Il nuovo giardino del Vitra Campus, progettato da Piet Oudolf

Nello stile, nel portamento e nell’abbigliamento lo sprezzante è chi mostra disinvoltura e naturalezza pur nella ricercatezza, chi sembra non fare sforzo alcuno nel vestirsi, muoversi e comportarsi in maniera tuttavia studiatissima. Allo stesso modo, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, nell’ambito dell’architettura paesaggistica ha cominciato a diffondersi — in assoluta controtendenza rispetto all’eccesso di ornamenti tipico dei decenni precedenti — l’idea di paesaggi dall’aria naturale e quasi selvaggia, frutto però di uno studio scrupoloso e di una minuziosa cura di ogni minimo dettaglio. Uno tra i precursori di questa “scuola” è il progettista olandese Piet Oudolf.

Classe 1944, autore di una decina di libri, protagonista di due documentari, vincitore dei maggiori premi in ambito architettonico e paesaggistico, con alle spalle opere meravigliose pubbliche come la High Line e Battery Park a New York, il giardino della Biennale di Venezia, la Serpentine Gallery di Londra e il giardino del museo Hauser & Wirth nel Somerset, Oudolf incarna egli stesso lo spirito apparentemente noncurante che solo i grandi maestri possono permettersi — soprattutto quelli che come lui, hanno un passato da barista e pescivendolo: «lascio che gli altri vedano in me ciò che vogliono; per alcune persone sono semplicemente un giardiniere», dice.

(courtesy: Vitra)
(courtesy: Vitra)

E opera del “giardiniere” è il nuovo giardino che sorgerà presso il Vitra Campus, la sede dell’azienda svizzera Vitra, un complesso di edifici e strutture costruite a partire dagli anni ’80 — quando gli stabilimenti vennero distrutti da un incendio — e progettate da alcuni tra i più grandi architetti e artisti del mondo (da Frank Gehry a Tadao Ando, da Zaha Hadid a Renzo Piano, da Nicholas Grimshaw a Herzog & de Meuron, da Jean Prouvé a Jasper Morrison).

Quello progettato da Oudolf sarà un giardino labirintico composto da circa 30.000 piante, pensato non come puro elemento decorativo ma come spazio con un’identità a sé stante. «Vorrei che le persone si perdessero nel giardino, anziché limitarsi ad attraversarlo», ha spiegato Oudolf, che ha accuratamente selezionato le specie e organizzato la disposizione in base al calendario delle fioriture — il paesaggista, infatti, predilige creare ambienti “interessanti” tutto l’anno, utilizzando piante con cicli vitali divergenti.

I lavori per il giardino sono iniziati a maggio, e solo tra qualche mese se ne potranno vedere i primi risultati.

(courtesy: Vitra)
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