Una mela al giorno: intervista a Michela Tartaglia

Sono appassionato da sempre, o quasi, di proverbi e modi di dire. Ogni paese, e persino ogni regione, ha i suoi, ma ciò che mi incuriosisce sempre è come i popoli elaborino metafore o aneddoti diversi, per esprimere lo stesso concetto.
In Una mela al giorno (su Frizzifrizzi se ne è già parlato qui), Michela Tartaglia fa un interessante lavoro in questo senso, spiegandoci non solo perché diciamo che è meglio l’uovo oggi che la gallina domani o l’abito non fa il monaco o che l’erba del vicino è sempre più verde, ma mostrandoci anche il loro equivalente in inglese, francese e spagnolo.
Ho fatto quattro chiacchiere con Michela Tartaglia per farmi raccontare come è nato questo progetto.


Michela Tartaglia, Daniele Simonelli, “Una mela al giorno. Proverbi e modi di dire dal mondo”, Nomos Edizioni, 2021

Se non sbaglio vivi a Seattle, nello stato di Washington. Cosa fai di bello lì?

Sono arrivata a Seattle nel novembre 2006 per un anno sabbatico, dopo la mia laurea in Scienza delle Dottrine Teologiche all’Alma Mater Studiorum di Bologna. Il programma era di migliorare il mio inglese e rientrare a Bologna per un Dottorato, poi mi sono innamorata di un musicista, sposata, avuto la mia prima bambina, divorziato, eccetera (avremmo bisogno di una bottiglia di vino per questa storia!).
Vivendo qui mi sono improvvisata nel mondo della linguistica: dalle università, ai centri di lingue, alla Microsoft come linguista italiana, ai ristoranti.
Dieci anni fa ho aperto una scuola di cucina italiana. Oggi ho un ristorante “Pasta Casalinga” nel centro della città, al Pike Place Market dove propongo 5 paste fresche “sposate con ingredienti” rigorosamente locali, dal pesce, alla carne e alle verdure coltivate nel territorio.
La pasta fatta quotidianamente adesso si può trovare impacchettata nei banconi frigo dei supermercati dello stato di Washington.
È un’avventura bellissima, che mi ha permesso di abbracciare l’entourage dei ristoratori locali, devoti al farm-to-table e slow food di Seattle.

Raccontaci il tuo libro Una mela a giorno.
Da dove viene l’idea di raccontare i proverbi italiani (e non solo)?

Essendo cresciuta in una famiglia del sud (Irpinia), immigrata al nord (provincia di Torino) sono cresciuta coi proverbi.
Da bambina, ogni volta che ne chiedevo il significato venivo accarezzata da mia madre, la quale diceva: «I proverbi non si possono spiegare, un giorno capirai».
Una volta negli Stati Uniti, alle cene, nelle conversazioni, occasionalmente inserivo proverbi nostrani tradotti in inglese, del tipo: «You cannot have your wife drunk and the barrel completely full at the same time». Gli ospiti mi guardavano smarriti.
Così ho imparato che c’erano degli equivalenti con immagini diverse in inglese e li ho raccolti in un quaderno di appunti, per anni, sino alla pubblicazione del libro.

Come hai lavorato alla ricerca e soprattutto alla scelta dei proverbi?

La scelta è stata difficile poiché la raccolta era molto vasta. In principio il libro era uno specchio di proverbi inglese-italiano, poi è stato esteso al francese e lo spagnolo e allora con Daniele Simonelli, il magico illustratore, e Marianna Rossi la grafica visionaria, abbiamo fatto una cernita specifica tenendo in considerazione le illustrazioni, le origini e le storie.
Il lavoro di ricerca è stato molto divertente usando risorse storiche/antropologiche e dizionari di varia natura.

Cosa pensi dei proverbi? Secondo te sono ancora attuali? E in America dove vivi, la gente li usa?

Adoro pensare che siano la versione epica poetica del sapere popolare che si eleva diventando quasi un dogma che tutti praticano, ma nessuno conosce (come affermo nell’introduzione).
C’è chi non li sopporta, chi pensa siano una scorciatoia del modo di parlare forbito e ben elaborato.
Per me sono una pillola antica che non ha bisogno di spiegazioni.
Qui negli Stati Uniti c’è lo stesso approccio nostro: chi li ama usare e chi li evita.

Il dialetto partenopeo è ricchissimo di proverbi e modi di dire. Non hai mai pensato di farne un libro?

Magari! Sono cresciuta col dialetto partenopeo che adoro e colleziono, parlandolo a fatica ma capendolo bene. Come dice qualcuno “sognare è gratis”, sarebbe bellissimo!

editorialista
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