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“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017

Meno colori, è meglio

Le metafore culinarie si usano un po’ in tutti i campi. Là dove c’è bisogno di ricondurre un concetto astratto a qualcosa che tutti conosciamo — cucinare e, soprattutto, mangiare, cioè qualcosa che facciamo utilizzando tutti i sensi — ecco che arrivano in soccorso termini presi da un qualsiasi libro di ricette.
Anche nella progettazione grafica se ne potrebbero trovare in quantità… luculliana (appunto), e dopotutto alla base di entrambe le discipline c’è la scelta degli elementi giusti, del modo in cui “prepararli”, e la ricerca dell’equilibrio che possa esaltarli e renderli efficaci.

Tra gli ingredienti principali di tutte le arti visive ci sono i colori. Il grande Josef Albers — che passò parte della sua vita a dipingere quadrati colorati e a spiegare ai suoi studenti teorie e pratiche dell’uso del colore e dei materiali, prima in Germania, al Bauhaus, e poi negli Stati Uniti, nel leggendario Black Mountain College e in seguito a Yale — diceva «color is like cooking. The cook puts in more or less salt, that’s the difference!».

Come Albers insegna, i colori sono spesso imprevedibile. Sono delle entità mutanti, che si comportano in maniera diversa in base a come li abbini tra loro, a dove li metti, a che luce li illumina, a che supporto li applichi, in che forma li confini. Lo stesso giallo sembrerà diverso se circondato da un rosso o da un grigio, se dipinto su una parete o spennellato su una lastra di plexiglass.

“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017

Talvolta, così come un Cannavacciuolo consiglierebbe durante una puntata di Masterchef, per dimostrare di saperci fare e preparare qualcosa di davvero potente, meglio mettere in padella pochi ingredienti, ma che siano quelli giusti, ed esaltare ciò che si ha a disposizione (Jack White sarebbe d’accordo, sia a livello musicale che cromatico): il celebre Less is more di Mies van der Rohe, che nel caso del libro che porta lo stesso titolo, recentemente pubblicato da viction:ary, riguarda proprio l’uso del colore.

Raccogliendo circa 120 progetti più o meno recenti — realizzati da designer e da studi creativi di tutto il mondo — Less is More, Limited colour graphics in design presenta un catalogo di casi in cui il “poco” è decisamente “ma buono”, spaziando dai poster al packaging, dall’immagine coordinata alle grafiche per matrimoni, dalle copertine dei dischi o dei libri alle etichette di moda.

Ciascun esempio è accompagnato dalla relativa palette e lo stesso libro è diviso in capitoli in base al numero di colori utilizzati (tre capitoli: due colori, tre colori, quattro colori — scelta a volte persino obbligata, per la non disponibilità di inchiostri o vernici o per tenere bassi i costi).

“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
“Less is More. Limited colour graphics in design”, Viction:ary, marzo 2017
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