Cinque libri di favole

Non sono mai stato un grande fan delle fiabe, come del resto delle favole. Da bambino non ricordo che me ne leggessero (quando ero molto piccolo, mio papà mi leggeva Topolino) per cui le ho scoperte soltanto molto dopo, ma senza appassionarmici.
Mi piacciono comunque alcune versioni illustrate uscite negli anni, tra le quali ne ho scelte, come sempre, cinque per voi.


Cinque è una rubrica di Davide Calì che parla di cinque libri, cinque fumetti o cinque-qualsiasi-altra-cosa.

1

Hansel e Gretel
di Anthony Browne, Camelozampa

La favola di Hansel e Gretel scritta dai fratelli Grimm affonda le sue origini in un periodo di carestia riconducibile al Medioevo, un’atmosfera che ritorna anche in altre storie, come la ballata Babes in the wood (la trovate tra l’altro in un bel fumetto uscito di recente, Murder ballads, di Micol Beltramini e Daniele Serra, Mondadori).
Antony Browne qui ne dà una lettura che affianca la storia classica a un’ambientazione e un immaginario moderni.
Un racconto lungo quindi, accompagnato da illustrazioni davvero belle, per rinnovare il brivido di quello che, come la maggior parte delle favole dei Grimm, è di fatto un racconto horror.

2

Issun Boshi
di Icinori, Orecchio Acerbo

Una coppia di contadini senza figli ne desidera ardentemente uno.
Il fato li accontenta regalandogli un bambino minuscolo, non più lungo di un pollice. Decidono di chiamarlo Issun Boshi.
Ispirata alla favola giapponese di Momotaro (che potremmo definire il Pollicino nipponico) Issun Boshi ci porta nell’antico Giappone, illustrato magnificamente dalla coppia di artisti che si firma come Icinori, e ci racconta le gesta di un ragazzo minuscolo, ma coraggioso, che non teme di attraversare il fiume dentro una ciotola e di affrontare il mondo e i suoi pericoli.

3

Allumette
di Tomi Ungerer, Camelozampa

Ungerer si è misurato diverse volte con le favole classiche.
Questa sua personale reinterpretazione di Allumette di Hans Christian Andersen vede una povera bambina stracciona tentare di guadagnare qualcosa vendendo fiammiferi, ma nessuno ne compra.
Consumata dagli stenti, in una notte gelida di dicembre, teme sia arrivata la sua ultima ora. Con voce tremolante invoca aiuto dal cielo, e chiede: «Ti prego fammi vivere un po’ di più, abbastanza per assaggiare una torta o anche solo una fettina di tacchino o di prosciutto!».
Non si sa chi ci sia lassù ad ascoltare la sua preghiera, ma un tuono squarcia il cielo notturno e subito dopo, cominciano a piovere tacchini e prosciutti.

4

I tre porcellini
di David Wiesner, Orecchio Acerbo

Conosciamo David Wiesner soprattutto per i suoi silent, come Martedì o Flutti (entrambi nel catalogo di Orecchio Acerbo) mentre qui siamo alle prese con una favola classica, che però classica lo rimane solo per le prime pagine.
Infatti, il lupo soffia talmente forte che, uno dopo l’altro, i porcellini si scollano letteralmente dalla pagina e si ritrovano in un mondo tridimensionale, di fatto un mondo parallelo che esiste al di fuori dalle pagine dei libri. I tre porcellini cominciano a impazzare tra le pagine, volando su aerei di carta e saltando da una storia all’altra finché, alla fine, non decidono di ricostruire la storia con il lupo.
Se però pensate che tutto sia tornato normale, vi sbagliate di grosso.

5

Cenerentola. Una favola alla moda
di Steven Guarnaccia, Corraini Editore

Steven Guarnaccia ha prodotto diverse riletture di favole classiche reinterpretate e contaminate dalle sue grandi passioni, ovvero: architettura, moda e design.
Qui vediamo la povera Cenerentola alle prese con le orrende sorellastre e, come da tradizione, va in suo soccorso una fata, che però somiglia molto allo stilista Karl Lagerfeld. La fata le prepara un vestito bellissimo e la manda al ballo con una bellissima auto-zucca.
La favola procede come la conosciamo, ma è un tripudio di citazioni che gli amanti della moda sapranno riconoscere (per gli altri, ci sono i risguardi che spiegano tutto): gli abiti di Vivienne Westwood e Yves Saint Laurent, Kansai Yamamoto (con un bellissimo abito realizzato per il tour giapponese di David Bowie del 1973) e Issey Miyake. E poi le scarpe di Manolo Blahnik e Salvatore Ferragamo e tanto altro ancora.
Se vi piace il genere, cercate anche le altre favole di Guarnaccia: Riccioli d’oro e i tre orsi, I vestiti nuovi dell’imperatore, I tre porcellini, tutte tradotte in Italia da Corraini.

editorialista
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