Alberto Gariboldi, vincitore della prima edizione di Artigenio
Alberto Gariboldi, vincitore della prima edizione di Artigenio

Artigenio: il progetto vincitore del concorso di Mercedes-Benz Vans è il coltello rototraslante

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C’erano 10.000 Euro in palio. Che se non cambiano la vita perlomeno possono dare il “la” a qualche progetto, qualche idea, di quelle che ti frullano in testa magari da anni. E di idee, per Artigenio, concorso rivolto ai maker e ai nuovi artigiani, organizzato da Mercedes-Benz Vans in collaborazione con Confartigianato, ne sono arrivate oltre 500, e ben 80 progetti tra cui 3 scelti come finalisti.

Tra loro, il vincitore assoluto è Alberto Gariboldi.
Alberto è un giovane e barbuto coltellinaio, cosa di per sé curiosa perché se già gli artigiani che producono coltelli Made in Italy non sono molti è ancora più difficile trovarne “nel fiore degli anni”, come si dice in questi casi.

26 anni, di Lecco, Gariboldi ha inventato un coltello dal nome che evoca effetti speciali e suoni di lame che tagliano l’aria: il coltello rototraslante, strumento che non sono assolutamente in grado di spiegare, per cui lascio la parola al suo inventore.

I 10.000 Euro serviranno ad Alberto a realizzare i primi prototipi. Nel frattempo io sono riuscito a intervistarlo — cosa non facilissima perché è una di quelle ormai rare persone che non vivono appiccicate allo smartphone e soprattutto forgia, batte il ferro, lima tutto il giorno (mio zio era un fabbro ed era praticamente impossibile fare due chiacchiere con lui nella sua bottega).

* * *

Come mai, e quando, hai deciso di diventare coltellinaio?

Ho sempre avuto il pallino dell’artigianato, del costruire cose con le mie mani.
Poi, circa 8/9 anni fa ho avuto la fortuna di conoscere Claudio Riboni, un maestro coltellinaio. Quasi per caso sono stato nel suo laboratorio e ho visto che quello dei coltelli era un mondo enorme, a me sconosciuto, fatto di materiali affascinanti e lavorazioni incredibili.
Da allora sono stato un po’ di volte da lui, soprattutto nell’ultimo periodo, e pian piano ho cominciato mettere da parte macchine e attrezzature e soprattutto ho cominciato a studiare.

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Quindi sei autodidatta?

Sì, anche perché pur andando nel suo laboratorio, Riboni non l’ho mai visto lavorare. Però mi dava indicazioni e consigli su che direzione seguire, non su come fare le cose. Perché questo è un mestiere che, come la maggior parte dei lavori artigianali, va imparato facendolo. Ciascuno poi si trova i suoi metodi, i suoi trucchi.

Quando hai realizzato il tuo primo coltello?

Il primo coltello, che però non si può proprio definire “coltello”, ma che conservo tuttora gelosamente, l’ho fatto nel 2007.
Il primo vero coltello-coltello credo cinque anni fa. Ma che ci lavoro davvero seriamente saranno gli ultimi due anni.

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Hai già una tua clientela?

Per la maggior parte sono amici, amici di amici, conoscenti di amici. Tutto tramite il passaparola. Io non faccio nessuna pubblicità, non ho né sito né nulla, solo il mio profilo Facebook. Ma la voce gira e la gente è interessata.

Che tipo di competenze servono per fare il coltellinaio? Immagino non bastino quelle del fabbro.

In realtà servono molte competenze diverse. Bisogna conoscere la metallurgia, sia per quanto riguarda i metalli ferrosi che quelli non ferrosi, perché ad esempio per le rifiniture vengono usati anche i metalli nobili come l’ottone, l’argento…
Poi c’è una grossa componente di meccanica, perché il coltello, prima che un oggetto da collezione, è uno strumento da utilizzare, quindi non si deve rompere, deve funzionare bene e per questo deve essere anche fatto in un determinato modo, per durare.
Oltre a questo c’è anche bisogno di saper lavorare quei materiali naturali che sono spesso associati al coltello: legni più o meno pregiati, ossa, corna, pietre, coralli e, volendo, anche il cuoio per i foderi.

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Tu fai anche quelli?

Fortunatamente i lavori in cuoio li faccio fare a degli amici che si occupano di quello però mi è capitato di lavorarci.
Quella del coltellinaio è una disciplina molto eclettica, che tira in ballo tantissime cose, dalle più tecniche alle più artistiche.

Siete in tanti in Italia a farlo?

Non so precisamente i numeri. C’è un’unica associazione di settore, che è la Corporazione Italiana Coltellinai [fondata nel ‘96, ne fanno parte poche decine di associati, ndr].
Credo che i maestri siano circa 60/80 ma poi ci sono tantissimi amatori e hobbisti che fanno qualche bel coltello e poi tutte le vie di mezzo tra gli uni e gli altri.
Bisogna anche dire che è un fenomeno che ultimamente sta tornando in auge.

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Come hai scoperto il concorso Artigenio, e come mai hai deciso di partecipare?

Non ricordo se mi è apparsa la pubblicità su Facebook o se qualcuno me l’ha linkata. Ad ogni modo non pensato subito di partecipare, ma la seconda volta che ho visto il link allora ho deciso di provarci, senza minimamente immaginare di poter vincere.

Parlami del progetto del coltello rototraslante. Come ti è venuta l’idea?

Come succede di solito: si è accesa la lampadina. Una sera ero ancora in laboratorio, era abbastanza tardi e stavo finendo di fare un coltellino chiudibile e mi sono chiesto come mai un coltello chiudibile non potesse avere la lama più lunga del manico. Quindi mi sono messo a pensarci e ho iniziato a fare i primi disegni.

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Hai vinto 10.000 Euro. Come pensi di utilizzarli?

Con i 10.000 credo di poter realizzare un paio di prototipi. È un progetto piuttosto complesso da prototipizzare. Oltre alla progettazione ci sono l’ingegnerizzazione, il calcolo strutturale, i test sui materiali, i macchinari, probabilmente anche delle lavorazioni da far fare ad aziende specializzate.

L’idea è di brevettarlo?

Questa cosa la sto già seguendo.
Sto anche pensando ad un’eventuale campagna di crowdfunding. Perché si potrebbero pensare due varianti del coltello rototraslante, una più tecnica e commerciale, prodotta industrialmente, e una da collezionisti, prodotta artigianalmente, che posso anche fare io a mano una ad una.

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Il tuo intento è far diventare questa passione un mestiere?

Sì, però come indole io sono un artigiano. A me piace fare un po’ di pezzi al mese, customizzati, per i collezionisti. Non mi ci vedo a metter su la “fabbrichètta”, la coltelleria industriale.

Quanti pezzi fai all’anno?

Nell’ultimo paio di anni credo circa 50. Poi però dipende sempre da cosa chiede il cliente. Se si tratta di un coltello semplice, in una giornata ne faccio anche due o tre. Poi ci sono pezzi che hanno bisogno di settimane di lavoro.

Fai anche lame più lunghe, spade?

[Ride, ndr] No, una spada è sicuramente il desiderio di ogni forgiatore. Però essendomi avvicinato al mondo della forgiatura relativamente da poco sarebbe un traguardo ancora molto lontano e poi una spada è una spada e un coltello è un coltello, chi sa fare l’una non è detto che sappia fare l’altro, e viceversa.

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co-fondatore e direttore
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