Ieri, durante un’incontro dedicato alle riviste illustrate e alle illustrazioni per le riviste che ho avuto il piacere di moderare durante la Children Book’s Fair di Bologna, ho fatto un accenno alle riviste di moda, a come le prime — nate intorno a metà del ‘700 — si basassero proprio sull’illustrazione (per forza, la fotografia non era ancora stata inventata, ma comunque i disegni resistettero a lungo sia sulle copertine che tra le pagine interne dei magazine: la prima copertina fotografica di Vogue, ad esempio, è arrivata solo nel 1932, era opera di Edward Steichen e comunque assomigliava a un’illustrazione) e a come sarebbe rivoluzionaria, oggi, una rivista di moda interamente illustrata, esattamente come 13 anni fa fu quasi sovversiva fu l’idea di Little White Lies di fare una rivista illustrata di cinema.

Il fatto è che le riviste di moda, un tempo fertile territorio di sperimentazione editoriale e artistica, hanno smesso da anni di innovare, sono perlopiù dei calderoni di pubblicità e, anche nel caso delle realtà indipendenti, si basano sempre sulla stessa formula: editoriali, prodotti, inserzioni. Le eccezioni sono pochissime, e riguardano soprattutto la critica di moda, oggi sempre più rara a trovarsi nei magazine mainstream e relegata a una minuscola nicchia, che parla quasi esclusivamente dal web, tranne appunto rare perle preziose come Vestoj.

Press & Fold #0
(fonte: instagram.com/amsterdam.warehouse)

«Penso che il 99% delle riviste di moda provino direttamente o indirettamente a venderci qualcosa», ha spiegato la critica, docente e giornalista olandese Hanka van der Voet in una recente intervista, «ed è così da quando esistono le riviste di moda. Dato che questi legami tra la moda e il mercato sono così espliciti, e si possono fare bei soldi, ci sono pochi incentivi per altre prospettive sulla moda. È un peccato, perché la moda ha così tanto da offrire».

Van der Voet, insieme al collettivo Warehouse, di base ad Amsterdam, e al graphic designer Beau Bertens, ha da poco fondato un magazine, Press & Fold, una nuova inconsueta voce nell’ormai ristretto panorama della critica, una rivista di “appunti sul fare moda”, come recita il sottotitolo, che però esprime quel fare con due verbi differenti, making e doing, a ribadire come questa nuova piattaforma editoriale parli del progettare e produrre ma anche dello scegliere, comunicare, mostrare, parlare di moda.

Il primo numero, uscito a febbraio, promette davvero bene.
Qua sotto alcuni frammenti, mentre altre immagini si possono vedere su Stack e su It’s Nice That.

Press & Fold #0
(fonte: pressandfoldmagazine.com)

Press & Fold #0
(fonte: pressandfoldmagazine.com)

Press & Fold #0
(fonte: pressandfoldmagazine.com)

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(fonte: pressandfoldmagazine.com)

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(fonte: pressandfoldmagazine.com)

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(fonte: pressandfoldmagazine.com)

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(fonte: pressandfoldmagazine.com)

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(fonte: pressandfoldmagazine.com)

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(fonte: pressandfoldmagazine.com)

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(fonte: pressandfoldmagazine.com)

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(fonte: pressandfoldmagazine.com)