I posti sinceri di Milano, raccolti e raccontati da un libro

C’è una parola chiave che fino a qualche anno fa, per circa un decennio o giù di lì, è stata protagonista nel mondo della comunicazione, digitale e non. Quella parola è authentic. Diventata un feticcio durante la Grande Ondata Hipster, proprio da questa subcultura è stata paradossalmente svuotata di ogni significato.
Durante una lezione che presentai pre-pandemia ad alcune classi di studentesse e studenti delle superiori di Carpi, portai come esempio una serie di schermate prese da Instagram, dove l’hashtag #authentic supera oggi i 10 milioni di post. Andando a vedere le immagini cui era applicato, se ne poteva facilmente dedurre che tutto ciò che veniva identificato come authentic era in realtà l’esatto opposto, tra tizi con le punte dei baffi incerate, gente conciata come i “Pitti peacock”, finti montanari, locali pieni di arredi in legno naturale ed enormi lampadine a led coi filamenti a luce calda.
Soprattutto per quanto riguarda bar, ristoranti e affini, lo tsunami authentic è da tempo uscito da Instagram per inondare le nostre città, spesso spazzando via quei luoghi davvero autentici — le osterie un po’ scalcinate col menu stampato male, i circoletti con la ciotola di lupini sul bancone e i vecchi che bestemmiano giocando a scopa ai tavolini, il bar di periferia con tre clienti fissi a macerare sugli sgabelli o sulle sedie di formica.

Posti così, in realtà, per un certo periodo sono stati al centro di un interesse — anche questo poco genuino e più che altro ironico, o da caricaturale studio antropologico — da parte delle generazioni hipster e post-hipster, che hanno invaso alcune di queste destinazioni “esotiche” fino a contaminarle, trasformarle e infine snaturarle.
Quelle che rimangono sono ormai in via di estinzione, riserve naturali assediate dalla cultura del finto autentico e trascinate verso l’oblio dall’inevitabile invecchiare della clientela originale. Questo ovunque: nella piccola città di provincia come pure nelle grandi metropoli. Specialmente nelle grandi metropoli, tipo Milano, dove un collettivo anonimo ha pensato, nel 2018, di censire e mappare i Posti Sinceri, e l’ha fatto con un omonimo account Instagram, @postisinceri appunto, che finora, attraverso post e stories, ha identificato quasi un centinaio di questi spazi ancora non adulterati dalla contemporaneità.

Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)

Qualche settimana fa è uscito anche un libro, I posti sinceri di Milano, pubblicato da Il Saggiatore. A differenza dell’account Instagram, il volume non presenta solo foto ma anche testi, che raccontano i bar e le bocciofile, le osterie e le trattorie, con l’approccio della guida turistica sentimentale, che ti accompagna nella storia delle persone, riporta dialoghi, passa in rassegna gli oggetti e gli arredi più interessanti, il tutto intervallato da alcune schede informative che non di rado sconfinano nel poetico.

Per chi vive a Milano e vuole scoprire o riscoprire una geografia immutata da decenni ma che rischia di scomparire, o per chi visita la città e non ne può più del “finto caratteristico” che in realtà è ormai uguale un po’ ovunque, a Bologna come a Bari, a Torino come a Roma, I posti sinceri di Milano (con tanto di mappa online) è un libro che mi sento di consigliare, tuttavia con un’avvertenza: se si va in cerca di reale autenticità, occorre approcciarvisi con altrettanta franchezza, lasciando il cinismo e la post-ironia fuori dalla soglia. E soprattutto con molta attenzione e tatto: viviamo in un’epoca in cui i luoghi genuini di troppo amore muoiono, come la celebre storia del Broccoli Tree, diventato una star e poi finito male.

Come scrivono le autrici e/o gli autori della guida, «Quando un bar, una trattoria o qualsiasi posto sincero chiude, il dispiacere è principalmente generato dall’impotenza: speriamo sempre di poter mantenere i luoghi a cui siamo legato così come sono (così come capita con le persone, in effetti); ma generalmente non siamo in grado di farlo, semplicemente perché non è possibile. […] Quello che invece un avventore ha il potere di fare, prima che un posto sincero chiuda, è rendergli testimonianza: viverlo finché possibile, capirlo, costruire una memoria dello spazio, dei sapori, degli odori, delle luci, delle voci degli altri […]. Questo è quello che l’avventore può e deve fare, ed è quello che, lentamente, molti hanno iniziato a capire, scegliendo di frequentare i “posti sinceri”, apprezzandone l’umanità, le voci, le storie che si sono trovati davanti, per poi inondarli loro stessi di nuove voci, nuove storie, nuova umanità».

I posti sinceri di Milano

Il Saggiatore, 2022
296 pagine
Acquista

Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
Posti Sinceri, “I posti sinceri di Milano”, Il Saggiatore, 2022
(foto: Frizzifrizzi)
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