Carnovsky, Kate Davies, “Il giro del mondo”, La Margherita Edizioni, ottobre 2018 (courtesy: La Margherita Edizioni)

Fare il giro del mondo in RGB, con il nuovo libro di Carnovsky

Il mondo, lo sappiamo tutti, è complesso. Sotto a ogni cosa che vediamo c’è una rete invisibile di connessioni, concetti, vite, storie e Storia. Per non fermarci alla realtà sensibile, solitamente utilizziamo un lente — quella della cultura — che impieghiamo una vita a mettere a fuoco e a rendere sempre più potente, e capace di attraversare anche i veli (gli “strati”) più fitti.
La dimostrazione di questo concetto, in maniera semplificata ma assai più colorata e giocosa, la dà il duo milanese Carnovsky, che ha recentemente pubblicato un albo intitolato Il giro del mondo.

Carnovsky, Kate Davies, “Il giro del mondo”, La Margherita Edizioni, ottobre 2018
(courtesy: La Margherita Edizioni)

Uscito in inglese per Wide-Eyed Editions e in italiano per la Margherita Edizioni, l’albo segue i due precedenti volumi, Il corpo umano e Naturalia, con i quali condivide il funzionamento, marchio di fabbrica di tutte le opere di Carnovsky: utilizzare i tre colori primari — rosso, verde e blu — per comporre immagini che, a occhio nudo, sembrano arzigogolate esplosioni cromatiche ma che, esplorandole con le apposite lenti (ma, volendo, c’è anche un’app per smartphone), nascondono molto altro.

Dopo la natura e il corpo umano, l’attenzione di Francesco Rugi e Silvia Quintanilla, i fondatori di Carnovsky, si è focalizzata sul concetto di atlante, elaborandone una versione che mostra i diversi continenti non soltanto dal punto di vista geografico ma anche da quello storico e naturale, l’uno stratificato sull’altro, il tutto accompagnato dai testi di Kate Davies.

In occasione dell’uscita del libro, ho avuto modo di fare qualche domanda ai due artisti e designer, che mi hanno raccontato come lavorano, perché si chiamano Carnovsky e cosa stanno progettando per il prossimo futuro.

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Carnovsky, Kate Davies, “Il giro del mondo”, La Margherita Edizioni, ottobre 2018
(courtesy: La Margherita Edizioni)

Come mai avete scelto questo nome, prendendolo dalla saga di Zuckerman di Philip Roth?

In realtà nessun motivo particolare, stavamo leggendo parecchio Roth nel periodo in cui abbiamo fondato lo studio e ci piaceva quel suono che evocava l’Europa orientale. Poi c’era l’idea di scegliere un nome un po’ come se lo dovessimo fare per una band musicale piuttosto che per uno studio di design, dove solitamente l’approccio è un po’ più noioso. Quindi anche un po’ d’impulso abbiamo deciso di chiamarci Carnovsky. Dopo più di dieci anni non ci siamo affatto pentiti di quella scelta.

Come avete cominciato a lavorare su questo concetto dell’RGB?

A dire la verità anche qui un po’ per caso, per un piccolo lavoro su commissione, una mostra organizzata da Domus Academy (dove abbiamo studiato entrambi) e incentrata sul concetto di sorpresa. C’era un libro di Sagmeister, intitolato Made you look, che ci piaceva molto. La copertina era inserita dentro una custodia rossa: sfilandola, l’immagine stampata cambiava. Abbiamo iniziato a studiare il principio che stava alla base di questo effetto e abbiamo scoperto che un risultato simile si sarebbe potuto ottenere, oltre che con il rosso, anche attraverso l’uso di filtri verdi e blu, ovvero gli altri due colori primari additivi. Dopodiché abbiamo lavorato per ottenere lo stesso risultato tramite luci colorate, che andavano a sostituire i filtri. Così è nato il primo RGB: stiamo parlando del 2007.

Quel primo esperimento si basava ancora su un semplice “trucco” ottico, che poteva divertire per i primi 10 secondi, salvo poi diventare noioso. Abbiamo impiegato più di 3 anni a sviluppare un linguaggio grafico interessante, che permettesse di rielaborare l’idea attraverso un meccanismo più articolato. Il risultato finale condensa tutta una serie di interessi, percorsi e studi che abbiamo accumulato nel tempo.

Può piacere o meno, ma di sicuro è piuttosto riconoscibile e, purtroppo, anche oggetto di ripetuti tentativi di imitazione. Il nostro obiettivo è quello di riuscire a ottenere una stratificazione dei livelli di lettura. A un primo effetto “wow”, che colpisce in maniera immediata ed è utile ad attirare l’attenzione, deve necessariamente seguire una seconda impressione, che restituisca un’idea di profondità (e di ricerca) e che ci auguriamo possa rivelare il certosino lavoro di pianificazione utile a sviluppare il progetto.

Carnovsky, Kate Davies, “Il giro del mondo”, La Margherita Edizioni, ottobre 2018
(courtesy: La Margherita Edizioni)

Illuminatlas (in italiano Il giro del mondo) è il terzo libro a cui avete lavorato. Com’è nato il primo? Avete sviluppato voi l’idea o vi è stato commissionato?

Sì, Illuminatlas è il nostro terzo libro. Certamente non nasciamo illustratori, né ci siamo mai considerati tali. Però il mondo dell’editoria per bambini e ragazzi ci ha sempre affascinato e già da diversi anni pensavamo di realizzare un progetto in questo ambito. Pertanto quando Rachel Williams di Wide-Eyed Edition, casa editrice inglese, ci ha contattato e ci ha proposto di lavorare assieme abbiamo subito accettato.

Rachel aveva visto il nostro lavoro in una galleria di Londra ed era convinta che le immagini e la tecnica su cui si basa il progetto RGB avrebbero potuto funzionare bene in un libro. L’idea di Illuminature è nata dal dialogo tra noi e l’editore: da una parte il tema della storia naturale (un soggetto che ci interessa da sempre), dall’altra l’esigenza di trovare una chiave di lettura adatta a un pubblico di bambini, con cui l’uso dei filtri colorati assumesse un senso immediatamente comprensibile.
Dopo una fase di studio e di discussione, abbiamo deciso di mostrare con il filtro rosso gli animali che vivono prevalentemente durante il giorno, con il blu quelli notturni e con il verde la flora dell’habitat di riferimento.

Il primo libro, Illuminature (in italiano Naturalia) ha avuto un ottimo riscontro ed è stato tradotto in varie lingue, per cui l’editore ci ha proposto di proseguire e di realizzare una serie di volumi dello stesso formato con i quali esplorare soggetti diversi. Ecco allora Illuminatomy (Il corpo umano) e, come già detto, Illuminatlas (Il giro del mondo). A ottobre uscirà il quarto titolo, intitolato Illuminightmare.

Carnovsky, Kate Davies, “Il giro del mondo”, La Margherita Edizioni, ottobre 2018
(courtesy: La Margherita Edizioni)

Che tipo di ricerca visiva fate per i vostri progetti?

Dedichiamo moltissimo tempo alla ricerca di immagini antiche da cui partiamo per creare i nostri collage digitali. Per noi costituiscono una materia prima di fondamentale importanza. Ormai il nostro archivio comprende più di 50.000 immagini, ma naturalmente non bastano mai e, a seconda del soggetto su cui stiamo lavorando, ne cerchiamo sempre di nuove. Per fortuna negli ultimi anni, grazie a Internet, le risorse a disposizione (per esempio le biblioteche che digitalizzano i propri archivi) si sono moltiplicate a dismisura a e anche la qualità delle scansioni è aumentata notevolmente. Sapendo come e dove cercare, Internet è una miniera praticamente infinita di materiale straordinario.
La ricerca rappresenta senza dubbio uno degli aspetti più affascinanti del nostro lavoro.

Le vostre immagini, pur essendo pensate su tre diversi livelli, funzionano benissimo anche nell’apparentemente caotica visione d’insieme. Lavorate anche su questo, sulla composizione che l’occhio vede senza necessità di filtri colorati?

Sì, assolutamente. Anzi, a dire la verità, per noi è quasi più importante il risultato dell’osservazione “a luce naturale” rispetto a quello ottenuto attraverso i filtri colorati.
RGB è un lavoro di progettazione molto complesso perché è come se ci fossero ogni volta quattro immagini: i tre livelli separati che devono funzionare indipendentemente, e la combinazione risultante dalla sovrapposizione dei livelli, che allo stesso tempo deve avere una buona resa, sulla base di logiche ben definite. La composizione finale (l’equilibrio e il bilanciamento di forme e colori) è molto importante.

Al di là del “gioco” offerto dai filtri colorati, il nostro grado di soddisfazione dipende in buona parte dal fatto che l’immagine definitiva acquisisca un valore estetico intrinseco. Poi naturalmente si gioca sempre su un equilibrio assai sottile, i cui risultati possono essere più o meno appaganti a seconda dei singoli casi.

Carnovsky, Kate Davies, “Il giro del mondo”, La Margherita Edizioni, ottobre 2018
(courtesy: La Margherita Edizioni)

Come scegliete quale colore abbinare a quale livello?

La scelta è motivata da questioni inerenti alla fisica della luce (pensiamo ad esempio alle lunghezze d’onda) e alla chimica (la purezza dei pigmenti in stampa). Per ragioni tecniche i tre filtri non potranno mai funzionare allo stesso modo: se il rosso è quello che offre un risultato visivo più nitido, il blu è il più difficile da vedere, perché richiede uno sforzo maggiore e condizioni di luce ideali. Ad alcune persone non piace, ma è sempre stato il nostro filtro preferito, perché rivela ciò che è meno visibile a occhio nudo, cioè le linee stampate in giallo. Abbiamo sempre cercato di sfruttare questa differenza di comportamento dei filtri per introdurre un elemento di tipo quasi narrativo all’interno delle tavole. Per noi il filtro blu rappresenta lo strato più profondo, quello più onirico, che si potrebbe legare alla dimensione dell’inconscio. Proprio come il sogno funziona attraverso immagini poco chiare, così anche il filtro blu restituisce immagini dai contorni incerti, ma proprio per questo più seducenti e in certi casi anche inquietanti.

Secondo voi come mai negli ultimi anni vediamo una quantità incredibile di uscite editoriali dedicate al colore?

In effetti non si può non notare la quantità di lavori sul colore, di qualità anche molto diversa. È sempre difficile capire come nascano certi trend e soprattutto quanto siano destinati a durare. Certo il rischio bolla è sempre dietro l’angolo, anche se, sul lungo periodo, si spera che i prodotti di qualità possano sopravvivere alle mode effimere.

Che altri progetti avete in serbo per il prossimo futuro?

Come accennato, abbiamo appena finito di lavorare al nuovo libro, Illuminightmare, che uscirà a ottobre. Un libro che esplora il modo dei fantasmi, dell’incubo e del soprannaturale. Un soggetto piuttosto affascinante.
Disegnare un nuovo libro è un lavoro divertente ma anche molto intenso, in quanto richiede mediamente sei mesi di lavoro non stop, sette giorni su sette. Per cui ogni volta che ne finiamo uno siamo esausti e anche un po’ svuotati. Diciamo che in questo momento stiamo riprendendo le fila di alcuni lavori iniziati da tempo e a cui ritorniamo periodicamente, ma che sono ancora lontani dal giungere a una conclusione.

Carnovsky, Kate Davies, “Il giro del mondo”, La Margherita Edizioni, ottobre 2018
(courtesy: La Margherita Edizioni)
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