Moreness: le Dolomiti oltre gli stereotipi

Il termine stereotipo era usato in origine per indicare un procedimento di stampa a matrici tridimensionali. Trattandosi di processo meccanico col quale ottenere riproduzioni in serie, quindi l’esatto opposto dell’unicità del singolo manufatto, la parola ha assunto anche il significato di giudizio generalizzato e precostituito — un pregiudizio —, che non è frutto di un’esperienza diretta e che non tiene conto dei singoli casi e della complessità del reale.
Lo stereotipo, quindi, schiaccia come una pressa ogni piega della realtà, le luci e le ombre, i dettagli nascosti, i sottintesi. Riduce, appiattisce, semplifica e banalizza, con conseguenze che — la storia insegna — possono diventare pericolose.

La sua bidimensionalità rende lo stereotipo facile da processare e da digerire, quindi anche da comunicare e da “vendere”, sia letteralmente che metaforicamente (non a caso la storia della pubblicità è in larga parte una storia di stereotipi). Ciò che non è immediatamente riassumibile e incasellabile, ciò che viene considerato “in più”, viene sacrificato sull’altare del mercato, della velocità e dell’immediatezza dell’informazione. Ma è proprio in quel “di più” che stanno le cose davvero interessanti ed è su quello che da più di 10 anni lavora franzLAB, agenzia di comunicazione fondata da Anna Quinz e Kunigunde Weissenegger.

Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)

Di base a Bolzano, in quel Sud Tirolo che non di rado viene appunto raccontato e dipinto in maniera stereotipata, franzLAB segue un motto che è anche stella polare e dichiarazione programmatica dell’agenzia: «more than apples and cows». Quel more, che si estende oltre l’immaginario collettivo schiacciato sul territorio verde e tranquillo pieno di vacche e di mele, è un poliedro complesso pieno di spigoli e facce e lati semi-nascosi e giochi di luce e di ombre e texture differenti e angoli taglienti. Quel more è la ricerca della realtà che c’è al di là della semplificazione.

Vera e propria summa — o meglio, vetta — di quello che è lo spirito che pervade i progetti di franzLAB è la nuova rivista Moreness, nome che non ha una precisa traduzione in italiano ma che sta a significare un modo di essere “di più” (piuezza? piuitudine?).
Semestrale e trilingue (italiano/tedesco/inglese), Moreness nasce per raccontare in maniera vivida, realistica, approfondita e complessa l’area delle Dolomiti, luogo fisico e mentale che può essere esplorato sotto molteplici punti di vista.

Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)

Il format del magazine è quello della monografia. Ogni numero un tema, raggruppato a sua volta in una trilogia. La prima trilogia è quella della montagna, con le quasi 200 pagine di Above the Tree Line — dedicato all’alta montagna — a fare da primo capitolo (i prossimi saranno On Trees and Woods, sulla foresta, e From Woods to Wood, sul legno).

Ciascuna uscita si sviluppa in 14 saggi, scritti da autori che provengono da mondi e da discipline assai differenti: sono biologi, architetti, curatori, filosofi, scrittori, urbanisti, economisti, e ognuno di loro guida il lettore nel proprio, personalissimo sentiero, su per le rocce, e oltre gli alberi, a guardare la montagna attraverso lenti sempre differenti, dalla scienza alla spiritualità, dal design alla moda, dalla letteratura al cinema, dai sapori alla Storia con la S maiuscola.

Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)

In questo n.1 — impeccabilmente progettato dallo studio grafico typeklang di Bolzano, con una copertina a oblò, carte differenti, inchiostri dorati, inserti pieni di spunti e di link per approfondire l’esperienza — si parla del passato “marino” delle Dolomiti, della montagna come meta e incarnazione di una propria trasformazione personale, dell’oggetto-zaino, dell’architettura dei rifugi, dei segni lasciati dalla prima guerra mondiale («relitti della storia o germogli di una nuova geografia», li definisce Marco Ferrari, architetto e ricercatore), della nuova imprenditoria locale, del design degli oggetti per l’alta quota, dello chef stellato Norbert Niederkofler, del rapporto tra cinema e montagna, di simulazioni climatiche, di alpinismo culturale, di land-art e infine — per chiudere perfettamente il cerchio — di costruzione dell’immaginario montano, tra souvenir e stereotipi.

Una volta arrivati alla fine e dopo essersi immersi tra i testi e le fotografie, quel che resta è la consapevolezza di aver percorso, tra le pagine a due dimensioni del magazine, un affascinante viaggio a tre dimensioni, anzi quattro (il tempo).
«More than apples and cows», appunto. Molto more.

Moreness si può acquistare in alcuni punti vendita oppure scrivendo una mail a [email protected]

Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)
Moreness n.1 – Above the Tree Line, novembre 2019 (foto: Frizzifrizzi)