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Ieri, 2 settembre, ha aperto – finalmente – lo shop online di Zara. L’abbiamo desiderato tutte e tutti, un clic e via. Una borsa, un maglioncino, un paio di scarpe e tutto arriva direttamente a casa vostra.
La comodità sta nelle spese di spedizione ridotte al minimo (3.95€ oppure meno di 10€ per una spedizione express) per cui, se vedete qualche accessorio da urlo che non volete farvi sfuggire potete comprarlo direttamente qui. Un’altra cosa bella è che hanno rinnovato il sito, hanno messo online un lookbook (quello di settembre) da urlo che mi riporta a una delicata rivisitazione dei 90s con un paio di tocchi bon ton. Io avrei voluto acquistare tutto (prima fra tutti la mantella).
Dall’altra parte, invece, addio alle giornate passate in negozio a trovare gli abbinamenti, a studiare giacche e gonne, a provarsi una maglietta per evitare che sia trasparente!
Il negozio online ha ancora qualche problema su un paio di link, ma diamogli tempo, sono online da ieri! Qualcuna di voi ha già acquistato?

Anche se non avete una faccia come la sua il modello Dr.Strangelove potete provarlo lo stesso. E pure tutti gli altri.
Dal beatnik al pubblicitario stile Mad Men, fino al boss del casinò di Las Vegas: Massada Eyewear accontenta tutti.
In attesa che apra lo shop online potete richiedere informazioni (qui) su dove acquistare, o sperare che il vostro ottico di fiducia legga Frizzifrizzi.
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Da poco meno di un anno, a Roma, c’è un nuovo negozio che porta nella capitale le migliori collezioni – spesso in esclusiva nazionale – di giovani fashion designers nordeuropei (ma non solo).
Si chiama Betulla e nonostante i miei ultimi, frequenti pellegrinaggi per la capitale me lo sono perso, ritrovandolo poi per caso al momento di scrivere un post su uno dei designers che Flaminia Pizzi, la proprietaria, tiene in negozio.
Betulla, come potete immaginare, è una sorta di tempio del minimal chic.
Si va dallo streetwear di Hope e dalle sneakers by Forfex e Karstoft Vestergaard, al casual chic di Stephan Schneider fino al femminile sognante e molto fiammingo di Christian Wijniants.
In arrivo per questo autunno-inverno brands Wackerhaus, Vibe Johansson, Carin Wester, Diana Orving e l’avantgarde-duo Vilsbøl de Arce.
Menzione speciale per Christophe Lemaire, in arrivo anche lui con il cielo (grigio) sopra Berlino Roma.

Nato poco più di due anni fa, Sopopular è un (molto) promettente brand tedesco di streetwear adulto che propone instant classics, a loro volta rivisitazioni di grandi classici maschili, curati fino all’ultimo dettaglio.
In Italia li trovate solo da Glamset, a Salerno.

Da Shauna Alterio e Stephen Loidolt, coppia di crafters professionisti conosciuti con il nome di Something’s Hiding in Here (se frequentate abitualmente l’universo handmade il loro blog sono una tappa da aggiungere al vostro percorso online) una serie di papillons fatti a mano: li trovate – ancora per poco visto che vanno via come il pane – da Curiosity Shoppe.

L’avessero saputo, i tanti che si sono svenati per un brillantone formato gigante, che una semplice vite avrebbe potuto essere un’alternativa più chic – oltre che più economica – alla pietruzza/pietrona/pietrissima.
I designers canadesi del National Design Collective avranno avuto una cassettina degli attrezzi piena di viti e un buon numero di ragazze a cui regalare i loro M3/M4: anelli per una vite…

Se per le scarpe con il passare degli anni la comodità è diventata, mio malgrado, un elemento determinante nella scelta, per le borse invece ci rinuncio sempre più spesso…
Per esempio, nonostante non siano proprio pratiche, apprezzo moltissimo le buste. Penso che dopo averci fatto l’abitudine , un paio di mesi basteranno, regàlino una gestualità molto affascinante, femminile e misteriosa. Specie se alla busta accompagnate dei guanti di pelle!
Quelle che vedete nelle immagini (qui e dopo il salto) sono di Elle & Dee.

Essenziali, sono realizzate in pelle, utilizzando pezzi unici di nappa che sono poi trattati e lavorati singolarmente per un effetto finale che ne garantisce l’unicità, visto che ogni pezzo di nappa ha una propria sfumatura di colore.
Ogni borsa si distingue dalle altre oltre che per la scelta del pellame anche per quella delle variopinte fodere, un interno fatto di pois o fantasia floreali che conferisce un tocco originale e un po’ retrò ad ogni modello.
Potete scegliere la grande pochette da infilare sotto il braccio o la minibusta racchiusa in una mano.
I modelli sono disponibili in vari colori, dal nero al tortora, dal cammello al marrone. Potete acquistarle on line da Picboutique.
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Avevamo conosciuto Timo Weiland grazie a fiocchi e cravattini e ce lo ritroviamo, un anno dopo, con una bellissima collezione uomo/donna, molto dandy/preppy e tutta giocata sulle textures.
Guardatevi un po’ di dettagli nelle immagini dopo il salto.

Dev’essere un giornalista piuttosto originale e con strane missioni in agenda, quello che hanno in mente i giapponesi di Hobo, visto che la collezione per il prossimo autunno-inverno si chiama proprio journalist’s equipment e tra l’equipaggiamento ci sono cinture anni ‘70, nordiche coperte con tanto di portacoperta in pelle, guanti perfetti per un lappone e scarpe da monaci cinesi con il pallino per le borchie.
Nato da una costola di Nonnative, Hobo produce solo accessori e lontano dall’ansia da prestazione di dover presentare sempre versioni aggiornate dei loro best-sellers, ad ogni stagione fanno tabula rasa e si reinventano tutto.

Frost Birgens è un brand danese fondato da Jacob Birgens appena tre anni fa eppure, con i suoi classici rivisitati, è riuscito a ritagliarsi una sua nicchia di fedelissimi nel mondo dell’abbigliamento maschile.
Quella che vedete qua sopra e dopo il salto è la collezione per la prossima primavera-estate, dove i richiami agli anni ‘90 si mescolano a dettagli country, tra taschini dove non te li aspetti, pantaloni con bottoni a vista ed effetti strato su strato (dovessero fare un remake di Singles, ecco qua i costumi di scena…)
In Italia Frost Birgens lo trovate soltanto da 333 a Parma, altrimenti potete acquistare direttamente online.

Fino ad oggi realizzava soltanto pezzi unici per amici ed esemplari da esposizione ma quest’anno Alexander Fielden ha lanciato al White la sua prima collezione di scarpe ed accessori.
E il risultato è straordinario. Ogni millimetro quadrato di pelle sembra sudare: lavoro, arte, vita.
Le sue scarpe sembrano un romanzo a partire dai nomi dei vari esemplari – il filosofo, il vagabondo, il bastardo, il messaggero, l’esploratore (questa qui sopra, ma rende meglio il termine inglese pathfinder) – che interpretano dei personaggi meglio di quanto un’illustrazione, una foto o una canzone riescano a fare.
E dove trovare questi preziosi manufatti, in Italia, se non da uno dei migliori negozi di ricerca a livello mondiale? Ovviamente sto parlando di Lazzari, a Treviso.
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Hanno da poco vinto i German Fashion Film Awards con questo video, con il quale hanno presentato la collezione per il prossimo autunno-inverno. Quella che vedete in queste immagini.
Intanto hanno appena lanciato un mini-film per la prossima collezione primavera-estate che, da quel poco che sono riuscito a vedere, conferma la continua crescita di Potipoti a livello di qualità dei capi e di intuizioni formali, con un inevitabile salto negli anni ‘90.
In Italia li trovate solo da Betulla, a Roma mentre sullo shop online dell’onomatopeico brand tedesco trovate i capi della SS2010.
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Pecunia non olet, pensava il giovane trader milanese quando, guardando i classici occhialacci cialtroni da bancarella, decise di mettersi a disegnarne di suoi e lanciarli per lo stivale sotto il diabolico nome di Spektre (nomen omen?).
Ab imo pectore poi, a posteriori, forse se ne pentì.
“Qua lavoro 12 ore al giorno e mi è venuta l’ansia per tutto. Benvenuti nel mondo della moda” scrisse al sottoscritto solo qualche giorno fa.
Ma nihil sine magno labore vita dedit mortalibus, quindi si va avanti. E alla grande.
Da poco sono uscite le nuove linee: nulla ethica sine aesthetica e memento audere semper.
Li vedete dopo il salto e li acquistate sullo store di Unotre.
Amen.

Le gif animate sono le cose più idiote e allo stesso tempo irresistibili che si possono trovare sul web e, praticamente, ci sono da sempre.
Quando ancora aveva senso comprare le riviste da nerd con dentro i cd con le demo dei software capitava di trovare pure cartelle piene di immagini in loop continuo. Accendevi il computer, aspettavi che Windows si caricasse in tempi che ora sembrano biblici e chiamavi l’amico solo un pizzico meno nerd di te per fargli vedere un super-fantasy unicorno che galoppa sulle immobili distese del tuo schermo.
Le gif animate poi hanno conquistato i forum e da lì, passando per i blog, hanno trovato nuova linfa tra i microbloggers di tumblr.
Per approdare, alla fine, sulle sciarpe dei francesi di Milleneufcentquatrevingtquatre: ovvio, queste non sono animate, ma stile e “manifattura grafica” sono più o meno le stesse, tra gattini multiocchi, conigli, perle, uccelli, rigogliosa flora cut&paste e – non potevano di certo mancare – fieri unicorni.
Nato dalla collaborazione tra due textile designers francesi (classe 1984, ci potete scommettere), Milleneufcentquatrevingtquatre in Italia non ha punti vendita, ma si può acquistare qui.
Ci sono anche i leggings!

Quelli di Byg Bang ci hanno ormai abituati a bizzari ibridi degni de L’isola del dottor Moreau: a partire dalle felpe con i guanti, per arrivare alle t-shirts con mega taschini, passando per i blazer in felpa.
Per la prossima primavera-estate non potevamo non aspettarci ulteriori passi sulla strada del mash-up dei capi. E se la matematica non è un’opinione e se cardigan + t-shirt = cardtee e cardigan + scialle = cardsciall, siete pronti per la Rock Collection SS2011, tra montgomery in felpa, t-shirts con zip stile biker, cardigan con cappuccio, cintura e spacco sul lato b, bermuda con marsupio frontale e cavallo che più che basso è nano, oltre ovviamente alle t-shirt (con taschini o senza).
Le anteprime le trovate dopo il salto.

I ragazzi di Monoty ci hanno appena mandato alcuni scatti della loro nuova collezione FW2010/11 dove per la prima volta, oltre a felpe e t-shirts (tutte con nuove grafiche), introducono nuovi capi: cardigan in felpa a 5 bottoni, con cappuccio o girocollo e felpa a collo alto.
Un piccolo passo verso la maturità, di un brand giovanissimo ma che si è già fatto conoscere sul web e nei negozi per uno streetwear dall’ironia maccheronica che ha avuto, da queste parti, non poche critiche in passato.
Dopo il salto altre immagini della collezione.
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Inizio questo post con una semplice valutazione che, dal punto di vista del sottoscritto, è un dato di fatto.
La stragrande maggioranza delle segnalazioni da parte di brands italiani, grossi, medi o piccoli che siano (quindi tramite mail dei diretti interessati o dei vari uffici stampa) ci arrivano da Milano e dintorni, poi a seguire: Veneto, Torino, Firenze, Roma e poi c’è tutto il resto. E – mi spiace dirlo visto che vengo anch’io da un puntino minuscolo della macro-zona chiamata Tutto il Resto - lì, qui, manca quella cultura della comunicazione e dell’immagine che come un erogatore spray spruzza e ricopre il prodotto di una liscia patina di coolness e lo fa attraverso un uso (o un non-uso) consapevole di comunicati, siti web, social networks, campagne, collaborazioni, sponsorizzazioni. Nel posto giusto, al momento giusto.
E chi vive in Tutto il Resto, senza un cordone ombelicale attaccato alla grande M(ilano) ha spesso in mano un’erogatore spray che quando spruzza lascia un retrogusto naïf. E quando sei abituato all’altro profumo, la differenza la senti subito. Ogni tanto, però, è anche bello mettersi il profumo sbagliato.

Perché, lo ammetto, se Joh*Sarda fosse stato un progetto milanese, uno dei tanti – spesso molto molto simili tra loro – che arrivano nella mia casella mail, probabilmente non ne avrei parlato.
Avrebbe avuto un sito web volutamente retro, poche informazioni ma buone, le foto giuste, un hipsterico party in programma, le idee chiare, chiarissime su tutto.
Joh*Sarda invece arriva dalla Sicilia, progetto di un fittizio italo-americano (dietro a cui si celano tre ragazzi) che fa t-shirts che giocano sul glocal e polo artigianali che vanno sotto l’azzardatissimo nome di Artisanal.
C’è qualcosa di storto, insomma. Ma in Tutto il Restolandia può essere proprio quella la carta vincente.
I prodotti Joh*Sarda per ora sono in vendita solo in Sicilia ma li potete acquistare online (qui da uomo e qui da donna).
Spediscono anche a Milano ;)

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?
La celebre parabola, tra le più amate da catechisti, amiche-crocerossine e mamme con carichi di figli al seguito, non avrebbe avuto motivo di esistere se ci fossero stati gli occhiali Indie Nation.
Made in Australia, fatti a mano, con qualche paio di questi via la trave (che ci serve il legno) e via la pagliuzza (più diottrie per tutti!).
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199 pezzi in edizione limitata per una serie di t-shirts che Brasash, nuovo brand/no-brand italiano ha commissionato ad una serie di artisti lasciando loro la totale libertà d’espressione.
In cotone organico, stampate con colori ad acqua e numerate a mano una ad una, tra i 12 modelli di t-shirts ce ne sono alcune niente male.
La mia preferita: questa, ovvero quello che vi disegnerebbe un leghista fatto di psicofarmaci se gli chiedete di re-inventare la ruota.
Le t-shirts Brasash (da oggi anche con l’ammorbidente! Ok, scusate l’umorismo soapy) le potete acquistare online. I prezzi vanno dai 24€ ai 28€.

La loro filosofia si può riassumere in poche parole: le cose semplici sono le migliori.
Questo vale – e mi trova assolutamente d’accordo, almeno quando devo scegliere cosa acquistare – soprattutto per le scarpe.
Hobes è un brand australiano di calzature fatte a mano. C’è poco da dire, nude e crude come sono, a parte che sono disponibili in diverse tonalità naturali, in cuoio, denim o tela e che si acquistano online.

