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Da Cecilia Vanin una tesi sul city branding di Venezia

Come idealmente alzandomi in piedi e prendendo la parola in una seduta collettiva di mutuo aiuto stile Alcolisti Anonimi, eccomi qui a confessare il mio problema con la sovraesposizione.
Non so se c’è un nome preciso, al di là del più facile ma non del tutto accurato “snobberia”, per definire la situazione. Che è questa: quando esce fuori un prodotto culturale del quale si incomincia a parlare molto, io perdo ogni curiosità. Succede coi film, succede con le serie tv, un po’ meno coi libri, perché, per quanto le bolle social libresche siano assai attive, non è qualcosa di minimamente paragonabile a tutto ciò che gira attorno a quel che esce sugli schermi.
Per questo, nel momento in cui trovo qualcosa che immagino stia per deflagrare all’interno del dibattito collettivo, o mi faccio una rapida abbuffata prima di leggere qualcosa in proposito e soprattutto prima che diventi fenomeno e poi meme, oppure aspetto. Anche anni (così è stato, ad esempio, per Breaking Bad).

Altro aspetto del medesimo “morbo” è il rapporto con le città. Anche se sono ben cosciente di come probabilmente non esistano più pezzetti di mondo inesplorati, mi piace illudermi che ci siano ancora dei posticini “solo per me”.
A Bologna, che pure abito da tanti anni, ho ancora questa sensazione. Ce l’ho praticamente ovunque, in Italia, tranne che a Firenze e Venezia, che, probabilmente a causa di quel fenomeno chiamato overtourism, mi danno l’idea di non avere alcunché da offrirmi. Lì per me non c’è nulla. Sono consapevole di essere in torto, ma più provo a combattere questa sensazione e più questa si ripresenta, potente, inevitabile.

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(courtesy: Cecilia Vanin)

Tale premessa per dire quanto io apprezzi il coraggio e la giovanile testardaggine di Cecilia Vanin, ex studentessa della sede di Pordenone dell’ISIA Roma Design, che ha avuto l’ardire di lavorare, per la sua tesi di laurea, al city branding di una città che, in Italia, è l’incarnazione stessa della sovraesposizione e dell’overtourism: Venezia (sebbene, con la pandemia, sia finalmente tornata al centro del dibattito l’opportunità di rivedere le politiche sul turismo, il commercio e i servizi, tra sostenibilità e il rischio, sempre in agguato, di promuovere un turismo per pochi — leggi per ricchi — usando le armi del decoro per una bella pulizia “di classe”1).

Vanin oggi lavora in uno studio di comunicazione proprio a Venezia, ma tutto il periodo in cui ha frequentato la triennale l’ha passato soprattutto in treno, «fantasticando, progettando e leggendo libri», spiega lei stessa.
Grande appassionata di tipografia, a un certo punto ha deciso che la sua tesi sarebbe stata dedicata a quella che lei definisce come «una città che tutti conoscono, ma nessuno la conosce davvero».
Dopo averne parlato col suo relatore, il professor Tommaso Gentile, che ha appoggiato la scelta dicendo «è un progetto molto articolato ma vedrai come ci divertiremo!», Vanin si è messa al lavoro.

Di seguito il racconto di tutto il percorso affrontato, insieme ad alcune immagini tratte dalla tesi stessa.

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la rilegatura a mano (courtesy: Cecilia Vanin)

Lo sviluppo del progetto, inizialmente, non è stato semplice e sono stati necessari diversi mesi di ricerca perché era un argomento a me poco conosciuto.
Ho iniziato analizzando altri progetti di city branding, leggendo libri e articoli, cercando di capire i presupposti, le motivazioni e gli obiettivi sviluppati.

Una volta compresi gli elementi più tecnici che mi servivano per sviluppare il progetto, mi sono documentata su scrittori, pittori e fotografi che hanno raccontato questa meravigliosa città.
Poi sono andata io stesso in giro per Venezia, in modo tale da viverla e provare a capirla meglio.

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Venezia Tips (courtesy: Cecilia Vanin)

Appena si arriva in stazione, la sensazione è di trovarsi in mezzo a gente di corsa, che non aspetta altro di vedere e fotografare il maggior numero di cose. Ma appena fuori dalla stazione centrale tutti si fermano, almeno per un attimo, per assaporare il panorama di fronte a loro, e il tempo sembra rallentare un po’.

Attraverso un questionario, ho provato a capire cosa effettivamente pensasse la gente della città.

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(courtesy: Cecilia Vanin)

Ho posto domande come «Quali tra questi simboli colleghi a Venezia?», «Se Venezia fosse una persona, sarebbe uomo o donna?», «Che carattere, che tono di voce avrebbe?».

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L’immagine istituzionale (courtesy: Cecilia Vanin)
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Il marchio Venezia (courtesy: Cecilia Vanin)

Per realizzare il marchio ho fatto una ricerca approfondita sulla stampa e su Venezia, onorando il grande Aldo Manuzio, il primo editore in senso moderno. Ho consultato testi che riportano la prima opera latina stampata da Manuzio nel 1496, il De Aetna

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Il carattere disegnato originariamente da Francesco Griffo per l’edizione del “De Aetna” di Pietro Bembo stampata da Manuzio, e la versione sviluppata a inizio ‘900 da Monotype (courtesy: Cecilia Vanin)

Mi sono resa conto di come non bastasse il passato per raccontare l’importanza di una città senza tempo. 
Ho quindi, creato un logotipo unico attraverso la combinazione di due font contrastanti; un serif che richiama la storia, l’eleganza e la classicità ed un sans serif che vuole trasmettere la sua contemporaneità.

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Gli eventi a Venezia (courtesy: Cecilia Vanin)
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Gli eventi a Venezia (courtesy: Cecilia Vanin)

Oltre il marchio e i suoi documenti istituzionali ho voluto parlare alle persone che vivono e visitano Venezia, raccontandone gli eventi con delle “orme”, che ricordano i riflessi dell’acqua e la nebbia con dei colori intensi e forti come il carattere della città. 

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Gli eventi a Venezia (courtesy: Cecilia Vanin)

Ogni evento caratteristico della città avrà la sua orma personalizzata così, una volta identificata, rimarrà sempre la stessa, dando identità sia all’evento che alla città stessa.

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Venezia Tips (courtesy: Cecilia Vanin)
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Venezia Tips (courtesy: Cecilia Vanin)

Volevo anche colpire l’osservatore, chiunque esso sia, e farlo soffermare per comprendere l’importanza di questa città e del rispetto che merita.
Soprattutto, volevo raccontare una Venezia che parla di sé, e che riesca a “responsabilizzare” la gente che la visita. Perché Venezia non è un parco giochi, è una realtà diversa.

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Venezia Tips (courtesy: Cecilia Vanin)

Da qui nascono i Tips, dall’unione tra l’antico e il moderno, dal torchio tipografico allo scanner. I Tips sono delle pillole di saggezza da inserire all’interno della città, delle grafiche impattanti, che riescono a catturare gli occhi dei passanti così da stimolare comportamenti rispettosi.

Ho presentato la tesi in un libro formato A5, rilegato a mano a filo refe.
Il libro è posizionato all’interno del suo cofanetto in legno, omaggio alle fondamenta che sostengono la città.

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Il cofanetto in legno che contiene la tesi (courtesy: Cecilia Vanin)
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Gli effetti realizzati con lo scanner e utilizzati per i Tips (courtesy: Cecilia Vanin)
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Gli effetti realizzati con lo scanner e utilizzati per i Tips (courtesy: Cecilia Vanin)
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Venezia Tips (courtesy: Cecilia Vanin)
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Venezia Tips (courtesy: Cecilia Vanin)
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