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In a Nutshell: un’animazione in stop motion per raccontare il mondo attraverso gli oggetti

L’espressione inglese in a nutshell, che in italiano si può tradurre con in poche parole, si usa per indicare qualcosa che richiederebbe una lunga spiegazione ma che invece si può riassumere in breve e stare proprio, metaforicamente, dentro a un guscio di noce (la storia dell’uso di questo modo di dire è piuttosto interessante: va a toccare Omero, Plinio il Vecchio, Cicerone e Amleto, e si può trovare qui, spiegata, a sua volta… in a nutshell).

In A Nutshell è anche il titolo scelto dal filmmaker, animatore e musicista svizzero Fabio Friedli, dello studio YK Animation, per un pluripremiato cortometraggio d’animazione che tenta di racchiudere la complessità del mondo dentro alla proverbiale noce.

Si comincia da un semino e poi, aprendosi il guscio, lo spettatore viene lanciato in un breve ma densissimo viaggio tra le meraviglie (nel bene e nel male) dell’ingegno umano e della natura.
Dalla scrittura alla matematica, dalla tecnologia alla guerra, dall’amore al sesso, dalla religione alla morte, dalla speranza alla decadenza, dall’informazione a Trump, dai rifugiati agli smartphone, è tutto raccontato dagli oggetti che — naturali e artificiali — sono simboli e simulacri dell’esperienza umana.

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Realizzato con la tecnica della stop motion, In A Nutshell è stato creato utilizzando migliaia di “cose”, e Things era infatti il titolo iniziale del progetto, concepito da Friedli nel 2014 come trailer per l’International Film Festival of Winterthur, ma sviluppatosi in seguito come lavoro a sé stante. Uscito, dopo una lunga gestazione, nel 2017, è stato selezionato da alcuni tra i più prestigiosi festival a livello mondiale, si è portato a casa diversi premi e finalmente è stato messo online in versione integrale, su Vimeo, a fine 2018.

A livello di ricerca degli oggetti e di montaggio, l’opera ha richiesto un lavoro immane. Sono così tanti gli elementi usati che è impossibile vederli tutti senza scorrere il video fotogramma per fotogramma.
«Mi piace credere che sia il subconscio a scegliere ciò che vedi, ascolti e senti, a seconda di cosa sta occupando la tua testa e il tuo cuore al momento. Nessuno ha la stessa esperienza di In A Nutshell», ha spiegato il regista.

P.S.
A proposito di gusci di noce e complessità riassunta in breve, In a Nutshell è anche il titolo di un fortunato canale YouTube di cui abbiamo parlato qualche volta qui su Frizzifrizzi, e che produce una serie di animazioni per spiegare con semplicità temi molto complicati in campi come la fisica, la filosofia, l’astronomia, la medicina, l’economia, la geopolitica, la sociologia, l’alimentazione.

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