oltre che servire loro per esplorare “nuovi” canali di marketing e togliere un po’ di ragnatele a vecchi apparati può (e sottolineo può) servire anche al lettore per capire un po’ meglio cosa si muove dietro alla vetrina, all’immagine di un’azienda.

    Dico ‘può’ perché poi il tutto dev’essere fatto bene. Un blog non deve essere chiuso su se stesso altrimenti non ha senso. Il contatto con i lettori deve essere a doppio senso e deve soprattutto essere utile al lettore per scoprire che c’è qualcos’altro.
    Meritevoli di attenzione sono tutti quei blog che segnalano la propria concorrenza quando questa ha qualcosa di interessante da dire. Se da un parte si fa pubblicità ai propri rivali, dall’altra si fa un servizio all’utente ed deve essere sempre questa la mission primaria di un blog, a mio parere.

    Purtroppo, come ben sai anche tu Stefano / El Manco, molti si accontentano di farsi fare un blog tanto per averlo, o solamente per portare acqua al proprio mulino, non accorgendosi che se ne portano ‘secchiate’ ben più grandi senza per forza parlare solo di sé.

    Il blog di Italia Independent per ora mi sembra un ibrido. Non è tra quelli che parlano solo di sé, ma per ora 8però sono soltanto agli inizi) mi sembra che parlino soltanto di cose piuttosto lontane dal loro settore, o comunque in maniera piuttosto generica.

    Ben venga che un giovane e pompato (dai media, non da sé stesso) capitano d’industria si metta in gioco. Meno bene, mi sembra, è l’uso che ne fanno molti utenti, che lasciano commenti o per farsi notare dal Lapo nazionale o per esprimere solo il proprio apprezzamento (o odio) verso il personaggio piuttosto che sul made in Italy, quale invece dovrebbe essere l’argomento principale del blog.

  3. Mah… di mady in italy finora vedo poco, il blog mi sembra un specie di diario con appunti sparsi su creatività ed ispirazione vista in giro per il mondo (beato lui che può viaggiare così tanto!).

    Cmq è presto per giudicare, di materiale pubblicato ce ne è ancora troppo poco; di sicuro un “made in Italy 2.0” non poteva prescindere dal blog aziendale.
    Vedremo come se la cavano nel delicattissimo settore delle PR sul web.

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