Repetition: come topi nella ruota

Costruire salire andare avanti riempire produrre consumare crescere ottimizzare connettere velocizzare automatizzare costruire consumare crescere andare avanti ottimizzare produrre connettere riempire automatizzare andare avanti sali sali produci cresci produci consuma consuma riempi connettiti ottimizza cresci riempi vai avanti consuma produci accelera riempi cresci consuma fino alla fine fino alle fine fino alla fine fino alla fine senza alternative, non ci sono alternative.

Nonostante gli scorci naturali che spuntano qua e là in questo bellissimo cortometraggio intitolato Repetition, faccio davvero una gran fatica a leggerci un messaggio di speranza. Sarà che i quarant’anni sono arrivati come una mazzata sugli stinchi mentre correvo e correvo cercando di tenere il passo. Sarà che negli ultimi mesi letture e visioni su grandi e piccoli schermi mi hanno portato via dal colorato nastro trasportatore dell’ottimismo (dove suonano pezzi di Jovanotti 24/7) e condotto sull’orlo del burrone. L’antropocene, visto da qui, è la copertina di un libro di Lovecraft, è una massa brulicante e immane che non riesci mai a mettere a fuoco del tutto ma che, una volta che ci hai posato gli occhi sopra, non puoi più non vedere, nemmeno se ti metti le mani davanti agli occhi, nemmeno se fai finta di niente e provi a rifugiarti nel sarcasmo, nell’apatia, o cercando di imparare a nuotare nel lago nero dei brutti pensieri.

Eppure Repetition non vorrebbe essere un necrologio per la specie umana né l’ennesima opera distopica che specula sulle derive della nostra società, quanto piuttosto un telegramma — visivamente potente — nel quale si annuncia come l’enorme impegno e ingegno che abbiamo messo nel costruire, realizzare, velocizzare, connettere, crescere e ottimizzare potrebbe essere la chiave per provare a imboccare la strada di un futuro migliore.
«Qualcosa che per me sembra più focalizzato sul valore del nostro impegno senza fine piuttosto che sul suo possibile ruolo nella nostra caduta» dice il musicista britannico Max Cooper, uno tra i più interessanti nomi nel panorama della musica elettronica contemporanea.

Cooper ha commissionato il video all’artista irlandese Kevin McGlouglin con l’idea di rappresentare le atmosfere del suo pezzo, intitolato appunto Repetition — «la ripetizione, quella cosa apparentemente noiosa che ci dà tutta la magia della musica, con le sue ripetizioni all’interno di ripetizioni», spiega Cooper, che ha pensato il brano come tassello di un progetto più ampio, Yearning for the Infinite, che è sia un album che uno show audiovisivo, di cui il filmato fa parte e che è pervaso da una sorta di fascinazione per questo nostro essere fondamentalmente prigionieri di noi stessi.
«Siamo topi nella ruota, imprigionati dalla nostra natura ad andare avanti all’infinito. Ma la visione dell’essenza di questo processo nel suo insieme è una cosa meravigliosa».

Un senso di meraviglia che, come ho già spiegato, non riesco a condividere, ma quest’algida, ripetitiva eppure intensa accoppiata immagini-musica vale decisamente la visione.

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