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La forma della lettere: un libro sul type designer Kris Sowersby

Qual è la forma reale delle lettere? Quella esatta, definitiva: l’archetipo, dal quale derivano tutte le altre. Ce n’è davvero uno? Come immagino una S, o una Q?
Effettivamente non ci avevo mai pensato, finché non ho sentito Kris Sowersby dire questo: «Non c’è una forma definitiva dell’alfabeto. L’alfabeto è un concetto che si concretizza attraverso innumerevoli tipi di lettere disegnate e progettate; l’alfabeto non è definito da un singolo carattere tipografico, ma espresso attraverso tutti quanti i caratteri».

Classe 1981, nato e cresciuto in Nuova Zelanda, Sowersby è uno dei più importanti type designer contemporanei. Col suo studio, Klim Type Foundry, fondato nel 2005, ha prodotto font utilizzati in tutto il mondo per marchi, libri, riviste, capi d’abbigliamento, packaging, pubblicità e siti web, e ha creato caratteri su misura per clienti come il Financial Times, National Geographic e PayPal, portandosi a casa, lungo il tragitto, una lista di premi più lunga del mio cv.

Quello che fa Sowersby, tuttavia, non è “solo” progettare caratteri tipografici, ma anche trovare, tra il nero delle forme e lo spazio bianco che le circonda, dei significati più alti.
«Quello che ho cercato di fare negli ultimi anni è pensare a cosa esattamente sto facendo, per capirne il significato più profondo, i concetti e le filosofie che vi sono dietro», spiega in un’intervista. E prosegue: «Nel mondo della grafica e del type design si è soliti dire che un carattere tipografico è uno strumento. Non ne sono del tutto sicuro — è stato detto così spesso che ormai è una cosa universalmente accettata. Ma io non lo accetto, e ho cercato di pensare cosa sia esattamente un carattere tipografico. Una definizione di base di uno strumento è qualcosa che viene utilizzato per eseguire un’attività, quindi è una definizione molto ampia. Un coltello è uno strumento, una spatola è uno strumento, un cric è uno strumento, tutto quel genere di cose. Uno strumento può lasciare un segno, ma lo strumento stesso non è presente nel prodotto finale, lo utilizzi per creare l’oggetto. Un carattere tipografico è una cosa, quindi è più vicino a un materiale. Penso che sia più vicino, diciamo, ai mattoni o al legno o qualcosa che un costruttore userebbe per costruire una casa o agli ingredienti che uno chef userebbe per preparare un pasto».

“Kris Sowersby: The Art of Letters”, Formist Editions, 2021 (fonte: kickstarter.com)

Le riflessioni di Sowersby stanno ora per essere tradotte in un libro: un poderoso volume di ben 800 pagine che presenta oltre 750 caratteri disegnati dal designer, presentati però non come parte di un sistema ma come singole opere d’arte, stampate nero su bianco in grandi dimensioni.
«Mentre un carattere tipografico è un insieme ben progettato di molti elementi, se si rimuove il contesto dei sistemi linguistici e degli alfabeti, ogni carattere può essere visto come un singolare disegno astratto», scrivono gli editori del libro, e cioè Formist Editions, casa editrice indipendente australiana che è anche uno studio di design e una fonderia digitale di caratteri tipografici.

Ad accompagnare i glifi ci sarà un’introduzione scritta da Mark Gowing, fondatore di Formist, che si occuperà anche del design del volume, e un saggio critico del graphic designer Paul McNeil.
Per finanziare la produzione del libro, che si intitolerà Kris Sowersby: The Art of Letters, è stata lanciata una campagna di crowdfunding, attraverso la quale se ne può già prenotare una copia.
L’uscita è prevista per aprile 2021.

“Kris Sowersby: The Art of Letters”, Formist Editions, 2021 (fonte: kickstarter.com)
co-fondatore e direttore

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