Illustratore Italiano #7-8 (foto: Frizzifrizzi)

Il nuovo numero (doppio) di Illustratore Italiano

Il grande designer grafico Michael Bierut scrisse1 che «i graphic designer sono fortunati. Essendo coloro che creano gran parte della comunicazione mondiale, abbiamo un ruolo indiretto in tanti settori quanti sono i nostri clienti. In un solo giorno un designer può parlare di mercato immobiliare con un cliente, cure per il cancro con un altro e carrelli elevatori con un terzo. Immaginate quanto può essere noioso per un dentista, che non ha nient’altro da fare, tutto il giorno, che occuparsi di denti».

Questa frase mi rimbalza in testa fin dalla prima volta che l’ho letta. Non sono un designer ma anche il mio lavoro è più simile a quello di chi ha a che fare con “mondi” sempre diversi che al mestiere — rispettabilissimo, capiamoci, nonché remunerato assai meglio — del dentista.
Il pensiero di Bierut, in effetti, può essere allargato anche a tutti coloro che disegnano per professione, non solo ai grafici. E la dimostrazione di quanto eclettico possa essere il mestiere di chi disegna è una rivista, Illustratore Italiano, che fin dalla nascita indaga ogni aspetto legato al disegno e ai disegnatori italiani.

Lo scrive anche Maria La Duca, co-fondatrice e direttore responsabile del magazine, nell’editoriale che apre il nuovo numero: «Questo è il disegno. Un’alchimia di competenze, con gli occhi sempre aperti, sempre curiosi, sempre alla ricerca di ciò che è sconosciuto. Una storia tutta da raccontare».

Illustratore Italiano #7-8
(foto: Frizzifrizzi)

Un numero doppio, il più “ciccio” mai prodotto finora da una rivista che ha saputo guadagnarsi fin da subito un’autorevolezza tale da non sembrare quasi possibile che le cifre stampate in copertina — 7+8 — dicano il vero. Un numero che parla soprattutto di disegno e musica (la copertina è dedicata alla collaborazione tra Sir Bob Cornelius Rifo e una leggenda vivente come Tanino Liberatore), di come si rifà la grafica a una rivista musicale, di copertine di dischi, ma anche di architettura, di graphic journalism, di biografie a fumetti, di rifare la grafica a una nave da crociera, di moda (c’è pure un mio pezzo su Marianna Tomaselli, bravissima freelance che ha collaborato con marchi come Fendi, Valentino, Tommy Hilfiger, Nike), di emoji, di stazioni della metro illustrate, di videogame.

Il disegno è dappertutto, quindi: racconta storie, appunto, e poi spiega le notizie, rinnova un marchio, rende più piacevole un luogo, incarna un immaginario, aiuta a vendere e a vendersi (introdotta da una “controcopertina” sull’autoproduzione, una sezione di questo numero è dedicata alla promozione del proprio lavoro), ti porta in viaggio, è il primo passo per costruire qualcosa.

A chiunque capita di essere contagiati dal “mal di vivere”. Se dovesse succedere a un disegnatore, il mio consiglio è di pensare innanzitutto ai dentisti, e poi mettere le mani su questo numero doppio, che mostra che mestiere meraviglioso sia quello di chi disegna.

Illustratore Italiano #7-8
(foto: Frizzifrizzi)
Illustratore Italiano #7-8
(foto: Frizzifrizzi)
Illustratore Italiano #7-8
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Illustratore Italiano #7-8
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Illustratore Italiano #7-8
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Illustratore Italiano #7-8
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