Rational Simplicity, un libro dedicato alla vita e le opere del grande designer americano Rudolph de Harak

Girando per New York si trovano ancora i segni del suo passaggio: il grande orologio alto tre piani, che oggi svetta sopra a uno Starbucks, o la replica in metallo di un aereo della prima guerra mondiale che sta sul tetto del grattacielo al 77 di Water Street, fatto costruire solo per far divertire i “vicini di veduta”. Ma la maggior parte delle opere del grande designer americano Rudolph de Harak è soprattutto negli scaffali di milioni di persone, tra le collezioni di dischi e di libri — in forma di copertine, che il progettista disegnò a centinaia, toccando probabilmente uno dei punti più alti del cosiddetto “modernismo americano”.

Nato nel 1924 in California, de Harak crebbe in una famiglia numerosa che abitava poco distante dagli studios cinematografici. Il padre e la madre gli affibbiarono il nome Rudolph perché erano grandi ammiratori dell’attore italiano Rodolfo Valentino, mentre il cognome “de Harak” si deve all’astuzia del padre, un immigrato cecoslovacco arrivato negli USA per trovare lavoro come chef. «Nessuno prenderebbe un cuoco cecoslovacco», pensò, e quindi aggiunse un de al suo vero cognome, spacciandosi per francese.

“Rational Simplicity. Rudolph de Harak. Graphic Designer”, Vol, 2021
(courtesy: Volume)

Come molti della sua generazione, Rudolph de Harak ebbe un’infanzia e una giovinezza piuttosto difficili: la separazione dei genitori; un padre che non vide mai più dall’età di cinque anni; il trasferimento prima a Chicago poi a New York, quand’era ancora un ragazzino; i problemi economici nel periodo della Grande Depressione; la sconvolgente esperienza della seconda guerra mondiale.

Quando nel 1946 tornò a casa dai campi di battaglia europei, andò in un’agenzia di collocamento e disse all’impiegata: «Vorrei un lavoro dove non ci sia da sollevare niente di più pensante di una matita». Fu così che entrò in una piccola agenzia di servizi grafici che lavorava a sua volta per delle agenzie pubblicitarie. Quello fu l’inizio — dal livello più basso — di una carriera che lo portò ad aprire un suo studio già nel 1952 e a diventare, tra gli anni ’60 e ’70, uno dei più apprezzati e influenti graphic designer americani.

“Rational Simplicity. Rudolph de Harak. Graphic Designer”, Vol, 2021
(courtesy: Volume)
“Rational Simplicity. Rudolph de Harak. Graphic Designer”, Vol, 2021
(courtesy: Volume)

Lavorò per le principali riviste. Progettò logo, mobili, accessori, mostre. Disegnò le iconiche borse del Met di New York e la grafica della leggendaria flotta di camion del New York Times. Ideò un tunnel luminoso dentro a un grattacielo. E, come già accennato, sfornò una quantità incredibile di copertine, sia per i dischi di musica classica e jazz di etichette come Columbia, Westminsfer, Remington, Pontiac, Oxford, Circle, sia per la casa per la casa editrice McGraw-Hill, i cui tascabili, grazie a de Harak, dettarono la linea per almeno un decennio in fatto di grafica editoriale.
Tra l’altro, come ricordò l’autore stesso, le copertine per McGraw-Hill nacquero quasi per caso. L’editore aveva sentito parlare di lui e lo chiamò per realizzate il logo della collana di tascabili. Mentre ci lavorava, volle anche dar loro una dimostrazione pratica dell’uso del marchio nella grafica. Così chiese dei libri di prova e gliene mandarono una mezza dozzina, tra i tanti che la casa editrice programmava di ristampare. De Harak si inventò quindi delle copertine e applicò il logo. Quando l’editore vide quel lavoro, si innamorò sì del marchio ma anche delle copertine. Il resto è storia: ne realizzò 350 in tre anni, a un ritmo che andava dalle 10 alle 20 al mese.

“Rational Simplicity. Rudolph de Harak. Graphic Designer”, Vol, 2021
(courtesy: Volume)

Quelle grafiche oggi appaiono come la perfetta sintesi tra il modernismo di scuola svizzera e l’acceso vocabolario visivo della tradizione americana. Un perfetto compromesso tra precisione e sottile vitalità.
«Ho cercato di sviluppare forme che coprissero l’intero spettro emotivo e che fossero anche impeccabili nel loro senso dell’ordine. Questo per me era il Modernismo, e per questo motivo volevo creare costellazioni così ricche da poter comunicare esse stesse dei contenuti», disse il designer.

A quasi vent’anni dalla sua scomparsa (deHarak è morto nel 2002, pochi giorni dopo aver compiuto 78 anni) la sua vita, le sue opere e la sua eredità artistica e progettuale sono ora al centro di un bel progetto editoriale che — incredibilmente — è il primo ad approfondire come si deve un autore fondamentale per la grafica del XX secolo.
Si tratta di una monografia di 408 pagine, intitolata Rational Simplicity: Rudolph de Harak, Graphic Designer e curata dal designer Richard Poulin, che in passato ha lavorato con lui.

“Rational Simplicity. Rudolph de Harak. Graphic Designer”, Vol, 2021
(courtesy: Volume)

Il libro sarà pubblicato da Volume, piattaforma nata nel 2017 dall’idea di Lucas Dietrich, direttore editoriale della casa editrice Thames & Hudson, e da Darren Wall, fondatore della casa editrice indipendente Read-Only Memory.
La particolarità delle pubblicazioni di Volume è che queste sono relative unicamente alle arti visive e vengono effettivamente prodotte solo nel caso del raggiungimento di un numero di prenotazioni sufficienti.

Per avere Rational Simplicity: Rudolph de Harak, Graphic Designer, quindi, bisognerà pre-acquistare una copia, con la possibilità di scegliere tra l’edizione normale o quella da collezione, che è anche disponibile con un set di stampe in edizione limitata.

“Rational Simplicity. Rudolph de Harak. Graphic Designer”, Vol, 2021
(courtesy: Volume)
“Rational Simplicity. Rudolph de Harak. Graphic Designer”, Vol, 2021
(courtesy: Volume)
“Rational Simplicity. Rudolph de Harak. Graphic Designer”, Vol, 2021
(courtesy: Volume)
“Rational Simplicity. Rudolph de Harak. Graphic Designer”, Vol, 2021
(courtesy: Volume)
“Rational Simplicity. Rudolph de Harak. Graphic Designer”, Vol, 2021
(courtesy: Volume)
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