Davide Calì mi manda cose. Tante cose. Su molteplici canali e in diverse vesti — da art director, da talent scout di bravi illustratori, da autore, da collaboratore di Frizzifrizzi. Via mail o su Messenger arrivano anteprime di libri, inviti a presentazioni, idee per interviste, proposte pazze.

«Sto seguendo un nuovo progetto per Hop!», mi ha scritto qualche tempo fa, linkandomi una sua nota su Facebook e inviandomi il pdf di un libro in uscita.
Il progetto in questione è una nuova collana, gli Hopini, dedicata ai ragazzi e alle ragazze, mentre il libro è Storie di grandi uomini e delle Grandi Donne che li hanno resi tali, scritto da Roberta Balestrucci Fancellu, illustrato da Susanna Gentili e dedicato, come ben suggerisce il titolo, alle grandi donne che hanno accompagnato la vita ai grandi uomini (e viceversa).

Ho colto quindi l’occasione per un’intervista. Non a Davide, né alle brave autrici del libro. Ho deciso di andare più “a monte”, facendomi raccontare passato, presente e futuro di Hop! Edizioni dalla sua fondatrice e direttrice editoriale Lorenza Tonani.

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Roberta Balestrucci Fancellu, Susanna Gentili, “Storie di grandi uomini e delle Grandi Donne che li hanno resi tali”, Hop! Edizioni, ottobre 2018
(fonte: hopedizioni.com)

Hop! è nata nel 2012 e ha subito puntato su un catalogo legato a temi, visioni e narrazioni al femminile. Questo in tempi “non sospetti”, quindi prima del boom editoriale legato alle bambine ribelli. Tale fenomeno ha in qualche modo cambiato (dirottato) i piani della casa editrice?

Per me è un vanto poter dire che sin dal 2012 la nostra casa editrice si è occupata, con buona anticipazione, di tematiche legate al mondo delle donne per scelta consapevole, senza condizionamenti di sorta.
Abbiamo voluto creare una linea editoriale precisa, un’identità, e provare ad aprire una nicchia ad alto concentrato femminile nel mondo del fumetto e dell’illustrazione. Quote rosa per temi, autrici e collaboratrici.
L’assenza o scarsa presenza di maschi si sente soprattutto quando movimentiamo gli scatoloni…

(fonte: hopedizioni.com)

I primi due libri pubblicati, Josephine e Cosa mi metto oggi?, erano più leggeri, ma oggi Hop! dà alle stampe anche fumetti e albi illustrati che affrontano tematiche più complesse: dalle violenze di genere alle biografie di alcuni personaggi-simbolo. Credi sia stata un’evoluzione naturale o abbiano influito la cronaca e la grande discussione che c’è attorno a questi argomenti?

L’evoluzione delle pubblicazioni è stata naturale e costante, dovuta a una maturazione e alla volontà di abbracciare diverse tematiche legate alla sensibilità femminile e al ruolo della donna nella società. La partenza è stata con libri leggeri, ironici e intelligenti, tradotti dall’estero, volti a colpire cliché e idiosincrasie delle donne. Subito dopo si sono affiancate le uscite “in nero”, i fumetti non solo in bianco e nero ma che trattavano tematiche forti come l’aborto clandestino e la violenza domestica.

Ilaria Bernardini, Akab, Monica Barengo, Marta Baroni, Matteo Farinella, Marco Galli, Chiara Leardini, Amalia Mora, Mabel Morri, Matteo Pederzini, Silvia Rocchi, Sylvia K., Elena Triolo, Jacopo Vecchio, “La fine dell’amore”, Hop! Edizioni, 2014
(fonte: hopedizioni.com)

Il 2014 ha segnato, con il volume collettivo La fine dell’amore, la decisione di lavorare con autori italiani, un esperimento bellissimo e molto interessante perché già in quella occasione abbiamo chiesto a illustratrici, come Monica Barengo o Amalia Mora, di mettersi al servizio del fumetto. Il passaggio all’illustrazione viene un po’ da lì.

In principio sognavo una biografia sulla cantante francese Barbara. Un giorno, molto prima dell’arrivo in Italia delle bambine ribelli, sono incappata nel volume di Orecchio Acerbo Lei, Vivian Maier di Cinzia Ghigliano e da lì ho pensato a una piccola rivoluzione: trasformare il picture book, l’albo illustrato classico, in un nuovo format per un pubblico più adulto. Le vite illustrate della collana Per aspera ad astra sono nate così: ho pensato di lavorare su 40 tavole doppie con testo lungo sovrapposto. La risposta del pubblico è stata ottima.
Alle bambine ribelli va sicuramente il merito di aver canalizzato l’attenzione e la discussione su questi argomenti e aver aperto una finestra di mercato importante.

Una tavola tratta da “Francis, tasso buffone”, di Claire Bouilhac e Jake Raynal, Hop! Edizioni, 2012
(fonte: hopedizioni.com)

Il motto di Hop! è “Be ironic!”. L’ironia funziona sempre? Può smontare anche i pregiudizi più consolidati e affrontare l’ottusità?

Sono sempre stata convinta dell’importanza di ironia e autoironia e sono convinta che sia lo strumento per abbattere pregiudizi e convinzioni radicate. Per questo mi dispiace quando alcune pubblicazioni vengono snobbate e ritenute un po’ frivole: ci vuole una grande abilità da parte degli autori per condensare in poche battute o in singole espressioni tutto un mondo di atteggiamenti mentali e coazioni a ripetere. La nostra mascotte è Francis, un perfido tasso, concentrato di cinismo e ironia, il buffone vero, che promette, non mantiene e mette gli altri nei guai. Un grande successo in Francia, decisamente un libro rimasto in sordina qui da noi. Per fortuna abbiamo alcuni “spacciatori” di Francis che vengono a Lucca a fare rifornimento per regalarlo durante l’anno.

Sara Ciprandi, “Frida”, Hop! Edizioni, 2017
(fonte: hopedizioni.com)

Tra i vostri autori ci sono sia artiste dalla fama internazionale già consolidata che illustratrici, fumettiste e scrittrici poco più che esordienti. Che tipo di lavoro di scouting fate?

Lavoriamo sul progetto, si parte dall’idea di un libro (o di una collana) e si va alla ricerca dell’illustratore/illustratrice che paiono più vicini alla storia o al personaggio da rappresentare.
Nel tempo io guardo in giro, seguo su Instagram, bazzico Frizzifrizzi, Picame e Behance, vago in libreria o alle fiere, poi, a tempo debito, mi ricordo di aver adocchiato qualcuno. Quando l’idea è pronta torno alle mie intuizioni e le riconsidero in vista della realizzazione del lavoro.

Non sono ordinatissima (sono una Vergine anomala) ma la mia mente per fortuna ha un suo ordine e alla fine rilascia le informazioni che cercavo. Sono felice di aver dato a illustratrici come Sara Ciprandi o Giulia Rosa l’occasione di lavorare per la prima volta a un libro. Hanno ripagato la fiducia: le loro Frida e Marina ci hanno dato grandi soddisfazioni. Nel caso di illustratrici affermate come Virgola, si è trattato di voler fare qualcosa di bello, un libro, nello stesso momento: Virgola ha dichiarato in un’intervista «mi piacerebbe fare un libro» e il suo desiderio è stato esaudito. Con Carote e cannella, autentica vignettista, siamo praticamente cresciute insieme.

Tavole tratte da “Carote e Cannella”, di Elena Triolo, Hop! Edizioni, 2015
(fonte: hopedizioni.com)

Se è possibile indicare un modello generale: come nasce un albo prodotto da voi?

Idea (concept, definizione ambito, scelta del tipo di narrazione), ideazione (formato, rapporto testo e immagini), fattibilità e opportunità commerciale (costi e possibile riscontro sul mercato), contatto con autore del testo, scelta dell’illustratore, contratto. Il testo viene quindi condiviso con l’illustratore che fornisce le prime bozze, si procede quindi alla revisione dello storyboard o delle bozze.

In generale autori e illustratori mi ringraziano sempre per la libertà di azione e il rispetto del loro lavoro. Credo che il feeling nasca a monte, è la scelta il momento chiave, se la scelta è consapevole è poi davvero difficile che il lavoro deluda o richieda ampi margini di intervento.

(fonte: hopedizioni.com)

La grande novità in casa Hop! è la nascita di una nuova collana, gli HOPini, con la direzione di Davide Calì. Vuoi raccontarmi meglio di che si tratta?

Per una piccola casa editrice come Hop! l’evoluzione è necessaria, non ci si può sedere sugli allori. Ci siamo specializzati in fumetti di costume, biografie illustrate, gift book e guide illustrate. Era il momento di provare una fascia d’età non ancora sperimentata. Conoscevo Davide come autore di albi per bambini e libri per ragazzi prima ancora che come fumettista. Il primo contatto però è avvenuto sulla proposta di un fumetto, Maschi da evitare, da lui scritto e disegnato da Veronica “Veci” Carratello. Così, quando in Hop! ci siamo sentiti pronti a lavorare nell’editoria per ragazzi, abbiamo ricontattato Davide e abbiamo iniziato l’avventura HOPini.

Per ora sono tre le collanine avviate: Alice in Austenland (romanzi illustrati con riferimenti alla cara zia Jane), Speriamo che sia femmina (libri con storie multiple in chiave “woman power”, ma con concept inediti e non scontati) e Amori sfigati 4G (come sarebbero gli amori sventurati della letteratura se si scrivessero oggi, ora che i rapporti viaggiano sui social e su Whatsapp?).

Ci siamo confrontati sull’idea iniziale, Davide ha quindi ricercato gli autori e illustratori e lavorato insieme a loro. Io mi occupo dell’editing finale e della scelta grafica che poi Davide deve sempre approvare. Ne è nata una collaborazione bella e costruttiva, e un team di lavoro affiatato e molto propositivo.

Tavole tratte da “Storie di grandi uomini e delle Grandi Donne che li hanno resi tali”, di Roberta Balestrucci Fancellu e Susanna Gentili, Hop! Edizioni, ottobre 2018
(courtesy: Davide Calì)

Su Facebook Davide ha scritto «Su un foglio di carta a quadretti (era a quadretti? Io lo ricordo a quadretti) aveva anche annotato i budget previsti per il mio compenso, quello degli autori e quello degli illustratori. Una meraviglia. Solo i francesi e gli americani parlano di soldi al primo appuntamento. (È per questo che mi piacciono!)».
Questo mi fa venire in mente che gestire una piccola casa editrice è roba per pazzi e per eroi. Al netto dell’eroismo e della pazzia, cos’hai imparato in questi anni alla direzione di Hop!?

Diciamo che se avessimo saputo a cosa si andava incontro, a livello di sistema e di mercato, forse ci avremmo pensato due volte a fondare una casa editrice. A parte gli scherzi, siamo piccoli e prudenti, preferiamo lavorare subito con le previsioni più realistiche possibile e poi migliorarle, se mai, in corso d’opera. Ho imparato a non sedermi, a lavorare duramente, a rinnovare continuamente pur mantenendo un’identità, a gestire la comunicazione, a fare rete con altre realtà, a non aspettarmi però che, una volta fatto il mio pezzettino come editor, poi i libri viaggino da soli. Per ogni titolo occorre pianificare un percorso, una vita, che si nutre di occasioni, mostre, presentazioni, occorre individuare un pubblico preciso e provare a raggiungerlo. Alcuni titoli volano in alcune librerie e rimangono immobili in altre, per questo prediligiamo il rapporto diretto con i librai, che consente di lavorare insieme puntando su ciò che funziona in ogni singola realtà. Tutto faticoso ma molto stimolante.

Tavole tratte da “Storie di grandi uomini e delle Grandi Donne che li hanno resi tali”, di Roberta Balestrucci Fancellu e Susanna Gentili, Hop! Edizioni, ottobre 2018
(courtesy: Davide Calì)

Cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi dalla casa editrice?

Dopo un 2017 e un 2018 iper-creativi ora desideriamo portare avanti i progetti a lungo termine avviati (le collane), continuare a lavorare con il nostro agente per la vendita all’estero e iniziare a pensare a scendere ancora gradualmente di età. Gli HOPini arriveranno anche ai più piccoli. Non mancheranno nuove sorprese, che potranno nascere da un’intuizione o da un incontro casuale. Ogni anno voglio sorprendermi per prima di fronte a un nuovo progetto.

Alcuni dei ritratti di “Storie di grandi uomini e delle Grandi Donne che li hanno resi tali”, di Roberta Balestrucci Fancellu e Susanna Gentili, Hop! Edizioni, ottobre 2018
(fonte: instagram.com/susannazuzygentili)

Di grandi donne e nuove collane: intervista a Lorenza Tonani di Hop!