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Meditation 17: John Donne e il Covid-19

Gli ultimi anni di liceo la fortuna ha voluto che un’insegnante di inglese madrelingua arrivasse nella nostra classe per svelarci ogni mistero della letteratura anglosassone. Una donna bellissima, con un accento londinese piuttosto evidente e una particolare caratteristica: aveva una passione nel farci imparare a memoria poesie o testi dei suoi autori preferiti. Wordsworth e Blake furono più o meno una passeggiata, ma arrivati a Donne fummo presi contropiede dai passaggi che ci assegnava. La realtà è che forse la parte più difficile fu quella di mettersi nei panni di qualcuno che scriveva che ogni uomo non è un’isola, soprattutto per un’introversa come me. 

Poi è arrivata la nostra prima pandemia, sempre che non siate così longevi da avere ricordi della Spagnola, e la comprensione di quei passaggi è decisamente cambiata per me. Per questo capisco il regista e artista Robert Bingaman che ha preso quel celebre passaggio da Devotions upon Emergent Occasions e lo ha usato come voce fuoricampo per raccontare con il suo video, Meditation 17, l’assurdità di una città vuota, ferma, in parte statica.

Ora come ora, introversione o meno, capiamo più di un liceale davanti a un compito per casa quanto Donne avesse imparato dalla malattia e il periodo di reclusione che lo avevano portato a scrivere quelle parole. Siamo isole in un mare delimitato da quattro mura, circondati dalla morte dei nostri simili e non vediamo l’ora di tornare a essere arcipelago o magari una piccola parte di territorio di un continente molto grande.

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