Save the date | A Palermo arriva Ciciri, festival di illustrazione, grafica e microeditoria

Una fiaba della tradizione siciliana, raccolta dal grande Giuseppe Pitrè e intitolata Lu nasu di lu sagristanu (Il naso del sacrestano, ma ne esistono diverse varianti in altre regioni d’Italia), racconta appunto di un povero sacrestano che trova per caso una moneta e pensa e ripensa a cosa comperarci: noci? No, che ci sono i gusci. Mandorle? Gusci pure lì. Nocciole? Gusci. Meglio i ceci abbrustoliti, così può mangiarseli tutti interi.

Il sacrestano quindi li compra e se li mangia lungo la strada ma, quando rimane l’ultimo, non ne ha più voglia, quindi lo porta da una fornaia che sta da quelle parti e le chiede di conservarglielo. Quando il giorno dopo ritorna, il cece non c’è più perché l’ha mangiato il gallo, e allora il sacrestano le intima «O mi dati lu gallittu o mi dati lu cicirittu». Alla fine riesce a convincerla, prende il gallo e lo porta da una sua amica mugnaia, solo che il maiale della mugnaia si mangia il gallo.

La fiaba va avanti così: da un cece il sacrestano ottiene un gallo, da un gallo un porco, dal porco a una novella sposa, ma poi le cose prendono una brutta piega e, com’è come non è, il sacrestano si ritrova un sacco in cui pensa esserci una sposa e invece c’è una cagna che gli morde il naso. Per curare la ferita lui chiede il pelo al cane ma quello risponde che se lo vuole deve procurargli del pane, e allora si ricomincia coi passaggi. Se vuoi il pane serve la legna, se vuoi la legna serve la zappa, se vuoi la zappa serve il carbone, se vuoi il carbone serve il carretto…

Tutto per un solo, piccolo cece o, come si dice in Sicilia, cicirittu.
Un umile legume che scatena un’abbondanza di connessioni, conversazioni, lunghe camminate.
E quando i ciciri sono tanti? Sì piccoli ma pieni di energia?

Per saperlo bisogna andare a Palermo dal 16 al 23 luglio per Ciciri, un festival dedicato a illustrazione, grafica e microeditoria indipendente organizzato da un “mucchietto” di ceci che hanno deciso di unire le forze visto che, come dicono, «i ciciri sono più buoni quando si mettono insieme!»

illustrazione di Jessica Adamo

L’idea, nata dalla collaborazione tra l’Associazione CaravanSerai, Studio Brushwood, Les Oies ed Edizioni Precarie (di cui abbiamo già parlato, e molto bene, in passato), è di connettere artisti da tutta Italia, minuscole case editrici e botteghe del centro storico di Palermo per una settimana di mostre, workshop, talk e sperimentazioni tra i vicoli della città. Ma soprattutto di creare una rete di anime affini che magari fanno cose molto diverse tra loro, in posti lontani, ma con un amore e una passione praticamente identici.

Tra l’altro il festival avrà anche una sua fanzine, che raccoglierà alcuni lavori inediti degli artisti attorno al tema “fatto a mano” e verrà stampata in 100 esemplari stampati in serigrafia (in collaborazione con Le Cagibi).

Per tutte le informazioni e gli aggiornamenti: cicirifestival.tumblr.com e facebook.com/pg/cicirifestival/.

foto: Roberto Romano
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