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Si chiamano Matthew Gill ed Ann Nelvig. Lui è un grafico con 11 anni di esperienza alle spalle. Lei è una fashion designer che ha collaborato con Ann Sofie Back e Meadham Kirchoff.
L’anno scorso i due hanno fondato Mode en Module, brand di gioielli ed accessori che si chiama (credo non a caso) come uno dei libri del pluripremiato e leggendario designer Wim Crouwel.
Realizzati principalmente in cuoio, i prodotti di Mode en Module sembrano più sculture che gioielli. E la borsa – ultima immagine dopo il salto, ma la vedete meglio sul sito – dal prezzo abbordabilissimo (170€ o giù di lì) entra subito nella mia wishlist. [...]

Avevo una collega che diceva cheveux invece di chapeau. Cose che capitano. Comunque, come ben sapete, l’espressione indica una profonda ammirazione per qualcuno, o meglio, per il gesto che qualcuno ha fatto.
La stessa che rivolgerei a Vittoria Valzania, modista come non ce ne sono quasi più nel 2010. Confeziona cappelli femminili ed è veramente cosa rara al giorno d’oggi. Forse qualcuno potrebbe definirla una designer, ma, dalle sue creazioni mi sembra di trovare un gran bagaglio di esperienza e idee che preferisco chiamarla modista.
Li realizza uno ad uno, tirando il feltro a mano sulle forme di legno. Ce ne sono di tutti i colori e di tutti i tipi, in particolare pioggia di cloche e qualche paglietta.
Trovate tutte le immagini qui e per le informazioni potete scriverle una mail. [...]

L’appuntamento con DRESSED UP: a critical fashion show, che vi avevamo annunciato giorni fa, è per stasera.
Dalle 19,00 ci sarà la (molto poco) sfilata (molto più) performace dei fashion designers che hanno aderito all’iniziativa - Caira Design, Laafia, Laboratorio Isola, Lavgon,Riciclabò, Quincy Torino, Stefierre, Samanthakhan Tihsler – ovvero piccole realtà che rappresentano l’alternativa ai luccichii del fashion system, e si basano invece sulla ricerca, sulla qualità, sulla sartorialità.
Il tutto è organizzato da quella splendida realtà milanese che è Isola della Moda, all’interno di Fa la cosa giusta, fiera del consumo critico che da oggi e fino a domenica, sarà il punto d’incontro tra tutti coloro che credono e lavorano nel settore dell’economia solidale.
Per tutte le informazioni: dressed-up.it e falacosagiusta.org/milano.
Dressed Up: a critical fashion show
@ critical fashion
Fiera Milanocity – pad.2 – porta scarampo 14
viale Scarampo, Milano
(vedi mappa)
venerdì 12 marzo 2010
dalle 19,00

Che occhiali avrebbe fatto la Nike negli anni ‘70?
Questi. Ma all’epoca il brand dello swoosh era ancora agli inizi e gli occhiali non erano di certo tra le loro priorità.
Oggi, immaginando di poter tornare indietro nel tempo – e con uno sguardo a icone come Paul Newman e Steve McQueen – ecco cosa sarebbe uscito dal cilindro (o meglio dal portaocchiali) della Nike.
Tre modelli, in diverse varianti, con lenti di ultima generazione: Vintage 72, Vintage 76 e Vintage 77.
Prestissimo nei negozi, giusto in tempo per la primavera. Se mai arriverà.
Dopo il salto gli altri modelli
Frizzi-gift: elastic head band + hair comb by ApeZoppa
Scritto il 09 marzo 2010 da Simone Sbarbati.

Ogni volta che sento il nome ApeZoppa immagino una povera apetta infortunata che ti ronza attorno poi si posa sul tavolo e zoppicando cerca di raggiungere il pane imburrato con la marmellata: merenda d’altri tempi, da mangiare in giardino, con il sole, in mezzo ai fiori…
Merende a parte, ApeZoppa deve il suo nome alle sorelle fiorentine Claudia e Deborah Pampaloni, due nostre creative lettrici che realizzano accessori fatti a mano e pieni di bottoni, che vendono durante i mercatini e in alcuni negozi di Firenze ed Arezzo, oltre che su Etsy.
Claudia (claudicante, zoppa: non lei, il suo nome) li produce. Deborah (ape, in ebraico) li fotografa.
Questa settimana mettiamo in palio un’elastic head band ed un hair comb by ApeZoppa.
Ora, immaginate di essere un’ape (zoppa) e di poter volare dove vi pare: per vincere uno dei premi scrivete nei commenti dove vorreste volare, chi vorreste pungere e perché.
A due chilometri da casa per pungere il vostro ex, a Los Angeles per pungere Tom Cruise (che però forse, essendo di scientology è immune alle api e riesce addirittura a comunicare con loro con il pensiero)…
Il miglior commento, a nostro insindacabile giudizio, si porterà a casa il pettinino. Il secondo l’head band.
Avete tempo fino a sabato 13.

La giovane fashion designer italiana Elena Massari ha da poco presentato la sua nuova collezione al White di Milano.
Se da una parte è evidente che la sua ricerca sulle linee anni ‘20 e ‘30 non è stata messa da parte, dall’altra sembra di trovarsi di fronte ad un nuovo punto di partenza: i capi e gli accessori, pur mantenendo una certa essenzialità, sono molto più elaborati rispetto ai suoi lavori precedenti.
La collezione, intitolata Janus, poggia un piede sull’immaginario a là Alice nel Paese delle Meraviglie (più che attuale, di questi tempi) e l’altro sulla mitologia del dio bifronte che custodisce l’entrata e l’uscita del passaggio, del mutamento interiore ed esteriore (e qui si ricollega a Carroll) e quindi anche del passato e del futuro.
Via mail Elena mi ha raccontato di essere proprio in questa fase, affacciata alla porta, in transito da una casa all’altra, da un lavoro all’altro, e quello che si muove dentro di lei si riflette (a proposito di Alice attraverso lo specchio, e delle foto doppie del lookbook) in quello che crea.

Qualche tempo fa una ragazza di Brooklyn incontrò un ragazzo di Minneapolis, i due si innamorarono e decisero di sposarsi su una delle Ebridi Scozzesi, qui passarono la maggior parte del tempo alla strenua ricerca della lana per il kilt matrimoniale.
Per la luna di miele andarono in Croazia dove è stata inventata la cravatta.
Kat aveva lavorato per Ralph Lauren, Calvin Klein, Gourmet, Elle. Mac aveva invece lavorato nel mercato immobiliare. Con la nascita della terza figlia decisero che era arrivato il momento di cambiare. Avendo ripetuto spesso ai figli di seguire i loro sogni, era arrivato il momento di dare il buon esempio, così nacque Pierrepont Hicks.
Il brand ha sede in Minnesota ma le cravatte e i farfallini sono prodotti nel distretto tessile di New York. Mac si occupa dei numeri, Kat invece disegna le linee , spesso chiede consiglio a Mac, ma solo raramente lo ascolta!
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Poco meno di un anno fa avevamo parlato della nascita del collettivo coseAtre (ovvero Laura Armato, Marco Corso, Giulia Cerini e Chiara Aiello: quindi ormai praticamente coseAquattro…) e della presentazione della loro linea di accessori.
Da allora i coseAtre sono apparsi su altri blogs, webzines e magazines, hanno fatto colazioni sull’erba e soprattutto hanno continuato a realizzare borse ed accessori, che hanno calcato anche le passerelle milanesi visto che 1/3 del trio, ovvero Marco Corso, è uno dei vincitori di Next Generation ed ha presentato la sua prima collezione donna durante la settimana della moda.
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Fa la cosa giusta è una mostra mercato del consumo critico e degli stili sostenibili, giunta ormai alla VII edizione, che si svolgerà a Milano presso i padiglioni di Fieramilanocity a partire dal 12 marzo. La mostra ha al suo interno una sezione speciale dedicata alla moda ed è proprio in questo contesto che si svolgerà la seconda edizione di DRESSED UP: a critical fashion show.
DRESSED UP: a critical fashion show è un evento ideato ed organizzato da Isola della Moda che propone un’alternativa nel campo della moda in cui fashion e consumo critico si incontrano per definire un nuovo stile.
Sono protagoniste le piccole produzioni di moda, la sartorialità, la manifattura ricercata ed allo stesso tempo vicina alle nuove tendenze.
Presenteranno le loro creazioni: Caira Design, Laafia, Laboratorio Isola, Lavgon, Riciclabò, Quincy Torino, Stefierre, Samanthakhan Tihsler.
Titolo ed allo stesso tempo concept di questa seconda edizione è Re_PUBLIC FASHION.
Un modo per spronare il pubblico/consumatore a riappropriarsi del concetto di moda, in quanto forma espressiva del vivere sociale.
Per questo alla tradizionale sfilata si è preferito la performance che rende fruibile al pubblico ciò che normalmente avviene dietro le quinte. Inoltre, per coniugare le esigenze degli addetti ai lavori con quelle del pubblico, gli stilisti presenteranno sia le collezioni della SS2010, sia le anticipazioni delle collezioni FW2010/11.
In concomitanza con l’evento, verrà inaugurata l’esposizione fotografica del progetto Re_PUBLIC FAHION, realizzato in collaborazione con il fotografo Alberto Bonardi.

Più semplice di così. Apro l’home page di Etsy e me la ritrovo lì, tra i featured seller, servita su un piatto d’argento.
Lorena è nata a Cuba, ha 21 anni e ora vive e lavora nel sud della Florida. Sempre al caldo insomma.
Da un annetto ha aperto il proprio negozio online – spinthread – dove vende queste collane. Sono colorate, sono geometriche, sono ricamate a mano. Sono un filo costose, ma se mettete insieme la scelta dei colori, lo sbattimento del ricamo e un favorevole cambio con il dollaro, allora – forse – potrete vederla in maniera positiva.
Potete guardare anche qualche sua vecchia creazione su flickr e contattarla mandandole un’email ici.
Dopo averla vista arrampicata sulla torre Eiffel, avvolta nel mistero con la sua Lady Dior, l’attrice francese Marion Cotillard è riapparsa nei mesi scorsi in una campagna firmata da Annie Leibovitz (dopo il salto il making of) sempre per Lady Dior, e i toni noir dei primi tempi venivano pian piano sostituiti dal rosso. E da Parigi ci si spostava a New York.
E proprio oggi, giorno della presentazione della collezione Dior FW2010/11, esce ufficialmente il video Lady Rouge, dove la cotillard canta con i (e un pezzo dei) Franz Ferdinand. E non se la cava neanche male…
La Lady Dior stavolta è rosso fiamme dell’inferno. Di coccodrillo. O, traducendo per mia figlia, rolillo.
Coming soon: chapter 3 – Lady Blue – Shangai.
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E’ da poco diventata nostra contributor ma, oltre ad avere la passione per la ricerca di negozi interessanti e prodotti originali, Raffaella D’Elia realizza anche accessori.
Calabrese, ora vive a Firenze dove ha frequentato il Polimoda e dove sogna di aprire un suo atelier. Nel frattempo ha lanciato su Facebook la sua prima collezione mono-prodotto con il moniker Madama Firenze.
Si tratta di una mantella multiuso che si trasforma in sciarpa, poncho e persino mini-cappotto, in modo da poter cambiar look in pochi secondi.
Per contattare Raffaella potete scriverle una mail a questo indirizzo: raffaella_delia@hotmail.it.

Vi è mai capitato di cercare una borsa unica? Fatte del colore che più vi piace, tagliata per le vostre esigenze, di cui sentirsi orgogliose di portarla perché nessuna la troverà uguale? Beh, la mia ricerca è stata estenuante fino a che non mi sono imbattuta per caso in un delizioso negozio-laboratorio in una stradina nascosta tra Ponte Vecchio e Piazza Pitti.
Un “salotto” in cui l’odore della pelle si mescola a quello dei fiori freschi e tante tante borse in pelle. Non c’è ne una uguale ad un’altra, i tagli a vivo sono alternati a finissime cuciture fatte interamente a mano.
E se poi avete voglia dare il vostro tocco personale potete sciegliere il tipo di pelle, colore e stile che più vi piace e Monaco Metropolitano la realizzerà per voi.
Monaco Metropolitano
via De’ Ramaglianti 6/R
50125 Firenze (FI)
(vedi mappa)
tel. 055/283870

Se la signora Arlecchino dovesse indossare dei gioielli potrebbe attingere a piene mani dalle creazioni di Meiri Ishida. Ed anche la sottoscritta Sig.na Francesca T. Arcuri, in stagionale vena di colore, potrebbe decidere per esempio di indossare una di queste bellissime spille o una delle collane a spirale che vedete nelle immagini.
Meiri Ishida è giapponese e mi ha molto colpita quello che dice descrivendo i suoi gioielli e cioè che si completano e diventano autentica poesia quando incontrano il corpo della persona che li indosserà. Quando le forme, i colori e la texture si mescolano con la personalità dell’acquirente.

Sono decisamente da nerd le cravatte del brand francese Since 1337.
Vai in ufficio e fai colpo su altri nerd, che però non te lo dicono direttamente ma te lo scrivono via Twitter. E visto che hanno wikipedia sempre aperta sul loro browser, sanno già che 1337 in leet – lo slang numerico dei geeks – 1337 significa proprio leet, e giù a darsi di gomito per la metacitazione che hanno capito solo loro.
Le cravatte Since 1337 le potete acquistare direttamente sul loro sito e il giorno che decidete di andarvene da qualche altra parte, invece che a lavorare, non potete che mettervi questa.

Nneka Onyenakala suona poco british ma viene proprio da London City dove ha dato vita al suo brand N’Damus con il quale cerca di fondere artigianalità ed un glam un po’ fai da te, realizzando e sperimentando divertenti accessori in pelle riciclata, totalmente handmade.
Le creazioni di N’Damus si possono acquistare direttamente sul suo sito ed è possibile scegliere sia la dimensione che il colore delle bags.
Per i piu “patriottici”, stile Mel Gibson in Braveheart, si può richiedere una flag-custom specificando la bandiera da sfoggiare (tipo passaporto).
Tights da uomo? Emilio Cavallini pensa di sì. Voi?
Scritto il 25 febbraio 2010 da Simone Sbarbati.

A parte la pesantissima calzamaglia che mi metteva mia madre con infinita pazienza quando andavamo a sciare, la mia esperienza con collant o simili si limita ad un paio di calze fino al ginocchio che ho preso dall’armadio senza accorgermi che fossero di Ethel e con le quali ho fatto un viaggio in treno. Quando mi sono accorto dell’errore era troppo tardi: però capii perché la tizia davanti a me continuava a spostare lo sguardo dai miei occhi alle mie caviglie, imbarazzata (per me).
Quando ho ricevuto il comunicato del lancio dei tights unisex di Emilio Cavallini, quindi, sono rimasto un po’ perplesso. Trovo molto belle le loro collezioni donna, come pure quella unisex, ma sarei pronto a mettermene un paio?
Sinceramente non so. Non sono di certo uno che si imbarazza a dire “porto i tights”. Semplicemente non riesco a visualizzare. Dovrei provare. Vedermene addosso un paio, magari farci un altro viaggio in treno e poi decidere se fanno per me oppure no.
Voi che ne pensate? Intanto vedo di chiederne un paio all’azienda per fare una prova su strada.

Lanvin (1); Shourouk (2); Jessica Phillips (3, 4); Marc by Marc Jacobs (5, 6); Steven Shein (7); Jessica de Lotz (8); Yves Saint Laurent (9); Tao (10); Moschino (11, 12); Peter Jensen (13); Juicy Couture (14); Cris Barros (15); John Galliano (16, 17).
Correva l’anno di grazia 2005, era primavera, Frizzifrizzi non era ancora nato ed io, Ethel e Simone eravamo in tutt’altre faccende affaccendati, quando Takashi Murakami decise di decorare le classiche borse con il monogramma di Louis Vuitton (che fino ad allora non avevo mai considerato appetibili) con ciliegie rosse sorridenti dando vita alla collezione Cherry Blossom. Ovviamente io me ne innamorai a prima vista e mi regalai una pochette: 260 € circa per due sole sparute ciliegie, che però mi sorridevano soddisfatte e grate tra le mani!
Da allora non perdo mai l’occasione di aggiungere qualcosa di “fruttoso” al mio guardaroba estivo, è diventata una forma di collezionismo: le Birkenstock Madrid bianche con le ciliegie, le Converse alte con fragole e ciliegie, un bellissimo paio di orecchini anni ’60 ecc. ecc.
Come vedete dalle immagini sopra anche quest’anno non sarà difficile trovare qualcosa che faccia al caso mio!

Fendi (1); Burberry (2); Christian Louboutin (3, 4); Givenchy (5); Gucci (6); Jil Sander (7, 8); John Richmond (9); Le Silla (10); Versace (11); Dsquared2 (12).
Una leggenda metropolitana vuole gli uomini come inventori dei tacchi.
Personalmente non stento a crederci: solo un uomo, che per inciso non li indossa, poteva inventarli: i tacchi sono, per chi non li porta abitualmente e per chi è alle prime armi, veri strumenti di tortura. Anche chi è abituata ad indossarli quotidianamente lo fa per avere un certo portamento, non per comodità!
Da fashion victim quale solo, adoro i tacchi. Una donna che li indossa ha una marcia in più in termini di charme, eleganza e sensualità.
Questa la teoria. In pratica la comodità e, soprattutto, la mia altezza mi hanno sempre fatto optare per scarpe senza tacchi, ballerine, sandali ultraflat, anfibi, sneakers, stivali bassi.
Nonostante ciò, in qualità di personal shopper, consiglio sempre a chi si rivolge a me di indossare i tacchi, anche perché la moda ce li propone/impone ogni anno e se non si superano i 170 cm di altezza, sono praticamente obbligatori.
Quindi, se non li sapete portare ma volete imparare, se volete evitare di arricchire ulteriormente gli ortopedici e i fisioterapisti, vi consiglio di allenarvi dentro casa per mesi prima di sfoggiare i vostri bellisismi centimetri in più!
Soprattutto in prospettiva dell’estate che sta arrivando visto che i nostri cari stilisti hanno davvero sfidato le leggi della fisica: le altezze superano i 13 cm con i tacchi a spillo, coi plateau vanno molto oltre!
A me, guardando le sfilate, la domanda è sorta spontanea:
Tacchi, Trampoli o Trappole?
A voi lettori (pardon, lettrici) l’ardua sentenza!

Custo (1, 2); Philosophy by Alberta Ferretti (3); Vivienne Westwood (4); Vivienne Westwood for The Rug Company (5); Look from London (6); Solange Azagury-Partridge (7); San Blas (8); Delfina Delettrez (9); Zac Posen (10); Markus Lupfer (11); Lauren Moshi (12); DKNY (13).
Avevo 12 al massimo 13 anni e la mia cara-carissima amica M. B. si era innamorata per la prima volta. A quei tempi, parlo del 1986-87, non c’erano sms, mms, email , chat e via dicendo, le più romantiche (io ero ancora un maschiaccio problematico) scrivevano lunghe, smielate e spesso anche sgrammaticate lettere d’amore. Insomma vi dicevo che M. era innamorata e dopo aver scritto una lunga lettera all’ancora basso e paffuto S. mi chiese di mettere il suo rossetto e di baciare il foglio della carta da lettere. Mi disse che dovevo farlo io perché lei aveva labbra troppo sottili…
Ancora, se mi concentro, riesco a ricordare l’odore tremendo che aveva quella carta quando ho accostato le labbra.
A guardare le immagini sopra la dodicenne di allora si chiederebbe: chissà chi è la poverina costretta a dare tutti questi baci con un rossetto non suo?
