Il metodo è il modo in cui si fanno le cose. Non per forza cose buone. Cose.
Serve metodo per scrivere un romanzo, per fare la più buona parmigiana di melanzane, per sterminare milioni di esseri umani, per organizzare un biblioteca, per non farsi travolgere da una tragedia, per educare un figlio, macellare una mucca, lavare la lana in lavatrice senza farla infeltrire (programma 6, lana, 30º, centrifuga a 500/550), girare un film porno, fare il serial killer.

Il mondo si divide in chi sa dove sta e chi no, per usare una felice espressione in cui mi sono imbattuto recentemente in un libro di Carrère. Chi sa dove sta — qual è il suo ruolo nel mondo e nella società, cosa deve fare per fare bene quel che deve fare — molto probabilmente ha un metodo. Gli altri procedono a spanne.

Come scrive Maria La Duca nell’editoriale d’apertura del nuovo numero di Illustratore Italiano, «conduciamo le giornate, organizziamo la vita e il lavoro, ognuno nel suo spazio di libertà, secondo regole nostre, a prescindere dal grado di efficacia di ognuna di esse. Maturate spontaneamente o acquisite da un genitore, da un maestro, da qualcuno che abbiamo osservato e il cui modo di fare ci ha convinto e conquistato. Ma sempre e comunque nostre».

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Il metodo, dunque, è fatto di regole. Le regole sono i mattoncini, i numeri primi del metodo. E le regole possono dire tutto e il contrario di tutto. Essere razionali o bislacche. È come con le costruzioni di legno: ci sono i cubi e i parallelepipedi, e poi ci sono quelle basi tondeggianti e le piramidi, e se non le metti al posto giusto, crolla tutto. Ma magari riesci a costruire una struttura che sta su usando solo pezzi bislacchi, mentre coi parallelepipedi vien giù tutto al primo starnuto.

Quel che è certo, è che i grandi maestri del passato ci hanno lasciato un sacco di metodi. Alcuni hanno proprio dato il nome al metodo: Cartesio, Munari, la Montessori (poi c’è il lato oscuro, quello delle diete, la disciplina che ha probabilmente più metodi in assoluto con un nome proprio di persona).

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Metodo è anche il tema a cui è dedicato il nuovo numero, il sesto, di Illustratore Italiano, rivista indipendente dedicata a chi disegna, della quale già scritto diverse volte in passato, e che nel frattempo, oltre a tenere altissimo il livello dei contenuti, ha rinnovato, in meglio, la grafica (anche per questo serve metodo, come potrà confermare l’autore del progetto grafico,
Filippo La Duca, che ha co-fondato il magazine nel 2016 assieme alla sorella Maria e ad Alessandro Carboni).

A sviluppare la storia di copertina, Da metodo nasce cosa, c’è Piero Crida, designer, illustratore e autore, che offre al lettore il suo dodecalogo per fare una buona copertina (dodecalogo che ha il sapore del memoir, del romanzo, del saggio di storia del design).
C’è Gianluca Folì, illustratore capace di trasformare il metodo addirittura in un personaggio, alle prese con una metodica progettazione niente meno che di se stesso.

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

C’è poi il metodo di uno dei grandi maestri dell’albo illustrato, Katsumi Komagata (considerato come l’erede naturale di Munari), spiegato da Mutty, spazio culturale in cui recentemente Komagata è stato per un workshop.
E infine c’è Francesco Franchi, il designer e giornalista che in questi anno sta rinnovando il panorama dell’editoria periodica italiana (IL, la Repubblica) e che su Illustratore Italiano parla proprio di metodo applicato a un design editoriale che deve essere a servizio del contenuto.

Attorno al nucleo centrale di questo numero si sviluppa il resto della rivista, tra interviste, rubriche, storie, reportage e scouting di nuovi talenti, spaziando dall’illustrazione al fumetto, dall’architettura alla moda, dall’animazione alle app.

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

124 pagine a cui si aggiungono le 62 di un bell’allegato realizzato in collaborazione con l’azienda britannica di colori Winsor & Newton. Lungi dall’essere il classico markettone, si tratta di una guida utilissima, il genere di cose per le quali — ne sono piuttosto sicuro — i lettori di Frizzifrizzi andranno matti.

ILIT 100 è infatti un volumetto con i 100 posti da visitare assolutamente in giro per l’Italia, tra librerie, librerie che non sono solo librerie, negozi di design, stamperie e laboratori tipografici, caffè creativi, ostelli creativi, e poi qualche consiglio per letture, visioni e mostre.
Per chi volesse passare l’estate a seguire l’ideale itinerario tracciato dalla guida, ecco un consiglio: bisogna organizzarsi bene. Ci vuole metodo.

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

Illustratore Italiano #6, luglio 2017
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Illustratore Italiano #6, luglio 2017
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Illustratore Italiano #6, luglio 2017
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Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)

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(foto: Frizzifrizzi)

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(foto: Frizzifrizzi)

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Illustratore Italiano #6, luglio 2017
(foto: Frizzifrizzi)