Liza: un’animazione astratta sulle note di Gershwin

Attorno a metà ‘900 le copertine dei dischi di musica jazz cominciarono a essere attraversate dallo spirito modernista, virando spesso verso un’estetica astratta fatta di geometrie piatte, colori accesi, segni rapidi, macchie di inchiostro che designer come
Reid Miles, Mark Rice, Paul Bacon, Marvin Israel ed Esmond Edwards — nelle copertine progettate per etichette ormai leggendarie come la Prestige, la Blue Note, la Riverside, la Atlantic — a rappresentare sinestesicamente i nuovi suoni che i musicisti stavano sperimentando, tra bebop, cool jazz, hard bop.

Si rifà a quell’immaginario, e alla potenza del colore e delle linee astratte, il corto Liza, del regista d’animazione Bastien Dupriez, interamente girato su pellicola 35mm.
Il pezzo, tuttavia, è molto precedente: si tratta di un celebre standard jazz, Liza (All the Clouds’ll Roll Away), scritto dal genio di George Gershwin negli anni ’20 e uscito per la prima volta nel 1929 all’interno del musical Show Girl, suonato dall’orchestra di un altro gigante: Duke Ellington.

Nel corso dei decenni il brano è stato reinterpretato un po’ da tutti, da Art Tatum a Benny Goodman, da Bing Crosby a Thelonious Monk. Judy Garland, che pure la cantò, ne fu ispirata per dare il nome a sua figlia: niente meno che Liza Minnelli. Ma la versione scelta da Dupriez è quella, recente, del pianista Jean-Michel Pilc, che con le immagini che l’accompagnano entra in un’altra dimensione.

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