Il nuovo numero di MacGuffin è dedicato ai pantaloni

Ho pensato allora quanto nella storia della civiltà l’abito come armatura abbia influito sul contegno e di conseguenza sulla moralità esteriore. Il borghese vittoriano era rigido e compassato a causa dei colletti duri, il gentiluomo ottocentesco era determinato nel suo rigore da redingote attillate, stivaletti, cilindri che non permettevano bruschi movimenti della testa. Se Vienna fosse stata all’equatore e i suoi borghesi avessero girato in bermuda, Freud avrebbe dovuto descrivere gli stessi sintomi nevrotici, gli stessi triangoli edipici? E li avrebbe descritti nello stesso modo se lui, il dottore, fosse stato uno scozzese in kilt (sotto il quale, come è noto, è buona regola non portare neppure lo slip)?
Un indumento che comprime i testicoli fa pensare in modo diverso; le donne, durante i loro periodi mestruali, i sofferenti di orchite, emorroidi, uretriti, prostatiti e simili sanno quanto le compressioni o le sofferenze alla zona ileo sacrale incidano sull’umore o sull’agilità mentale.

MacGuffin n.7 – The Trousers, maggio 2019 (courtesy: MacGuffin Magazine)

A scriverlo, il 12 agosto del 1976 in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera e intitolato Il pensiero lombare o del vivere in jeans1, fu Umberto Eco, che, partendo proprio dalla scomodità di un paio di pantaloni si lancia a esaminare l’influsso dell’abbigliamento sul pensiero, il vivere esteriore e interiore, e a considerare gli abiti degli «artifici semiotici ovvero macchine per comunicare».

L’articolo di Eco, insieme a tanti altri materiali — d’archivio o realizzati ad hoc — è parte del nuovo numero di MacGuffin, la pluripremiata rivista indipendente dedicata alla vita degli oggetti banali che, dopo il letto, la finestra, la corda, il lavello, la credenza e la palla, dedica la settima uscita ai pantaloni, rivestendoli (e spogliandoli) da tutti i loro significati.

Divisa in tre parti — Pants Up, Pants Down e Pants Off, più una sezione dedicata a La vita delle cose e un’appendice — MacGuffin n.7 parla dei pantaloni come oggetto culturale, come oggetto-oggetto (quindi con le sue caratteristiche tecniche e materiali) e come indumento che si rapporta al genere di chi lo indossa.

I contenuti, tutti di alto livello, spaziano dai jeans dei cowboy all’equipaggiamento dei survivalisti; dalle uniformi da lavoro alle sottoculture giovanili; dai leggings da yoga alle gonne da uomo; dai misteri delle tasche al linguaggio delle gambe.

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