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Tropographics: alla ricerca dei “tropi” nei paesaggi di tutto il mondo

Da poco più di dieci anni i fotografi documentari, gli street photographer e gli artisti impegnati nell’indagine dell’impatto delle nuove tecnologie sulla nostra vita hanno a disposizione un ulteriore strumento per registrare la realtà: non serve uscire di casa e non servono nemmeno apparecchi fotografici, basta un dispositivo connesso a Google Maps o Google Earth.
La cosiddetta Street View Photography — che utilizza cioè le immagini raccolte per le strade di tutto il mondo dagli obiettivi grandangolari di proprietà di Google — è un fenomeno che ha iniziato a imporsi intorno al 2010 ed è stato presto sdoganato all’interno del mondo dell’Arte e della Fotografia con la A e la F maiuscole. Dal progetto Nine Eyes di Jon Rafman, esposto nelle più prestigiose gallerie del mondo, alla menzione d’onore conquistata da Michael Wolf al World Press Photo del 2011 con A Series of Unfortunate Events, ormai la Street View Photography — intersezione tecnologica da street photography e ready made — è una pratica quasi universalmente accettata, sebbene sollevi ancora, da parte di professionisti, artisti e critici, la questione se si tratti davvero di fotografia o meno.

«Sono foto che nessuno ha fatto e ricordi che nessuno possiede. Reintroducendo lo sguardo umano, riaffermo l’unicità dell’individuo», dice Rafman, puntando l’attenzione su due aspetti fondamentali di questa — chiamiamola così — corrente della fotografia:
1) si tratta di immagini raccolte automaticamente da una macchina, immagini che dunque nessuno ha coscientemente catturato;
2) l’atto fotografico consiste nella selezione: come nel ready-made duchampiano l’oggetto diventa arte quando l’artista lo sceglie e dichiara «questa è arte», allo stesso modo gli scatti di Google Street View diventano fotografia quando il fotografo se ne impossessa.

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Jeju, Corea del Sud. Novembre 2018
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Coca-Cola

L’applicazione più affascinante e piena di potenzialità, in questo tipo di attività fotografica, è a mio parere quella di catalogazione. Inventariare il mondo attraverso l’unico strumento capace di registrarlo quasi nella sua totalità, che è ciò che stanno facendo Filippo Bardazzi e Laura Chiaroni, cercando, con il loro progetto Tropographics, affinità e differenze attorno ad alcuni elementi e motivi comuni, che si ripetono, in maniera simile eppure lievemente discrepante, in tutto il pianeta.

Fondatori del collettivo SooS Chronicles, Bardazzi e Chiaroni sono due fotografi di base a Firenze e lavorano a Tropographics fin dal 2016.
«La nostra ricerca», spiegano, «si concentra sul concetto di trópos, un termine greco che fa riferimento all’uso di figure retoriche e di stereotipi, originariamente circoscritto alla letteratura. Abbiamo adottato questo concetto e ne abbiamo allargato il significato fino a identificare con esso alcuni elementi ricorrenti del paesaggio all’interno della narrativa visuale. Google Street View è il mezzo che abbiamo fin da subito ritenuto migliore per raccogliere esempi specifici di tropi in diverse aree del mondo. Mentre mettevamo assieme le nostre serie ci siamo immediatamente accorti che la maggior parte delle categorie rappresentava anche un chiaro e riconosciuto motivo (un cliché, forse?) nella storia della fotografia».

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Erdenet, Mongolia. Marzo 2015
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Parchi gioco

Ad oggi il progetto presenta immagini organizzate in diverse categorie: parchi gioco, case rosse, venditori di strada, case abbandonate, croci cristiane, Coca-Cola, rotonde (interesse condiviso con un’altra Street View Photographer: Xiao Yang), silos, fari marittimi, parchi acquatici, dinosauri finti, cani, passaggi a livello, frontiere, macchine coperte, barche, cumuli, tunnel, panni stesi, statue di Lenin (che, curiosamente, non sono circoscritte solo alle ex repubbliche sovietiche ma si trovano anche in Germania, Regno Unito e Stati Uniti), fermate degli autobus, distributori di benzina, serbatoi idrici, cantieri, telefoni pubblici e gli onnipresenti McDonald’s.

Quella visibile online è solo parte del materiale raccolto, che continuerà ad arricchirsi di foto e di categorie, per scoprire i diversi contesti di un medesimo elemento, o le differenti forme che questo può assumere.

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Palermo, Italia. Giugno 2015
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Distributori di benzina
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Madhupur, Bangladesh. Dicembre 2015
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Rotatorie
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Durango, Messico. Dicembre 2014
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Auto coperte
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Wadi Al Helo, Emirati Arabi Uniti. Novembre 2016
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Tunnel
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Súðavík, Islanda. Agosto 2013
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Case rosse
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Colorado Springs, USA. Maggio 2018
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Parchi acquatici
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Mersin, Turchia. Aprile 2015
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Silos
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Sucre, Bolivia. Luglio 2015
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Dinosauri
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