Fosse un libro andrebbe infilato nel medesimo scaffale di pubblicazioni come Nowherelands, Atlante delle micronazioni, e quelle della fortunata serie di Bompiani inaugurata da Atlante delle isole remote di Judith Schalansky e poi proseguita con Atlante dei luoghi maledetti, Atlante dei paesi sognati e Atlante delle città perdute. Uno scaffale dedicato alla geografia che sta sul confine tra reale, potenziale e immaginario.

Phantom Islands però non è un libro bensì un’opera commissionata nell’ambito di una mostra — Fourth Worlds, l’ethnographie imaginaire dans l’expérimentation musicale et sonore, un’esposizione virtuale inaugurata a giugno e online fino a novembre 2018, focalizzata su temi come l’etnografia, la cultura eurocentrica, l’immaginazione, la musica, l’arte contemporanea, il concetto di “altro”.

Come la mostra per la quale è stata realizzata, Phantom Island “vive” online, sul sito web del suo autore, Andrew Pekler, che ha mappato alcune delle isole cosiddette “fantasma”, cioè che nei secoli sono apparse e poi scomparse dalle carte, talvolta addirittura esplorate e descritte in diari di viaggio e saggi, molte (o la totalità?) delle quali mai davvero esistite ma in qualche modo spuntate sulle mappe per via di leggende, miraggi ed errori di calcolo e navigazione.

Il progetto di Pekler, molto divertente da navigare (in tutti i sensi), mostra le isole insieme alle loro rispettive colonne sonore, create dall’artista immaginando i rispettivi «paesaggi sonori musicali, biofonici e geofonici» e raccontando in breve le loro storie, indicando le date di apparizione e sparizione dagli atlanti e dalle carte.