Love Story: due pupazzi e una potente metafora dell’amore

Bastano uno sguardo, un gesto, una parola. Talvolta è questione di un attimo, altre è il tempo a costruire qualcosa laddove prima non c’era nulla. Indefinibile, indescrivibile, inafferrabile, primordiale eppure infinitamente complesso, l’amore è la più potente forza capace di intrecciare due vite l’una all’altra. Un intreccio che trasforma e si riconfigura in continuazione, e che in certi casi imprigiona, schiaccia, distorce, manda in pezzi, arriva ad annullare un individuo.

Proprio quella dell’intreccio è la metafora utilizzata dalla giovane regista d’animazione Anushka Naanayakkara, in arte Nushy Peas, per il suo cortometraggio A Love Story, realizzato nel 2016, vincitore nel 2017 del premio come miglior corto d’animazione assegnato dalla prestigiosissima British Academy of Film and Television Arts e apparso solo di recente in versione integrale su Vimeo.

Realizzato con pupazzi e ambientazioni fatte di tessuto, tra fili di lana e lacci, il video vede come protagonisti due volti, uno dei quali a un certo punto cade in una non meglio specificata “oscurità”, che mette l’altro nella situazione di dover lottare per mantenere il legame, col rischio però di consumarsi a sua volta.
Aperto a molteplici interpretazioni — quel filo nero che comincia ad avvolgere il volto più scuro e colorato potrebbe essere forse la depressione, oppure una dipendenza, o una malattia grave — , A Love Story si chiude senza offrire ulteriori spiegazioni, esattamente come l’amore stesso, ma riesce a toccare i tasti più sensibili, a intrecciare — appunto — una connessione con lo spettatore.

Costato un anno e mezzo di lavoro, il corto è uscito anche con un filmato che mostra parte del making of.

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