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The Arabic Design Handbook: una guida gratuita alla progettazione grafica e tipografica con i sistemi di scrittura araba

Utilizzata da un numero di persone che — in base alle stime — oscilla tra i quasi 240 e gli oltre 300 milioni — la lingua araba è la quinta più parlata al mondo dopo il cinese, lo spagnolo, l’inglese, l’hindi e il portoghese. Ricca di varianti regionali e diffusa su una vastissima area che va dal Sahara Occidentale, attraversa il Nord Africa e arriva nella penisola arabica e in Medio Oriente, unisce molteplici popoli ed è dichiarata lingua ufficiale in ben 25 paesi. Nonostante questo, a livello di design tipografico l’offerta di font e le risorse per chi intenda studiare e approfondire la progettazione di caratteri arabi non è minimamente paragonabile a quella disponibile per i sistemi di scrittura latini.
Proprio per tentare di colmare questo divario — o perlomeno per iniziare a farlo — la giovane designer Eva Alradaideh (il suo cognome a volte è trascritto come Al Radaideh) si è rimboccata le maniche e ha svolto un’importante opera di ricerca e di divulgazione, che l’ha portata a realizzare, come progetto di tesi presso la George Mason University, in Virginia, una guida alla conoscenza e alla realizzazione di caratteri tipografici arabi.

Intitolato The Arabic Designer’s Handbook, il manuale è interamente scritto in inglese ed è pensato per un pubblico occidentale, soprattutto per chi — come la stessa Alradaideh, di origine araba ma cresciuta negli Stati Uniti, a Chicago — voglia riscoprire le proprie radici e «incorporare la lingua araba nei propri progetti», come spiega lei stessa.

Eva Alradaideh, “The Arabic Designer’s Handbook”
(courtesy: Eva Alradaideh)

«Solo di recente il design grafico in Medio Oriente è stato riconosciuto come un’industria redditizia. Ciò ha portato a una carenza di risorse sull’argomento, rendendo in tal modo complicato utilizzare questo complesso linguaggio all’interno dei lavori di progettazione. Sempre più università del Medio Oriente hanno iniziato ad aprire corsi di progettazione grafica. Ciò dimostra che nei prossimi decenni ci saranno sempre più stimoli a migliorare e modernizzare il design del sistema di scrittura arabo. Man mano che il mondo diventa sempre più dipendente dalla tecnologia, la necessità di un design adeguato, nei paesi del terzo mondo, è in costante crescita. Il Medio Oriente è molto indietro rispetto all’Occidente in quanto a forza lavoro in ambito progettuale, impedendo l’evoluzione e il miglioramento delle tecniche di progettazione arabe. Il numero di risorse disponibili in inglese è infinito, mentre quelle relative alla progettazione in lingua araba sono molto più limitate (soprattutto per gli arabi-americani)»: così la giovane designer introduce il suo libro, che Alradaideh ha molto generosamente messo a disposizione di chiunque caricandone una versione integrale su Issuu, dov’è possibile sfogliarlo gratuitamente.

Il volume si apre con la storia del sistema di scrittura, passando anche in rassegna i vari stili — è una parte interessantissima, almeno per chi, come me, non sapeva ne esistessero così tanti: il cufico, il naskh, il thuluth, e poi il riq’a, il diwani, il muhaqqaq, il nastaliq, il taliq — per poi proseguire con un capitolo più tecnico, dedicato alle linee e alle forme tipografiche, coi loro elementi, la nomenclatura e le criticità: come il famoso/famigerato kerning, cioè la riduzione dello spazio in eccesso tra due caratteri, oppure la kashida, ovvero quelle lunghe linee che spesso appaiono nelle scritte in arabo, usate sia per giustificare i meglio i testi sia per dare enfasi.

Eva Alradaideh, “The Arabic Designer’s Handbook”
(courtesy: Eva Alradaideh)

Oltre alla tipografia, la guida allarga lo sguardo al design grafico più in generale, sempre mettendo al centro le problematiche e le opportunità relative al progettare in lingua araba o in doppia lingua, parlando di griglie, di disposizione degli elementi e di UX e UI design. Appaiono inoltre due interviste ad altrettanti affermati designer arabi: Ibrahim Hamdi e Ramez Ragab, entrambi di base in Egitto.

Nelle conclusioni, un’ispiratissima Alradaideh scrive che «il modo migliore per migliorare le basi del graphic designer arabo è attraverso un incremento della comunicazione tra designer del Medio Oriente. La globalizzazione, sebbene generalmente osteggiata dai mediorientali conservatori, sarà il metodo migliore per aumentare le connessione e il dialogo. Più designer capiranno la necessità di fare ricerca sulla user experience dal punto di vista dell’utente arabo, sulle strategie di branding, sulla percezione e la comprensione della tipografia e del layout, ecc., più aumenterà la domanda. Il nostro dovere come designer bilingue è quello di colmare il divario culturale tra le problematiche tipografiche latine e quelle arabe, e proporre soluzioni per risolvere il problema della combinazione di entrambi i testi. Sebbene le risorse online siano scarse, è imperativo contattare altri designer: fate domande, esercitatevi con la calligrafia, esplorate l’ambiente intorno a voi e cercate di capire come la diversità influisca sulla vita che state vivendo ora e sulla vita nel vostro paese d’origine. Voi siete la soluzione».

Trattandosi di una tesi, l’autrice non ha avuto molto tempo per scriverla, e in futuro — ha raccontato al magazine online Femme Type — spera di espandere il progetto con più informazioni riguardanti i sistemi tipografici e calligrafici, la user experience e la user interface.
Speriamo dunque che prima o poi qualche casa editrice decida di pubblicare il libro, e magare di farne anche un’edizione in italiano: sarebbe preziosissima per le designer e i designer di origine araba che vivono e lavorano in Italia, ma anche per tutti coloro che operano nel settore della progettazione visiva e vogliono espandere i propri orizzonti progettuali.

Eva Alradaideh, “The Arabic Designer’s Handbook”
(courtesy: Eva Alradaideh)
Eva Alradaideh, “The Arabic Designer’s Handbook”
(courtesy: Eva Alradaideh)
Eva Alradaideh, “The Arabic Designer’s Handbook”
(courtesy: Eva Alradaideh)
Eva Alradaideh, “The Arabic Designer’s Handbook”
(courtesy: Eva Alradaideh)
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