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Centuries and Still: un’animazione racconta la storia dell’odio anti-asiatico negli USA

Da noi se n’è parlato relativamente poco, ma negli ultimi due anni gli Stati Uniti sono stati interessati da un’ondata di episodi di odio anti-asiatico, che hanno raggiunto l’apice lo scorso marzo, quando ad Atlanta un ventunenne bianco, Robert Aaron Long, è entrato armato in tre centri massaggio uccidendo otto persone, tra cui sei donne di origine asiatica.
Appena pochi giorni prima, il giocatore di basket Jeremy Lin — che è cresciuto in California da genitori di origine taiwanese e cinese, e attualmente gioca in Asia dopo una bella carriera in NBA — aveva parlato pubblicamente del problema, diventato preoccupante soprattutto durante l’epidemia di Covid, con Trump ad aizzare le masse coi suoi tweet dal linguaggio razzista.

Per avere un’idea della portata del fenomeno basti pensare che da marzo 2020 a marzo 2021 l’organizzazione Stop AAPI Hate (AAPI sta per Asian American Pacific Islander), ha raccolto oltre 6500 testimonianze di violenze e abusi.
Come tuttavia ha ben sottolineato la giornalista Eleonora Zocca in un bell’articolo pubblicato da Valigia Blu, «il razzismo nei confronti di persone di origini asiatiche è un problema che la società americana si porta dietro da ben prima della COVID-19» e risale addirittura a due secoli fa.

A raccontarne la storia è anche un bel corto d’animazione, Centuries and Still, realizzato dalla designer e regista vietnamita Sally Tran.
Di base a New York, Tran ha un suo marchio di abbigliamento e gioielli (Sonny Tann), crea pattern, dipinge murali, dirige video-clip musicali e commerciali e collabora con alcuni canali televisivi americani.
L’anno scorso, in pieno Black Lives Matters, realizzò 60 Years and Still, un documentario animato sulla violenza della polizia contro i neri, andando indietro nel tempo dal presente fino agli anni ’60. Prodotto in meno di un mese, dal 3 al 30 giugno 2020, durante le proteste, il corto era caratterizzato da un’efficacissima narrazione per immagini, con scenari di carta mescolati a riprese video e clip audio.

Il medesimo stile Tran l’ha utilizzato per Centuries and Still. Anche questo prende le mosse dagli eventi più recenti, per poi andare fino a metà ‘800, tra leggi razziste, stereotipi, massacri, e infine ritornare al presente.
Nella sua semplicità, il cortometraggio è potente per la capacità di far immergere spettatori e spettatrici nella storia grazie a una narrazione assai efficace.
Raccontando a Vimeo — dove l’opera è uscita in anteprima questa settimana — la genesi del film, la regista ha detto che «è stato difficile evitare di vedere la brutalità contro gli anziani asiatici vittime di crimini d’odio, con alcune conseguenze fatali all’inizio di quest’anno. Sono molto legata a mia nonna, che ora ha 103 anni, e sono rimasta incredibilmente disturbata dai filmati che circolano online». Ha poi aggiunto: «Ho dovuto isolarmi, e ho passato giorni e notti a guardare e a informarmi sulla storia asiatica in America, e sui traumi e le violenze che hanno accompagnato l’immigrazione in questo paese. Sapevo molto poco di questa storia. E mi sembra che il punto in cui siamo oggi sia diretta conseguenza dell’estrema violenza e del razzismo che ci sono stati in passato. Volevo condividere queste informazioni con chi non conosce ancora come sono andate le cose».

Tran non è l’unica autrice di 60 Years and Still e Centuries and Still. Attorno a entrambi i progetti si è creata una vera e propria squadra di lavoro, e sul sito dell’iniziativa — Still-Films — è linkata una lunga lista di risorse per approfondire il tema.

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