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Alfa-Beta: una campagna di crowdfunding per ristampare il libro di Aldo Novarese nel 1964

Una lunga carriera, la direzione artistica della più grande e importante fonderia tipografica italiana del ‘900, oltre 100 famiglie di caratteri progettate: se mettiamo tutto questo sul piatto della bilancia, ne possiamo dedurre che Aldo Novarese non abbia oggi la fama che avrebbe meritato, neppure tra coloro che di grafica si occupano.

Aldo Novarese, Studio artistico Nebiolo (copyright: Famiglia Argentero Novarese)

Ne parla Sergio Polano nel breve saggio Aldo Novarese e l’arte dei tipi1: «Ai cultori dell’architettonicissima arte del disegnare artefatti così universalmente presenti da essere invisibili, o, meglio, inavvertibili quali i caratteri, sono ben noti, tra i contemporanei, i nomi del sovversivo Paul Renner, […] del lapidario Arthur Eric. R. gill, […] dell’intellettuale Stanley Morrison, […] dell’elvetico Max Miedinger, […] del prolifico Adrian Frutiger, […] e più recentemente del versatile Erik Spiekermann […]. Non altrettanto diffusa è forse la conoscenza dell’opera tipo-grafica rilevantissima di Aldo Novarese».

E lo ricorda anche Mario Bubbico2: «Aldo Novarese, “uomo di raffinate conoscenze e di rara esperienza circa la moderna estetica applicata alle lettere”, pur essendo l’ultimo erede di una secolare tradizione nell’Arte della stampa, quella italiana di Aldo Manuzio, Giambattista Bodoni, Raffaello Bertieri e Giovanni Mardersteig, è stato una figura molto spesso dimenticata come fosse il normale destino di coloro che per una vita si impegnano nella produzione di strumenti tecnici concreti (i caratteri) per l’elaborazione di pensieri astratti, utili al cammino dell’intera umanità».

Aldo Novarese, Studio artistico Nebiolo (copyright: Famiglia Argentero Novarese)

Quest’anno cade il centenario dalla nascita di Novarese, occasione per rimediare all’immeritato semi-oblio — non ci sono archivi a lui dedicati, né monografie — di un uomo che ha vissuto il ‘900 da protagonista, dietro a un tavolo da disegno, fin da giovanissimo.

Nato nel 1920 a Pontestura, un paesino in provincia di Alessandria, a soli 16 anni venne assunto nello studio artistico della fonderia Nebiolo di Torino, chiamato dall’allora direttore Alessandro Butti come suo collaboratore personale.
Oppositore della guerra nel periodo in cui fu richiamato alle armi, nel ’43 diventò partigiano e venne addirittura fucilato dai nazisti, riuscendo però a sopravvivere rimanendo per due giorni sotto ai cadaveri degli altri giustiziati3.
A guerra finita tornò a lavorare alla Nebiolo, dove nel ’52 sostituì Butti in veste di direttore dello studio artistico, disegnando decine di famiglie di caratteri e rimanendovi fino a quando la FIAT entrò nella società e decise di cessare la produzione di caratteri da stampa. A quel punto — siamo alla fine degli anni ’70 — continuò a lavorare come freelance per quasi vent’anni, fino alla morte, nel 1995.

Appassionato pittore e fotografo, Novarese fu anche autore di diverse pubblicazioni: nel ’57, ne Il Carattere, propose una classificazione dei caratteri occidentali in dieci tipologie, in base ai loro tratti terminali — lapidari, scritti, medioevali, ornati, veneziani, egiziani, transizionali, lineari, bodoniani e fantasie — mentre tra gli anni ’60 e ’70 realizzò due libri per l’insegnamento del disegno dell’alfabeto nelle scuole di grafica: Alfa-Beta (1964) e Il Segno Alfabetico (1971), entrambi ristampati nel corso dei decenni.

(courtesy e copyright: Klak)

Proprio in occasione dei 100 anni, il 29 giugno, giorno della nascita di Novarese, è stata lanciata una campagna di crowdfunding per la riedizione di Alfa-Beta.
Si tratta di un ambizioso progetto nato dalla collaborazione tra molti “attori” differenti: Archivio Tipografico, laboratorio torinese per lo studio, la conservazione e l’esercizio dell’arte tipografica; Studio 23.56, studio di grafica e type design interno ad Archivio Tipografico; Matilde Argentero, designer e nipote di Novarese; Federica Novarese, figlia di Aldo; e Lorenzo Bolzoni, senior designer per Bao Publishing. Il tutto in collaborazione con il Politecnico di Torino, che conserva i materiali e detiene i diritti di Progresso Grafico, associazione culturale e casa editrice della prima edizione del libro, che all’epoca costava 5000 Lire.

«Volendo riprodurre un oggetto il più possibile fedele all’originale, siamo stati entusiasti nell’entrare in possesso delle pellicole in acetato utilizzate per l’incisione delle lastre per la stampa in offset dell’edizione del 1983. Una volta pulite a mano e scannerizzate ci permetteranno di ricostruire in digitale il testo del 1964, suddiviso nei tre colori originali», spiega la squadra che sta dietro all’iniziativa.

Pulizia delle pellicole (copyright: Archivio Tipografico)
Scansione delle pellicole (copyright: Archivio Tipografico)
Scansione delle pellicole (copyright: Archivio Tipografico)

Ad arricchire l’opera — che ha anche un suo sito web dedicato e che uscirà nell’autunno del 2020, con una presentazione ufficiale durante un evento al Castello del Valentino, sede storica del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino — ci sarà anche una Reader’s Guide, con la traduzione in inglese di tutti i testi, un’introduzione al libro e una prefazione storica scritta dall’autore, editore e stampatore Enrico Tallone.

«Alfa-Beta», scrivono nella presentazione del progetto, «è un’opera che mostra un punto di vista molto specifico: è una delle poche opere di storia del carattere tipografico redatta in italiano, e una delle pochissime ad essere stata scritta da un disegnatore di caratteri e non da uno storico o studioso. Aldo Novarese, direttore dello Studio Artistico Nebiolo già dal 1952, la redige come sintesi dei suoi studi storici sul disegno delle lettere. Probabilmente ispirato dalla sua esperienza di insegnante presso la scuola Vigliardi Paravia e dagli incontri annuali dell’École de Lure, introduce il testo descrivendolo come un lavoro dal fine esplicitamente didattico e in esso riesce a rappresentare la complessità di una disciplina in costante mutamento come il disegno del carattere. L’ordine dei capitoli è cronologico, ma l’esposizione dei contenuti si sposta gradualmente dalla cronaca di fatti e circostanze storiche a una narrazione sempre più affidata a tavole e illustrazioni che presentano la varietà di forme visive dei caratteri più moderni, arrivando alla presentazione di progetti tipografici recentissimi e innovativi come l’Eurostile, pubblicato dalla Nebiolo due anni prima della comparsa del volume. Tutto il volume è intervallato da tavole dimostrative di stili calligrafici e caratteri tipografici spesso selezionati tra quelli disegnati dallo stesso Novarese».

(courtesy e copyright: Klak)
(courtesy e copyright: Klak)
(courtesy e copyright: Klak)
(courtesy e copyright: Klak)
(courtesy e copyright: Klak)
(courtesy e copyright: Klak)
(courtesy e copyright: Klak)
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(courtesy e copyright: Klak)
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(courtesy e copyright: Klak)
Aldo Novarese, Recta (copyright: Famiglia Argentero Novarese)
Aldo Novarese, Studio artistico Nebiolo (copyright: Famiglia Argentero Novarese)
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