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Turbine: un disorientante corto d’animazione ispirato al segno delle incisioni all’acquaforte

Luogo e tempo sono sconosciuti. Forse siamo ai primi del’900, in una città che potrebbe essere ovunque. Un pilota torna a casa e atterra direttamente dentro al suo palazzo. La moglie, che probabilmente non lo vede da molto, ha un sussulto. Al posto della sua solita faccia, il marito ha infatti una turbina. Per il resto, “funziona” come prima, solo che non può mangiare, e si scopre che ha un debole per il ventilatore a soffitto.
Lei, innamorata e preoccupata che questa nuova forma cyborg possa rovinare il loro rapporto, decide di rinunciare a sua volta a parte della sua umanità.

Ecco, in breve, la surreale storia raccontata da Turbine, un cortometraggio d’animazione in cui la sinossi ha però solo una parte del merito (o della colpa) per il senso di meraviglia, disorientamento e sgomento che induce negli spettatori e nelle spettatrici. Il concetto che non riesco a togliermi dalla testa è quello di “disarmonica armonia”. Gli elementi — il segno, il ritmo della narrazione, le inquadrature, le invenzioni visive (le cose che girano, a ricordare la turbina, il treno che si muove a mo’ di bruco, solo per citarne un paio), il tema musicale — sembrano congiurare per disattendere le aspettative e offrire, invece, un’esperienza difficilmente descrivibile a parole.

L’autore, Alex Boya, non è dopotutto così lineare neppure quando si tratta di raccontare e promuovere il suo lavoro (basta esplorare il suo sito per rendersene conto) e dietro e attorno alle sue opere costruisce dei veri e propri “mondi”, anzi “universi”, come li chiama lui: ecco quello di Turbine, pieno di schizzi, gif, appunti visivi, foto delle fasi di produzione; ed ecco quello di The Mill, sul quale sta lavorando e che dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2020.

Nato in Bulgaria ma di base in Canada, a Montreal, Boya disegna fin da quando era bambino. Figlio d’arte — la madre, Daniela Zekina, è un’illustratrice per l’infanzia — si è specializzato in illustrazione medica e ha cominciato a sperimentare nel campo dell’animazione mentre studiava alla Concordia University’s Mel Hoppenheim School of Cinema.
Il suo stile è incline all’improvvisazione (è affascinante vederlo disegnare) e per Turbine ha deciso di adottare — con la consulenza della madre — un segno ispirato a quello delle incisioni all’acquaforte, realizzando ben 4000 fotogrammi.

L’idea della storia è invece arrivata dal mondo dei sogni. Alzandosi al mattino, con ancora in bocca il retrogusto delle atmosfere oniriche, Boya ha preso via via gli appunti, in forma di schizzi, di quelli che sarebbero poi diventati gli spunti fondamentali per Turbine.
Realizzato nel 2018, il corto ha vinto premi, è stato presentato in alcuni tra i principali festival ed è da poco uscito in versione integrale su Vimeo.

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