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Un battito di ciglia

Una donna o una ragazza sola passeggia nella notte. Vede la sua ombra sull’asfalto. Osserva le finestre chiuse e buie, le serrande abbassate. Ascolta i passi, i propri, stando ben attenta a individuare ogni altro rumore. Finché, accanto alla sua ombra, ne appare un’altra, che s’allunga sul marciapiede. E altri passi.
Mi è capitato diverse volte, tornando a casa la notte, in un quartiere in cui dopo una certa ora è tutto chiuso e ci sono solo i lampioni, qualche macchina che passa, i pochi autobus della linea notturna, sporadiche luci alle finestre. E ciascuna di quelle volte la seconda ombra era la mia. Non quella di un assalitore, certo, ma l’altra ombra questo non poteva saperlo, e sempre, in ogni singola occasione, ho percepito chiaramente il suo stato d’allerta, la paura che comincia a mettere in circolo l’adrenalina, l’istinto pronto a prendere il sopravvento.

È una situazione spiacevole: lo è per me che, senza davvero riuscire a comprendere fino in fondo cosa possa passare per la mente di colei che sta camminando davanti a me, vorrei comunque avvisare che può stare tranquilla, che non rappresento un pericolo. Ma come si fa a dirlo? «Stai tranquilla, non voglio farti del male» suonerebbe agghiacciante, un preludio a una scena da thriller. Di solito provo quindi a dare qualche segnale: se non è troppo tardi chiamo a casa, chiedo delle bimbe, cerco di fare capire che non sono un molestatore, non ho cattive intenzioni, sto soltanto camminando verso casa.
Ma non è questo il punto: il punto è che se per me la circostanza è fonte di disagio, figuriamoci per l’ombra senza volto che mi cammina davanti, e che vorrebbe semplicemente rientrare, uscire, andare dove diavolo vuole, ma deve sempre e costantemente stare attenta alle altre ombre, in uno stato d’allerta senza soluzione di continuità. Quindi, in soldoni, viene privata di una sua libertà fondamentale — quella di spostarsi come, quando e dove vuole — perché in giro ci sono ombre e corpi che considerano la sua ombra e il suo corpo come delle prede. E questo è orribile.

Ancora più orribile è la rappresentazione che spesso si dà della situazione. Una rappresentazione che il più delle volte — nei film, nei libri, nelle animazioni, nelle pubblicità, ma anche nel giornalismo di cronaca — è frutto di uno sguardo maschile, e viene spettacolarizzata ai fini della narrazione.
«Nel cinema, c’è una storia satura di opere raffiguranti scene di stupro e abusi sessuali, che risale quasi alla nascita del cinema stesso. Scritti e diretti prevalentemente da uomini, questi film spesso riducono uno degli atti più spregevoli dell’umanità a uno spettacolo gratuito, attenuando il suo impatto devastante per dare un’effetto shock e dei brividi a buon mercato» scrive Serafima Serafimova sulla rivista online Short of the Week parlando di un potente e struggente cortometraggio d’animazione che invece è frutto di uno sguardo femminile, e per di più di quello di una giovane regista, Kiana Naghshineh, che un’aggressione l’ha subita davvero.

Il corto si intitola Augenblicke, e cioè “un battito di ciglia”, quello che separa una situazione colma d’ansia, ma ancora non pericolosa, da una tragedia.
Realizzata da Naghshineh durante il suo percorso di studi presso la Filmakademie del Baden-Württemberg, l’opera si sviluppa da diversi punti di vista: quello dell’aggredita, quello dell’aggressore, e quello di chi si affaccia alla finestra e assiste.
Intervistata da Serafimova su cosa l’abbia spinta a realizzare il cortometraggio, la regista ha spiegato che è stata «un’esperienza personale, e la rabbia per le ingiustizie e il biasimo che devono subire le vittime. Volevo dimostrare che, in caso di abuso sessuale, è l’aggressore che deve essere ritenuto responsabile e non la vittima. Per me era importante mostrare che lui l’ha vista e ha deciso di commettere un crimine. Avrebbe potuto essere qualsiasi altra donna. La colpa non è sua [cioè della vittima, ndr]».

Prodotto nel 2018 e uscito in versione integrale su Vimeo solo pochi mesi fa, dopo aver girato per diversi festival in tutto il mondo e raccolto premi e menzioni speciali, Augenblicke è una visione devastante, resa ancora più potente dalla bellezza delle immagini e dall’efficacia della musica (firmata da Marius Kirsten) e del sound design (a cura di Laura Beuthner e Volker Armbruster).

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