Refuge, storie umane dalla crisi dei rifugiati

Dopo essere stati più di un mese reclusi nelle nostre abitazioni, l’idea di trascorrerci anche un solo giorno in più sembrava una forma di girone dantesco. Qualcuno scopriva per la prima volta di essere claustrofobico, qualcun altro cominciava ad avere tic nervosi, altri ancora hanno consumato ogni idea utile per occupare il tempo. Eppure le quattro mura, che assomigliavano in quei giorni ad una prigione, sono state anche la nostra arma più potente contro la pandemia. Sarà che forse allora dovremmo allenare il muscolo della gratitudine? 

Per chi volesse un incentivo a farlo, basta spostare lo sguardo a est o anche nel nostro Mediterraneo: lì dove noi vorremmo recarci per passare le nostre vacanze estive, migliaia di persone cercano di attraversare o approdare, perché nemmeno la pandemia ha reso più sicure le loro case. Le stanze dei luoghi dove hanno vissuto i momenti più felici sono diventate tende che non bastano per tutti, le mascherine che ci proteggono nelle nostre poche uscite sono i giubbotti di salvataggio, le loro vite diventano storie del passato.

Nel 2016, un gruppo di filmmaker si è recato in Grecia per raccoglierle in un video di una ventina di minuti dal titolo, Refuge, human stories from the refugee crisis. Complice l’emotività del periodo surreale in cui siamo finiti tutti, è difficile non farsi trascinare dalle lacrime di chi ha perso tanto sia in termini materiali che non, è difficile non chiedersi come si fa a vivere un momento del genere in un luogo che non è casa.

Per chiudere con una nota più positiva e più nerd, se la realizzazione del video vi ha affascinato, vi lasciamo in dono anche il suo dietro le quinte.

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