What is Beauty?, la ricerca della bellezza di Marine Billet

Tra le pagine de L’idiota di Dostoevskij, ad un certo punto, il principe Miškin afferma: «La bellezza salverà il mondo». Non abbiamo mai capito se il principe russo ci stesse prendendo in giro o avesse nella mente un’immagine ben precisa, ma certamente possiamo dire che il messaggio suona piuttosto bene, almeno per un’esteta come me. 

Il problema non è tanto l’interpretazione delle parole, quanto il fatto che di tempo ne è decisamente passato e la bellezza ha assunto così tante forme che ci ha sempre lasciato con un grande punto di domanda: ma esattamente cos’è la bellezza? Ne esiste una sola convenzionale definizione o cambia a seconda di ognuno di noi, dei nostri gusti, del nostro umore, dei nostri ricordi, dei nostri tempi?

Marine Billet, giovane regista francese, si è cimentata in questa domanda nel suo primo short film realizzato in collaborazione con Ignant e dal titolo What is Beauty?, per l’appunto. 

Una voce fuori campo ripercorre la sua infanzia, i primi contatti con la parola “bello” — in questo caso “bella” — che le veniva attribuita, anche se con un certo suo fastidio. Poi diventa imperfetta, come un vaso che viene fatto cadere dal vento. Torna a guardare sé stessa, questa volta con i suoi occhi, cerca la bellezza ma non la trova nella distorsione dell’immagine che ha del suo volto, del suo corpo, e si chiede se le appartenga. È affascinata dal piatto che ha davanti ad una cena tra amici, è così bello che sembra invogliarla a essere sentito, provato e allora infila le dita e una serie di sensazioni la sommergono. Si ferma nella velocità quotidiana per guardare un oggetto volare nell’aria, che nel suo movimento le sembra bellissimo. Ma non sarà che la bellezza allora è fermarsi e godere di un attimo di silenzio, delle sensazioni di quel momento? Ai posteri l’ardua sentenza.

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