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Sono sorelle, sono neozelandesi (che ribattezzo, qui, nu-zelandesi, vista la quantità di idee, prodotti, artisti che arrivano dagli antipodi: loro possono dire lo stesso dei loro, di antipodi?), si chiamano Sarah Busby e Cate King e in due non arrivano al mezzo secolo.
Il nome Whywho l’hanno preso dai maori (che chiamano wae wae il piede e hu la scarpa) ed hanno appena lanciato la loro prima collezione di scarpe, create per chi, come loro, non ama i tacchi ma neanche le ballerine.
Lo shop online sarà attivo tra pochi giorni è stato appena lanciato quindi precipitatevi e occhio ai prezzi, ché in dollari neozelandesi sembrano molto più care di quello che sono.

Dev’essere un giornalista piuttosto originale e con strane missioni in agenda, quello che hanno in mente i giapponesi di Hobo, visto che la collezione per il prossimo autunno-inverno si chiama proprio journalist’s equipment e tra l’equipaggiamento ci sono cinture anni ‘70, nordiche coperte con tanto di portacoperta in pelle, guanti perfetti per un lappone e scarpe da monaci cinesi con il pallino per le borchie.
Nato da una costola di Nonnative, Hobo produce solo accessori e lontano dall’ansia da prestazione di dover presentare sempre versioni aggiornate dei loro best-sellers, ad ogni stagione fanno tabula rasa e si reinventano tutto.

Fino ad oggi realizzava soltanto pezzi unici per amici ed esemplari da esposizione ma quest’anno Alexander Fielden ha lanciato al White la sua prima collezione di scarpe ed accessori.
E il risultato è straordinario. Ogni millimetro quadrato di pelle sembra sudare: lavoro, arte, vita.
Le sue scarpe sembrano un romanzo a partire dai nomi dei vari esemplari – il filosofo, il vagabondo, il bastardo, il messaggero, l’esploratore (questa qui sopra, ma rende meglio il termine inglese pathfinder) – che interpretano dei personaggi meglio di quanto un’illustrazione, una foto o una canzone riescano a fare.
E dove trovare questi preziosi manufatti, in Italia, se non da uno dei migliori negozi di ricerca a livello mondiale? Ovviamente sto parlando di Lazzari, a Treviso.
Continua…

La loro filosofia si può riassumere in poche parole: le cose semplici sono le migliori.
Questo vale – e mi trova assolutamente d’accordo, almeno quando devo scegliere cosa acquistare – soprattutto per le scarpe.
Hobes è un brand australiano di calzature fatte a mano. C’è poco da dire, nude e crude come sono, a parte che sono disponibili in diverse tonalità naturali, in cuoio, denim o tela e che si acquistano online.


Dopo aver segnalato le prime due call for submissions del bellissimo progetto What’s more alive than you, attendevamo con ansia i primi risultati “tangibili”.
A settembre verrà presentata la prima collezione ufficiale di questo nuovo brand di accessori made in Italy pensati da giovani designers di tutto il mondo ma nel frattempo ecco qualche immagine dei primi pezzi.
Sarete d’accordo con me nel dire… wow!
Qui sopra, in alto a sinistra, le borse di Akiko Tanakashi, 30enne di Tokyo alla sua prima esperienza con il fashion design: amante di vecchi oggetti e stampe antiche, per le sue creazioni ha voluto mixare tradizione e modernità.
In alto a destra le scarpe di Akahito Shigemitsu, giapponese anche lui, 28enne e studente di interior design. Ispirate alle tradizionali calzature Geta, modernizzate nella linea e nei materiali (pelle e tessuti preziosi combinati a materiali riciclati, per un peso di soli 223 grammi).
In basse due paia di scarpe create da Liza Fredrica Åslund, 30enne svedese che ha realizzato le sue Recycled Shoes utilizzando pelle di capra e, per i tacchi, pezzi di sedie e tavolini. Per i colori ha usato tinture naturali.

Qui sopra, in alto a sinistra, le scarpe di Premrudee Leehacharoenkul, studentessa tailandese in product design, attualmente a Milano per lavorare alla sua tesi. Le sue Sushi Covers sono ispirate – com’è facile immaginare – al sushi. L’esterno è in pelle di canguro, l’interno ha la fodera di capra abbinata a pelle di razza (con la sua texture sferica è anche massaggiante!).
In alto a destra la Pebble Bag di Tomás Trenchard, 31enne studente irlandese che dice di essere nato in una grotta, come i nostri antenati primitivi, visto che non riesce a stare per più di tre ore in un posto chiuso. La sua borsa si ispira alle forme e ai colori della natura ed assomiglia effettivamente ad una pietra levigata: manico in legno e due “gusci” realizzati con una pasta di sabbia e carta poi resi idrorepellenti da una speciale vernice.
In basso due creazioni di Victoria Geaney, studentessa di fashion design a Londra, che ha presentato due floreali paia di scarpe naturali al 100%.
Ora non resta che aspettare settembre per vedere il resto ma viste le anticipazioni direi che potete già ufficialmente iniziare a fremere.

Estate 1980equalcosa. Mio padre in spiaggia con barba, sigarette, Rayban e borsello.
Su una macchina del tempo costruita con il triciclo di mia figlia, alimentato a biscotti Plasmon, che fanno funzionare l’indispensabile flusso canalizzatore, arrivo io dal 2010 e tipo la vecchia pubblicità del Dash offro a mio padre, che non mi riconosce, due paia di BSided al posto delle sue espadrillas. Lui accetta, mentre con la coda dell’occhio vedo il piccolo me che se ne sta a leggere un libro game sotto l’ombrellone invece di giocare con gli altri bambini.
Ne lascio un paio, di nascosto, anche a lui/me, sotto alla sdraio.
Non bisogna modificare il continuum spazio-temporale, mi aveva saggiamente avvertito uno dei Teletubbies di mia figlia.
Ma ora, se vado a riaprire il cassetto con le foto, vedo mio padre con le Bsided ai piedi che gioca a calcio con me, BSidato pure io, ed altri bambini sul bagnasciuga.
Nella vecchia linea temporale non l’avrei mai fatto, timido e secchione com’ero.
E anche se adesso magari apro la porta di casa e scopro che l’universo si è dissolto nel nulla, pazienza: per vedere quella foto, ne valeva la pena.
Le BSided le trovate da Superfly Deluxe, dove con ogni acquisto vi danno una Guida ai Viaggi nel Tempo, scritta da Lala e Tinky Winky.

Mercoledì scorso ho fatto di nuovo un’incursione in una Milano a dir poco afosa.
Fortunatamente il pretesto è stato dei migliori: ho avuto il piacere di essere invitata alla presentazione delle ballerine BowWow (di cui abbiamo parlato in precedenza e realizzate in collaborazione con Moschino), che si è tenuta presso lo store di Via Turati.
Arrivo in ritardo – causa chiusure stradali inaspettate – e mi ritrovo in questo tempio del design, con le blogger in versione assorta/ammirata che seguono Lorenza Luti, direttore Marketing di Kartell.
Lorenza mi incanta con le sue parole, una persona fresca, veramente genuina e spiritosa. Ma una delle prime cose che noto è il paio di Lady che indossa, della stessa tonalità del famigerato 505 e che mi appaiono splendenti come non mai. Vedere queste scarpe indossate fa tutto un’altro effetto. Vero, potevo arrivarci prima, ma non le avevo ancora viste ai piedi di nessuna. Mea culpa.
Lorenza ci mostra le BowWow, anzi i loro prototipi (con tanto di stampa interna: questa non è una ballerina). Sono più morbide delle Glue, quasi più leggere e i colori sono stupendi (cipria e verde sopra tutti). Dopo una breve introduzione, riesco a scambiare quattro chiacchiere vis-à-vis.
Ho letto dal comunicato stampa online che è stata tua l’idea di realizzare le prime Glue insieme a Giorgiana Zappieri (.normaluisa). Come mai proprio le scarpe e non, ad esempio, una linea di accessori o borse?
kartellNon c’è stata una scelta o un piano a priori, la nascita delle prime Glue Cinderella è stata naturale. Tempo fa, durante una sfilata presso l’Orto Botanico di Brera, abbiamo pensato (ndr Lorenza e Giorgiana) che sarebbe stato bello se le modelle avessero indossato delle scarpe trasparenti. L’idea ci è piaciuta e così, un po’ anche per gioco, abbiamo proseguito. La tecnologia utilizzata è alquanto complessa e ci è voluto più di un anno per realizzare il progetto delle prime Glue Cinderella, a cui successivamente abbiamo pensato di aggiungere il tacco (realizzando Lady) e infine realizzare anche uno stivale (ndr ve ne parlo a breve!)
Nell’ultimo periodo le calzature in plastica sono state oggetto di grandi attenzioni da parte delle più grandi maisons; oltre a Melissa, le jelly mouse di Marc Jacobs, ci sono i sandali di Givenchy, di Chloé, e molti altri. Quali sono i plus di una scarpa Kartell?
Una volta deciso di intraprendere questo progetto, ho pensato ad un prodotto di fascia alta, come possono essere – ad esempio – le jelly di Marc Jacobs; per me le più rappresentative di quello che avrei voluto realizzare. Le nostre scarpe sono trendy, colorate e con un’alta qualità. Sono realizzate con stampi d’acciaio, sono fatte per durare e non seguono la moda del momento. (ndr. effettivamente, converrete con me, le Glue continuano ad essere attuali nonostante il modello sia stato lanciato due anni or sono, sono scarpe senza tempo).
Parlando della produzione, come vengono realizzate le ballerine?
Dunque le scarpe sono stampate ad iniezione e sono riciclabili al 100%. Gli stampi in acciaio sono realizzati dallo stesso fornitore che realizza quelli per l’arredamento. La tecnologia è molto precisa e complessa, ad esempio, per le Glue bicolore si iniettano le due tonalità in maniera accurata in modo da tenere i colori separati. Ci piace provare nuove cose, arrivare dove altri non sono ancora giunti, così come abbiamo fatto per la realizzazione di queste scarpe.
Dopo .normaluisa e Moschino, avete in mente altre collaborazioni? Puoi darci qualche anticipazione?
Attualmente sto cercando di creare un mio team per poter lavorare al meglio. Le collaborazioni sono aperte; ricevo continuamente proposte.
Dal video girato durante il Pitti ho intravisto uno stivale, che ho scoperto chiamarsi Sofia. Puoi parlarcene?
Sofia (realizzato sempre con .normaluisa) è uno stivale che arriva fino al ginocchio, realizzato con una plastica molto morbida. Il colore è opaco mentre la zeppa è lucida. L’ho testato in diverse occasioni: è comodo, morbido; volevo che ricordasse la pelle. Sarà lanciato dopo l’estate.
Sono uscita dallo store camminando a un metro da terra!
p.s.
ringrazio Alessandra di Cool & Contagious per aver fatto da modella!

Voglio una scarpa di marzapane modellata, a dimensione naturale, su questa scarpa di Sonya Parenti.
Molto feticista, lo so.
Italoamericana, nata a New York poi “tornata” nello stivale (a proposito di scarpe…) e finalmente stabilitasi a Londra, prima di debuttare con la sua prima collezione Sonya ha lavorato per Prada, Helmut Lang e Dolce & Gabbana.
Alte o basse, le sue creazioni sono decisamente aggressive (o dolci, casomai qualcuno pensasse davvero a rifarle in marzapane rendendomi un uomo felice).

Volta continua a sfornare nuovi modelli, pur rimanendo Fedeli alla Linea, l’imbarazzo della scelta è sempre in agguato vista la gran quantità di variazioni sul tema che propone ad ogni stagione.
Per la primavera-estate 2011, all’ormai classico modello Classic in pelle e scamosciato si affianca anche la versione in tela, reduce dal successo della flash collection All Canvas.
Sempre di tela, ma abbinata a pelle di cervo, la nuova scarpa Deer-Canvas mentre la grande scommessa si gioca sullo stivaletto estivo: avremo un esercito di piedi arrostiti? Pare di no, visti i materiali utilizzati: sottilissima pelle di vitello e lino!
E poi? Altre due (grosse) novità che ancora non vi sveliamo, perché di carne (di cervo e vitello) al fuoco ce n’è già abbastanza.
Dopo il salto tutte le immagini.
Continua…

Le Dozen non sono le solite infradito, ma questo potete già capirlo da soli guardando l’immagine qui sopra.
Si tratta infatti di sandali personalizzabili attraverso lacci in gomma naturale che si possono combinare in tantissimi varianti, semplicemente agganciandoli alle 12 fessure (da qui il nome Dozen) sulla suola in sughero.
Perfette per le vacanze al mare: ogni giorno puoi scegliere una combinazione diversa, giocando anche sull’abbinamento dei colori tra la base ed i lacci, grazie ai kit che trovate già in vendita sul sito.
Continua…

Qualcuno ha una macchina del tempo?
Sì perché non le potrò comprare fino all’inizio del prossimo anno.
Procediamo con ordine. Questa settimana, durante il PittiW, Kartell ha presentato una preview di BowWow (che per pura coincidenza è anche il nome di un rapper), la nuova collezione di scarpe realizzata in collaborazione con Moschino. Mozzafiato.
Ho già un paio di Kartell shoes, le prime Glue Cinderella in viola e rosso acquistate un paio di anni fa e ora non riesco a togliere gli occhi da questo nuovo modello che sarà ovviamente disponibile in diversi colori (pesca, geranio, giallo, verde, blu, bianco, nero e special edition nera con fiocco bianco).
La scarpa è realizzata sempre in gomma con un gran gioco di intrecci e un fiocchetto della maison Moschino.
Shoes are a girl’s best friends, altro che diamonds.
Qui trovate anche l’intervista a Lorenza Luti – responsabile della linea “shoes” di Kartell.
BowWow sarà disponibile da Gennaio 2011, al prezzo di 85 euri.
Inizia il countdown (vi risparmio il calcolo, mancano 7 mesi).


Dico Copenhagen nasce in Danimarca nel 1997 per opera del designer Sören D. Petersen – inizialmente come casa produttrice di pantaloni – specializzandosi unicamente in footwear dal 2003, andando ad affermarsi definitivamente come icona della moda in Danimarca con più di 25.000 paia di scarpe venduti nella prima stagione di produzione.
Semplici, autentiche, funzionali ma soprattutto comode, le scarpe ideate da Mr.Petersen vi conquisteranno non solo grazie alla qualità delle pelli con cui vengono prodotte ma specialmente per il modo in cui il designer danese è riuscito abilmente a fondere elementi classici e allo stesso tempo innovativi .
I colori finemente combinati con le forme rendono le scarpe Dico Copenaghen un prodotto unico, caratterizzato dal suo aspetto che rende subito manifesta la qualità della scarpa.
Sono i sassi del Mare del Nord ad aver ispirato Petersen per la collezione 2010. La morbidezza e l’opacità delle pietre del mare vengono direttamente riprodotte nelle scarpe, i cui colori variano dal marrone chiaro, pietra e taupe al grigio, marrone e nero.

Le mail di Canedicoda ormai le aspetto quasi con ansia, ogni volta a scoprire i nuovi pezzi che ha tirato fuori dalla tana che ha Vittorio Veneto (TV).
Nord-est produttivo: nel suo caso (e a modo suo) lo è davvero.
Il caro canide ha pronta una montagna di t-shirts handmade da seppelirci(vi) tutti quanti.
Tirature limitate o pezzi unici: rifatevi gli occhi (poi guardate in cagnesco quelle che avete nel guardaroba, che non possono certo competere).
Della Lave Collection vi avevo già parlato, ma delle scarpe in collaborazione con Marsèll Goccia, no.
E la collaborazione con Replay è cosa recente e se ne scappa via più veloce di un levriero se non vi affrettate: solo 40 pezzi da uomo e 40 da donna.

Le scarpe di questo marchio sono state uno dei miei primi acquisti-investimento (la categoria dello shopping che ho conosciuto grazie a Francesca). E devo dire che ne è valsa la pena di spendere ogni centesimo.
Per adesso ho optato per gli stivaletti con il tacco trasparente (i miei sono neri e con la suola argentata) ma mi piacciono moltissimo anche le stringate in giallo fosforescente!
Non soltanto belle ma anche molto comode, sono la combinazione perfetta tra il design alternativo e la qualità tradizionale.
Il marchio Elsa nasce dal connubio tra Els Proost, che prima di fondare il proprio marchio ha creato accessori per alcuni tra i suoi connazionali piu famosi come Dries Van Noten e Martin Margiela, e Angelo Penazzato responsabile della produzione delle scarpe di Hussein Chalayan e di Costume National.
Con questi presupposti non c’è da stupirsi che il marchio Elsa, nato soltanto nel 2007, stia riscuotendo un grande successo.
Lo showroom di Elsa si trova a Milano ma io il mio paio l’ho trovato a Bologna, proprio sotto casa, quindi se cercate bene sono sicura che le troverete anche voi! Dopo il salto, altri modelli della collezione estiva 2010.
Continua…

Voglio un paio di Volta? Sì.
Perché? Perché sono Made in Italy, perché sono essenziali, perché sono belle.
Vanno bene per questa stagione? Sì.
Ah sì? Sì, perché è appena uscita la nuova flash collection All-Canvas.
Inconfondibilimente Volta (ma non Gabbana), in tutto e per tutto identica alla classica Classic, ma realizzata interamente in tela.
E’ in vendita, tra gli altri, da Par5 a Milano, 40° a Roma, Hot Stuff a Jesolo e Morini a Forte dei Marmi.
Dopo il salto le altre immagini della collezione.
Continua…

Thalia Botsari è una fashion designer di origini cipriote che dopo una laurea alla Brighton University, un master in footwear al Polimoda di Firenze ed una collaborazione con Salvatore Ferragamo, una volta tornata nella sua Cipro ha fondato il suo brand Bothali.
Oltre ad una serie di concept shoes, Bothali produce principalmente borse, tutte realizzate a mano e caratterizzate da un’incredibile tecnica di piegatura.
Per informazioni su prezzi e come acquistare potete contattare Bothali direttamente da qui.

Come nasce una collezione di scarpe da uomo: l’idea, le ispirazioni, i modelli, i prototipi, i risultati.
Ma Pele non è soltanto una collezione di scarpe ma un vero e proprio progetto di design che racchiude dentro di sé un po’ di tutto – ricerca, tecnica, collaborazione, unicità, i materiali, il passare del tempo – chiuso a sua volta in un libro che del progetto è parte integrante e co-protagonista assieme alle scarpe.
Purtroppo non so dirvi di più su Nuno Matos, l’ideatore del progetto, quindi guardatevi il suo sito.
via

Dando qualche rapida occhiata alle vetrine bolognesi e qualcuna molto più attenta alle passerelle ed alle vetrine virtuali pare evidente che anche per questa PE le signore abbiano solo due opzioni:
1) ciabattare con calzari ultraflat impolverandosi i piedi
2) mettere a serio rischio l’osso del collo svettando su 10-13 cm di tacco.
Oltre che alle mezze stagioni sembrano sparite anche le mezze misure nelle calzature. Io mi ribello e vi mostro qualche alternativa possibile!
Le scarpe che vedete sono della gentilissima designer svedese Åsa Westlund. Le trovo bellissime!

Sul fatto che quest’estate porterete tutte gli zoccoli non c’è alcun dubbio.
Su che zoccoli mettere, a voi la scelta.
Se ne volete un paio assolutamente originale vi consiglio Maguba, brand inglese lanciato da un gruppo di amici svedesi, italiani e messicani.
Sono tutti realizzati artigianalmente e soprattutto c’è la possibilità di scegliersi la propria combinazione di colori.

Lo scorso giugno segnalai What’s more alive than you, nuovo marchio di accessori made in Italy caratterizzato da un progetto del tutto particolare: ogni collezione è affidata ad un gruppo di giovani creativi di tutto il mondo che, di volta in volta, presentano i loro concept (per scarpe, borse e gioielli) attraverso un concorso, concept che poi si trasformano in prodotti da lanciare sul mercato.
La prima fase del concorso si è chiusa tempo fa ed i primi creativi – tra cui anche un paio di italiani: Claudia Civilleri e Filippo Mantone – sono stati scelti.
Ora è giunto il momento di lanciare un nuovo contest.
Tutti i dettagli li trovate nel bando di concorso (da scaricare qui) e nella presentazione del progetto (che si scarica qui).
Deadline: 18 giugno 2010
