Quando penso a un violino mi vengono in mente due cose ben precise, diametralmente opposte tra loro, soprattutto per quanto riguarda l’effetto che mi hanno fatto quando le ho viste e ascoltate.

Una è il trailer di Canone Inverso, un film uscito nel 2000, diretto da Ricky Tognazzi e tratto dall’omonimo libro di Paolo Maurensig. Non ho letto il libro, né ho mai avuto il coraggio di guardare il film perché quel trailer, con quelle fastidiose voci impostate, secondo me è “il male”, che raggiunge il suo apice quando uno dei protagonisti dice — con fare da maniaco sessuale e mentre le immagini si alternano con un montaggio alternato su lui che suona e lui che scopa — «il violino è come una donna: i fianchi, le spalle, il collo, e l’archetto è il tuo strumento!».

L’ho appena riguardato ed ecco che ho i di nuovo i brividi. Nel mio personale dizionario delle espressioni, là dove volgare e banale si uniscono, c’è quel trailer.

L’altra cosa, quella diametralmente opposta, è molto più recente. Quando io e Rocco siamo andati in Val Saisera, dove si produce uno tra i migliori legni di risonanza al mondo, utilizzati per fare i più eccezionali violini, abbiamo incontrato il liutaio Giovanni Battista Morassi, conosciuto a livello mondiale per la sua arte di costruttore e riparatore di violini.

Ormai anziano, quando ha parlato del suo mestiere, con semplicità e passione, mi è sembrato di sentire l’odore del legno e il suono degli strumenti.
Morassi mi ha fatto riappacificare col violino, cancellando il mio “trauma Canone Inverso”.

Mesi di lavoro. Precisione assoluta. Pazienza infinita. Poche, o meglio nessuna possibilità di errore. Grande conoscenza dei materiali. L’intelligenza manuale al suo apice. Costruire un violino è tutto questo: «tramutare l’anima della foresta in suono», per citare il titolo della laudatio che l’Università di Udine ha tributato a Morassi quando, nel 2015, gli ha consegnato la laurea ad honorem in Discipline della musica, dello spettacolo e del cinema.

La magia di questa trasformazione viene raccontata — senza bisogno di parole ma facendo affidamento soltanto sulle immagini e i suoni prodotti dalla lavorazione — da un video prodotto dal magazine online Aeon.
Intitolato The Workshop, è stato girato nei laboratori della Chicago School of Violin Making.