Tag Archives: scarpe

Chi è passato dalle parti di Portsmouth Street, a Londra (zona Covent Garden) non avrà sicuramente potuto non notare The Old Curiosity Shop, anche perché è segnalato praticamente su ogni guida dato che si tratta di un edificio che è lì da quasi 500 anni, quindi probabilmente il più antico della città. Sopravvissuto al grande incendio di Londra e ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il negozio si chiama così solo dopo l’uscita dell’omonimo romanzo di Dickens il quale pare si sia ispirato all’antiquario che all’epoca aveva proprio lì la sua bottega.
Dal ‘92 The Old Curiosity Shop ospita un negozio di scarpe artigianali, realizzate dal designer giapponese Daita Kimura, che ora realizza anche abbigliamento, che trovate online esclusivamente da Oki-Ni.

Benetton (1); Marc by Marc Jacobs (2); Jimmy Choo (3); Christian Louboutin (4); H&M (5); Office (6); Fendi (7); Ixos (8); Topshop (9)
Come ogni regola che si rispetti, ecco arrivare l’eccezione: non solo tacchi vertiginosi per questa estate, ma tanti sandali ultraflat, ben in vista sulle passerelle, sui cartelloni pubblicitari e anche nelle corsie dei nostri immancabili negozi low cost.
Non c’è bisogno di allenamento per portarli e si possono indossare con qualunque capo purché abbinato con le dovute accortezze: ad esempio un sandalo gioiello per un abito da sera, un sandalo alla schiava in cuoio intrecciato per il giorno, un infradito per la spiaggia.
Qualunque donna può portarli, ma mi permetto di fare un paio di premesse: se avete le gambe corte e tozze, non scegliete i modelli allacciati alla caviglia, sembrerete un foto-montaggio mal incollato col rischio di apparire ancora più basse, scegliete piuttosto un modello molto aperto che lascia il piede libero slanciando la figura (è concesso al massimo un lacetto dietro la caviglia).
Se siete molto magre, al contrario, scelgiete pure i modelli intrecciati fin sopra alla gamba, i sandalstivali, i sandali-tronchetto, allacciati alla cavaiglia, alla schiava, il risultato sarà che le vostre gambe sembreranno più sode e muscolose.
Se avete le gambe perfette, non avete di certo bisogno dei miei consigli, mettete pure tuto ciò che volete, per voi non ci sono limiti, ma fossi in voi, indossare amuleti contro l’invidia altrui, melgio ancora se attaccati direttamente sul sandalo come i modelli della office.

Fendi (1); Burberry (2); Christian Louboutin (3, 4); Givenchy (5); Gucci (6); Jil Sander (7, 8); John Richmond (9); Le Silla (10); Versace (11); Dsquared2 (12).
Una leggenda metropolitana vuole gli uomini come inventori dei tacchi.
Personalmente non stento a crederci: solo un uomo, che per inciso non li indossa, poteva inventarli: i tacchi sono, per chi non li porta abitualmente e per chi è alle prime armi, veri strumenti di tortura. Anche chi è abituata ad indossarli quotidianamente lo fa per avere un certo portamento, non per comodità!
Da fashion victim quale solo, adoro i tacchi. Una donna che li indossa ha una marcia in più in termini di charme, eleganza e sensualità.
Questa la teoria. In pratica la comodità e, soprattutto, la mia altezza mi hanno sempre fatto optare per scarpe senza tacchi, ballerine, sandali ultraflat, anfibi, sneakers, stivali bassi.
Nonostante ciò, in qualità di personal shopper, consiglio sempre a chi si rivolge a me di indossare i tacchi, anche perché la moda ce li propone/impone ogni anno e se non si superano i 170 cm di altezza, sono praticamente obbligatori.
Quindi, se non li sapete portare ma volete imparare, se volete evitare di arricchire ulteriormente gli ortopedici e i fisioterapisti, vi consiglio di allenarvi dentro casa per mesi prima di sfoggiare i vostri bellisismi centimetri in più!
Soprattutto in prospettiva dell’estate che sta arrivando visto che i nostri cari stilisti hanno davvero sfidato le leggi della fisica: le altezze superano i 13 cm con i tacchi a spillo, coi plateau vanno molto oltre!
A me, guardando le sfilate, la domanda è sorta spontanea:
Tacchi, Trampoli o Trappole?
A voi lettori (pardon, lettrici) l’ardua sentenza!

Sonia Rykiel (1); Isaac Mizrahi (2); Francesco Scognamiglio (3); Disaya (4); Spijkers en Spijkers (5); Chie Mihara (6); Jimmy Choo (7); Giorgio Brato (8); Francesca Villa (9); F-Troupe (10); Givenchy (11); Galliano (12); Aurelie Bidermann (13); Marc by Marc Jacobs (14); San Blas (15).
Stelle, galassie, buchi neri, pianeti, satelliti. L’astronomia era una delle mie materie preferite al liceo ed anche adesso le eclissi di sole e di luna, ma anche più semplicemente la luna piena in un cielo terso mi tengono con il naso in su per ore.
Comunque, che vi interessi o meno l’astronomia, che preferiate le supergiganti, le giganti, le nane o le supernane, per la primavera ormai alle porte ognuna di voi dovrà dotarsi di qualcosa di stellato, se non mi credete date un’occhiata sopra!

Dopo essere rimasta traumatizzata dalle scarpe Armadillo del povero McQueen, credevo che niente più potesse impressionarmi.
Chai Har Lee però c’è riuscita, eccome! Laureatasi a Londra soltanto l’anno scorso, vanta già numerosi premi, tra cui anche quello offerto dallo stesso Manolo Blahnik.
A primo sguardo le sue creazioni sembrano opere d’arte contemporanea, sculture futuristiche, piuttosto che oggetti d’uso quotidiano. Le idee proposte dalla giovane designer sono estremamente innovative e sembrano addirittura sfidare la forza di gravità.
Non mi resta che sognare di poterle provare un giorno…

Proprio in questi giorni è arrivata su The Corner la bellissima (e militarescamente street) collezione SS2010 di Giuliano Fujiwara.
In occasione del lancio, Masataka Matsumura – direttore creativo del brand italo-giapponese dopo la scomparsa di Mr.Fujiwara – ha realizzato appositamente per la vetrina d’angolo di Yoox, quella dedicata ai brand più di ricerca, la splendida t-shirt stile tetris che vedete qui sopra e che trovate, ovviamente, su The Corner.

Appena ho visto i bei sandali ultrapiatti di De la Rue Shoes ho pensato: voglio quelli colorati! Voglio mettermi un coloratissimo smalto alle unghie dei piedi, voglio passeggiare sotto il tiepido sole di primavera, voglio togliermi gli stivali e i maglioni… Perdonatemi, mentre scrivo questo post, sono in Calabria dove da giorni fa un freddo umido e fastidioso, sono settimane che piove senza tregua e io non ne posso più. Né mi consola sapere che a Bologna e nel resto d’Italia non va affatto meglio.
I sandali di De la Rue Shoes sono belli e femminili, ma hanno anche una grande coscienza ecologia: la suola è tagliata a mano da vecchi pneumatici. Ogni paio di scarpe, se pur non perfettamente rifinito, è un esemplare unico ed irripetibile, prodotto da esperti artigiani portoghesi. I titolari del brand mi hanno spiegato che loro tengono tantissimo a ridurre al minimo l’impatto ambientale (riciclano materiali, per produrre usano le tecniche meno impattanti) ma anche a non sfruttare il lavoro degli artigiani che realizzano il prodotto.
Il loro sito è ancora in costruzione, ma se volete avere maggiori informazioni potete scrivere un’e-mail a: lcalvo@delarueshoes.com.
Dopo il salto altre immagini [...]

Luella (1); Judith Leiber (2); Mulberry (3); Alexander McQueen (4); Moschino (5); Erin Fetherston (6); Burberry (7, 8); Emanuel Ungaro (9); Moschino Cheap and Chic (10, 11); Marc by Marc Jacobs (12, 13); Delfina Delettrez (14); See by Chloé (15, 16); Vivienne Westwood (17, 18).
Nei 30 giorni che precedono San Valentino, come per incantesimo, ogni anno tutti gli oggetti di uso comune assumono forma di cuore… o almeno è questa la mia impressione. E se da una parte il mio lato zitello ha un moto di disgusto per tutta questa melassa, dall’altra subentra la mia antica passione per questa forma e comincio a raccogliere materiale.
Ci sono anni poi in cui la tendenza è veramente fortissima ed arriva a contagiare le passerelle più importanti (nelle immagini potete ammirare qualche esempio).
Agli innamorati romantici e smielati: Buon San Valentino!
A tutti gli altri: resistete passerà anche quest’anno!
Luella (1); Judith Leiber (2); Mulberry (3); Alexander McQueen (4); Moschino (5); Erin Fetherston (6); Burberry (7, 8); Emanuel Ungaro (9); Moschino Cheap and Chic (10, 11); Marc by Marc Jacobs (12, 13); Delfina Delettrez (14); See by Chloé (15, 16); Vivienne Westwood (17, 18).

Miu Miu (1); Alexander McQueen (2); Givenchy (3); Sergio Rossi (4); Alexander Wang (5,6); Brian Atwood (7); Costume National (8); Elisa Nero (9); Gianna Meliani (10); Gianni Barbato (11); Giuseppe Zanotti (12); Jimmy Choo (13); LD Tuttle (14); Nina Ricci (15); Strategia (16); Sam Edelman (17); Dolce Vita (18); Report Signature (19).
Peep Toe Boots ovvero stivali con il buco sull’alluce. Dire che sono inorridita da quanto sono brutte questa scarpe è dir poco.
Perciò la faccio breve e lascio parlare le immagini…
Anzi no voglio aggiungere qualcosa, pensate quanto sarà bello a vedersi l’allucione che spunta gonfio mentre il piede suda o come dicono i vecchi bolognesi “fa i sughi” dentro lo stivale per il caldo primaverile. O ancora meglio l’alluce ammollo durante le giornate di pioggia battente!

Karl Lagerfeld (1); Jean Paul Gaultier (2); Lanvin (3); Luella (4); Michael Kors (5); Prada (6); Junya Watanabe (7); Alexander Wang (8); Yohji Yamamoto (9); Zac Posen (10).
Tremate tremate le streghe son tornate, è quello che ha detto un caro amico quando gli annunciato solennemente e con mestizia che sulle passerelle della PE 2010 avevo avvistato fin troppe scarpe a punta per ritenerla un’apparizione casuale…
Poi ha anche aggiunto: Le donne dotate di scarpa a punta mi mettono molta ansia, quasi paura. E non parlo della mia incolumità fisica.
Abbandonando l’idea di psicanalizzare lui, se volete sapere la mia raramente le trovo belle, quasi sempre troppo volgari ed aggressive. Qui ho postato quelle che preferisco… nel loro genere. Anche se difficilmente le indosserei soprattutto d’estate, beh si insomma a parte quelle di Yohji Yamamoto! Per lui c’è sempre spazio nel mio armadio.
E’ lecito per una zitella di 35 anni suonati rispondere alla domanda come dovrebbe essere il tuo uomo ideale?
Facendo finta che la vostra risposta sia affermativa (non saprei altrimenti come continuare il post), vi dico che il mio dovrebbe assomigliare a Benicio Del Toro, con un bel po’ di Massimo Gramellini (si avete capito bene il pacioso vicedirettore de La Stampa), essere comunque più alto di 185 cm, curare i dettagli, inoltre dovrebbe riuscire a stupirmi (senza farmi incazzare) ed avere almeno un paio di scarpe di Rachel Comey.
Per chi non la conoscesse Rachel è una bravissima designer americana, date un’occhiata alla bella linea di abbigliamento femminile.
All’uomo ideale: se la mia cuginetta (13 anni) ha ragione ed esisti veramente, credi di rispondere ai requisiti elencati, non perdere tempo compra le scarpe on line su Revolve Clothing o Forward by Revolve e raggiungimi, abbiamo perso già troppo tempo!

Un ottimo compromesso tra l’acquistare un paio di scarpe in un negozio ed il farsele fare su misura: sul sito australiano Shoes of Prey ci si può creare la propria scarpa, partendo da zero, o customizzando uno dei modelli che trovate nella gallery.
Le possibilità di personalizzazione sono tante ed il prezzo, tutto sommato, abbordabile (250/300 dollari australiani, pari a circa 160/190 €).
E visto che c’è sempre chi teme che poi, acquistando online senza averle provate prima, la misura potrebbe non essere quella giusta, Shoes of Prey si impegna a pagare a proprie spese l’intervento di un calzolaio della vostra città. E se neanche questo dovesse risolvere il problema, ve le rifaranno senza spendere un euro in più.
Chi di noi non ha mai dovuto fare i conti con un paio (ma anche molti di più) di calzini usati, ormai logori e inutilizzabili? Ma a quanti di noi è mai venuto in mente di poter riciclare i suddetti calzini, dar loro una nuova vita e, addirittura, trasformarli in oggetti d’arte? Intanto che siete lì, a spremervi il cervello in cerca di qualche nome, vi parlo di Neta Amir.
Neta è un’artista israeliana di 37 anni che, dopo il diploma in fashion design e una carriera di alcuni anni nell’industria della moda, ha deciso di mollare tutto per seguire la propria ispirazione, dedicandosi completamente alla creazione di sculture, installazioni, bambole e oggetti di uso comune.
Dopo le prime dolls, ecco il lampo di genio: costruire delle vere e proprie scenografie – tessili, tanto per cambiare – intorno alle proprie bambole. A questo punto potreste obiettare che le case per le bambole esistono da secoli, ma vi sfido a trovare altrove poltrone, pouf, cuscini, tazzine e vasi di fiori realizzati interamente (o quasi) con calzini riciclati.
Per farvi un’idea guardate qui. Se siete curiosi, v’invito a leggere il suo blog, attraverso il quale potrete seguire passo passo i suoi nuovi progetti e assistere al making of dei suoi nuovi accessori. Se, infine, lo stile di Neta vi piace, ma la storia dei calzini usati v’inquieta non poco (e come darvi torto!), vi consiglio di visitare il suo Etsy shop, zeppo di accessori fashion (bellissime le pantofoline modello Mary Jane) e oggettini per la casa realizzati con tessuti nuovi di zecca.
Casomai vi capitasse di entrare in un armadio e di ritrovarvi a Narnia, o di scappare di casa e di arrivare in barca nel Paese dele creature selvaggie, queste sono le scarpe che dovete portare.
Le fa Tetsuya Uenobe, artista – più che shoes designer – giapponese che per ogni modello (ce ne sono di più “normali” di quello in foto) si ispira a tutto quello che vede in giro: un panda, le scarpe degli eroi dei cartoons anni ‘80, un hot-dog con ketchup, il muso di un cane…
Il suo sito è pessimo e la navigazione un po’ macchinosa, ma vale la pena passarci un po’ di tempo e visitarselo tutto. Per poi magari scrivergli e convincerlo a farvene un paio su misura (non siete curiosi di sapere se la vostra faccia lo ispira?).

Il mestiere glielo ha insegnato lo zio, che per tutta la vita ha lavorato per la maison Yves Saint Laurent. Suo padre invece avrebbe voluto che il figlio diventasse matematico, fisico o ingegnere. Alla fine, Raphael Young (nato a Seoul, formatosi a Parigi) è riuscito ad amalgamare nelle sue piccole ma preziose creazioni tutte queste influenze.
Alta moda urbanizzata – così autodefinisce il suo approccio al design. Un miscuglio di tradizione, nel senso della rigorosa artigianalità del processo produttivo, e di innovazione applicata alla forma – architettonica, quasi aerodinamica. Il suo riferimento fisso? Il corpo femminile – per Young un ideale di proporzioni che cerca di raggiungere anche nei suoi progetti.

Esistono due tipi di donne: le amanti delle borse e quelle dipendenti dalle scarpe. Per tutte le orgogliose rappresentanti della seconda categoria che non sanno passare indifferenti di fronte ad un paio di tacchi vertiginosi o zeppe che richiedono innegabilmente le capacità degli stunt men – ecco un paio di modelli perfetti.
Tanja Savic è una designer formatasi a Londra, dove ha lavorato per i marchi come Jimmy Choo e Top Shop.
Da febbraio progetta per conto proprio, mescolando le forme futuristiche con i decori stile art déco. Il suo tratto distintivo? Il tacco altissimo formato da una doppia zeppa. Forti emozioni assicurate.

F-Troupe è un piccolo marchio londinese di scarpe. Che sia di quella zona, lo si capisce già guardandone i modelli. E’ stato creato nel 2003 da Mick Hoyle e attualmente potete trovare online la collezione inverno 2009 uomo, donna e unisex.
Ci sono i boots morbidi anni ‘80 (mi ricordo che mia madre ne aveva un paio) con aquilotto intagliato, ballerine nere in suede con panoramico fiocco con profili bianchi, stringate con borchiette a stella, décolleté rosse con zip sul retro e incrocio sul fronte: insomma una favola. Per gli acquisti, andate sullo shop online.

Un’esplosione di colori per le oxford e gli stivaletti di Osborn Design Studios, ovvero Aaron Osborn e Carla Venticinque-Osborn (lei è di madre colombiana e padre italiano) marito e moglie di base a Brooklyn.
Oltre a carte da parati e quadri, i due disegnano anche scarpe, realizzate in Guatemala (dove Aaron ha vissuto per circa sei anni) da una squadra di artigiane ben pagate con tessuti locali, abiti riciclati o stoffe africane.
Se non avete la fortuna di andare a trovarli al mercatino delle pulci di Brooklyn, dove hanno la loro bancarella, potete acquistarle online.
Dopo il salto altri modelli [...]

Questo brand me l’ha fatto conoscere un’amica con una passione veramente sfrenata per le scarpe. Il nome è già tutto un programma.
Dove nuotano gli squali è un marchio di scarpe creato da Sara Porro. Nelle sue collezioni ci sono giusto alcuni modelli, per farvi capire che la sostanza c’è e che bisogna lavorare sodo per farsi un nome. Così come si descrive online, per nuotare tra gli squali bisogna stare attenti all’alta qualità, nel prodotto, nella creatività, nella distribuzione.
Adesso troverete la collezione invernale di stivaletti vertiginosi e decollète geometriche; ma potete dare ancora uno sguardo a quello che ci siamo persi quest’estate con mille ballerine colorate, con intrecci dorati e borchie.
La trovate a Milano allo spazio38 e se volete avere maggiori informazioni (su Yoox ci sono delle vecchie collezioni), potete scrivere a info@dovenuotanoglisquali.com.

Queste scarpe sono fatte a mano con le stesse tecniche artigianali con cui si facevano negli anni ’70. Perciò nessun paio è esattamente uguale all’altro. Sono prodotte con pelle trattata in modo naturale, le suole sono di legno e gomma.
La loro storia è legata a una donna di nome Anita, lei era la mamma più affettuosa del sud della Svezia negli anni ’70. Fumando Camel, strillava ai suoi figli fino a farsi cascare i bigodini dalla testa, restando comunque favolosa sui suoi zoccoli di legno bianchi dal tacco alto.
Nell’estate del 2006, nel seminterrato di una vecchia azienda di zoccoli, i fondatori del brand trovarono 300 paia di bellissimi zoccoli bianchi, blu, rossi che lei indossava in quegli anni e li portarono con loro a Stoccolma come fonte di ispirazione. Così iniziarono a produrre le scarpe Swedish Hasbeens per poterle condividere con tutti coloro che hanno lo stesso amore di Anita per i bellissimi zoccoli dal tacco in legno degli anni ’70.



