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Milano Film Festival 2016: i film più interessanti

Il Milano Film Festival ha questo super potere di creare per dieci giorni un piccolo sottomondo all’interno della città. Una spiaggia che al posto del mare ha svariati schermi sparpagliati da contemplare e, come quando si va alla ricerca delle calette d’estate, così si fa nei giorni del festival per le sale in cui si proiettano film.

Per chi si è perso questa piccola, avventurosa, vacanza urbana ecco qualche piccolo spunto per recuperare.

“Fired on Mars”, di Nate Sherman e Nick Vokey

Tra i cortometraggi da evidenziare c’è Fired on Mars di Nate Sherman e Nick Vokey. È la storia di un uomo che si trova disoccupato, su Marte. Sembra che nella base spaziale ci sia un’occupazione adatta a tutti, ma per lui non si trova proprio nessun impiego. Il protagonista decide allora di reinventarsi una soluzione di vita alternativa, da “freelance”.

Un fotogramma di “House Arrest”, di Matthias Sahli
Un fotogramma di “House Arrest”, di Matthias Sahli

E se invece non potessi lavorare perché sei agli arresti domiciliari? È il caso del signore che girovaga nella sua villetta a schiera cercando di passare il tempo mentre il suo braccialetto elettronico gli cerca di rendere la vita più semplice dandogli consigli su attività fisica e cura della persona. Ma quella che sembra una commedia dai toni leggeri si tinge sempre di più di humor nero. Il giovane regista di House Arrest (vincitore del Premio dello Staff di questa edizione del festival), lo svizzero Matthias Sahli, dirige un corto che ricorda una puntata di Black Mirror, in cui la tecnologia si intrufola nel quotidiano fingendo di aiutare ma finendo per diventare invadente e spietata.

“Metube2: August sings Carmina Burana”, di Daniel Moshel

Menzione speciale per Metube2: August sings Carmina Burana dell’austriaco Daniel Moshel. L’unico modo per descriverlo è vederlo, fino alla fine.
È un classico esempio di kitsch, nonsense, ma ben fatto. Un film di Emir Kusturica messo in un’asciugatrice. Un Oreo con al posto del biscotto un video musicale anni ’90 e dentro lo spot di Old Spice con il palestrato di colore che urla mentre sponsorizza un deodorante. La storia: due artisti di strada (un signore e una nonnina) che si esibiscono davanti a un bambino in modo del tutto inaspettato. Dopo averlo visto sono passata in Duomo e ho lasciato una monetina a uno di quei signori che se ne stanno vestiti da Aladin a mezz’aria, sperando che potesse scatenarsi qualcosa di simile, ma ho ricevuto solo un piccolo cenno di inchino. Qui sopra lo trovate per intero. Enjoy.

Un piccolo estratto di “Glove”, di Bernardo Britto e Alex Lim Haas

Apparentemente nonsense, anche il cortometraggio di animazione di Bernardo Britto (su cui dopo farò un piccolo appunto) e Alex Lim Haas, Glove.
Il corto (qua sopra un piccolo estratto) è ispirato a un pezzi di documentario della NASA e parla di questo guanto disperso nello spazio da un astronauta. Bernardo è una persona speciale, piena di gioia. È entrato nel bagno delle donne per accompagnare la protagonista del suo altro film presente al festival, il lungometraggio Jaqueline (Argentine) e si è messo a giocare coi getti di aria calda per asciugare le mani facendo piangere dal ridere tutti i presenti.

Il trailer di “Baden Baden”, di Rachel Lang

A proposito di lungometraggi, impossibile non sorridere e emozionarsi un pochino seguendo le vicende della ventiseienne Ana in Baden Baden (qua sopra il trailer) di Rachel Lang. Ana torna nella sua città natale, Strasburgo. Cercherà di costruire una doccia nel bagno della nonna con di mezzo qualche disguido sentimentale. La storia, che non manca di momenti di ironia (a tratti brillantemente sarcastica), le farà capire che sì, i ventisei sono veramente una spietata terra di mezzo in cui non sei né carne né pesce, ma se continui a tirare martellate a quelle piastrelle del bagno, andando oltre la paura che possa venire fuori qualcosa di brutto, alla fine si può costruire una gran doccia funzionante. E una grande cambiamento interiore.