(fonte: katywang.co.uk)

Da bambino, sognando sul sedile posteriore dell’auto dei tuoi

Il mondo che scorre fuori dal finestrino. Le luci che filano via, liquide, nel nero della notte. Una musica tranquilla dall’autoradio. Scrivere col dito sul fugace alone lasciato dal respiro sul vetro. Il lento dondolio della strada che culla — curva, rettilineo, curva, curva — mentre scivoli gradualmente dalla veglia al sonno, e per qualche breve ma infinito attimo stai sul coloratissimo confine tra sogno e realtà, un territorio al di fuori del tempo e dello spazio, dove tutto è possibile.

Chissà se esiste, in qualche lingua, una parola per indicare quella peculiare sensazione che provi di notte, da bambino, sul sedile posteriore dell’auto dei tuoi genitori. In italiano non c’è. Forse ce l’hanno i giapponesi, o i tedeschi, o gli scandinavi, che sono bravissimi a coniare termini per i momenti complessi ma precisi come quello.

(fonte: katywang.co.uk)

«Is there a word / for the things we heard / in the day? / Is there a sound / for the things that we found / on our way?», si chiede il cantautore britannico Tom Rosenthal in un dolce e onirico pezzo intitolato Forest, accompagnato da un video d’animazione dell’artista inglese Katy Wang, che ha lavorato su un soggetto scritto dal filmmaker Gabriel de Bruin.

Il filmato racconta la storia di un piccolo orso che, sul sedile dell’auto dei suoi, in una notte di pioggia, finisce per incontrare degli strani amici animali.
Il finale, che il video lascia soltanto immaginare, solitamente è uguale per tutti: qualcuno ti prende in braccio e tu, ancora su quel confine tra veglia e sonno, continui il viaggio sul tuo letto. Anche quell’abbraccio, speciale e diverso da tutti gli altri, meriterebbe una parola tutta sua.

(fonte: katywang.co.uk)
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co-fondatore e direttore

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