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(courtesy: Yard Press)

Diamond Dogs: la Napoli underground degli anni ’80 nelle foto di Toty Ruggieri

Fin dalla sua nascita, due anni fa, la piccola casa editrice Yard Press, fondata da Giandomenico Carpentieri e Achille Filipponi, è riuscita a farsi conoscere a livello internazionale per le sue pubblicazioni focalizzate sulla sperimentazione—sulla fotografia in particolare, sull’immagine in generale—e su un grandissimo lavoro di ricerca attorno alle sottoculture.
«Ci interessano i movimenti underground, la controcultura, il concetto di archivio, l’antropologia fotografica», mi spiegò Filipponi durante un’intervista che gli feci in occasione dell’uscita di un libro dedicato alla scena dark romana degli anni ’80.

Tra le uscite “d’archivio” di Yard Press, oltre ai darkettoni romani, ai graffitari capitolini degli anni ’90 e alla scena newyorkese degli anni ’70 e ’80, ora va ad aggiungersi Diamond Dogs, officina post industriale / 1984—1987 Napoli, che raccoglie tutti assieme, per la prima volta, gli scatti realizzati dal fotografo Toty Ruggieri nel locale simbolo della controcultura napoletana degli anni ’80, il Diamond Dogs, che prendeva il nome dall’omonimo album del 1974 di David Bowie e che finché durò fu una vera e propria “singolarità”, non soltanto nel panorama locale o nazionale.

Di seguito, insieme ad alcune delle immagini del libro e alle foto di Ruggieri, pubblichiamo il testo critico scritto dal giornalista e scrittore Paolo Pontoniere.

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Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

Napoli 1980: un rinascimento post-industriale.
di Paolo Pontoniere

Il Diamond Dogs ha aperto le sue porte nel 1984 a Napoli, nel bel mezzo di quella che sembrava essere una svolta improvvisa verso l’effimero e l’edonismo da parte di giovani italiani politicamente consapevoli. Salvio Causano, Stefania Vastarella, Salvatore Magnoni, Enzo Casella, Michele Genovese, Alessandra Novelli, Tonino Piccolo, Leopoldo, Gennaro da Piscinola, Luca Cangemi, Salvatore Cusano, Franco il Rosso. Come per molte altre iniziative giovanili di quei tempi, i punti di riferimento stilistici erano le famose punk-houses del Nord Europa. Berlino, il Risiko. Londra, il Castello di Windsor. Il Manna Machine, i Dissidenten, i Clash, David Bowie.

I punti di riferimento stilistici erano le famose punk-houses del Nord Europa. Berlino, il Risiko. Londra, il Castello di Windsor. Il Manna Machine, i Dissidenten, i Clash, David Bowie

David Bowie/Diamond Dogs: un binomio archetipico di fluidità sessuale e trasgressione politica, inseguitori di visioni glamour di un futuro post-apocalittico e distopico. Tutto vero…, ma sarebbe un grave errore ridurre la storia del Diamond Dogs ad un curioso mix di tendenze culturali importate o, peggio ancora, a mera espressione di malessere sociale scaturito dalla frammentazione o dall’emarginazione culturale; in definitiva, ad un’altra esperienza Punk-me-too come le molte migliaia che sono emerse, emergendo in tutta Europa negli anni ’80.

Toty Ruggieri Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Toty Ruggieri
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

Gli abiti, il simbolismo ed i manierismi possono essere stati simili a quelli adottati dal punk in tutto il vecchio continente, ma non confondetevi, l’esperienza del Diamond Dogs, come le vicende sociali e politiche che Napoli ha vissuto in quegli anni, è stata unica nel panorama italiano, e probabilmente anche in Europa.

Anticipando fenomeni che si sarebbero verificati negli anni a seguire, gli eventi che ebbero luogo a Napoli, presso il Diamond Dogs durante la seconda metà degli anni Ottanta, furono presagio di un mondo in cui la fluidità sociale, l’instabilità economica ed il trasformismo politico sarebbero diventati la regola piuttosto che l’eccezione.

Fu una rivoluzione sociale guidata dai giovani che, anche se solo per un breve momento, restituì Napoli al suo ruolo di capitale internazionale della cultura e della sperimentazione

In questa prospettiva la parabola del Diamond Dogs, piuttosto che una traiettoria marginale, può costituire uno degli esempi più raffinati della rivoluzione sociale che si stava svolgendo a Napoli durante gli anni ottanta.
Fu una rivoluzione sociale guidata dai giovani che, anche se solo per un breve momento, restituì Napoli al suo ruolo di capitale internazionale della cultura e della sperimentazione. La città torno’ così ad essere un ‘locus’ dove discutere di idee divenne il pane quotidiano di una generazione che, operando nel territorio di frontiera tra innovazione e involuzione, come era avvenuto durante i tempi di Vico, Cuoco, Filangieri, Galanti, Pimentel, e Genovesi, mirava a sanare le ferite provocate da recenti calamità naturali, emergenze criminali e cattiva gestione politica.

Toty Ruggieri Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Toty Ruggieri
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

Dopo il grande terremoto che aveva colpito la Campania nel novembre del 1980 la città rimase in bilico tra la grazia e la disperazione, il costruttivismo e la distruzione, il progresso sociale e l’involuzione politica, in definitiva tra l’inferno (un centro storico accartocciato sulle pianure ed i progetti tentacolari di nuova edilizia che crescevano verso est e verso sud oltre i suoi famosi colli) e il paradiso (i quartieri bene di Vomero, Posillipo e Santa Lucia).

Mentre l’intera nazione veniva a patti con la realtà di una pubblica amministrazione afflitta da corruzione politica ed infiltrazioni criminali, verso la metà degli anni ottanta per una qualche alchimia mediatica la narrazione su crimine, turpitudine morale e degrado sociale viene associata a Napoli e al sud Italia. Napoli in particolare, con il suo alto tasso di disoccupazione giovanile, stretta nella morsa delle guerre tra bande mafiose, con il suo bollettino quotidiano di morti e feriti, una struttura urbana fatiscente e una pubblica amministrazione inefficace, divenne l’immagine di tutto ciò che non funzionava nel paese.

Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

Mentre i reportage sulla realtà del nord Italia descrivevano un paese nel bel mezzo del boom economico, in cui scienza, design, moda e tecnologia stavano promuovendo una rapida transizione da una società ancora prevalentemente agricola ad un’economia industriale e del terziario, le indagini dei media su Napoli e il Sud si concentravano principalmente sui suoi problemi e sulle carenze della sua gente. Così Napoli divennne una comoda distrazione da altri e più preoccupanti sviluppi.

Da eventi come l’esplosione del volo Itavia 870 sopra Ustica1, l’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna2, la bomba sul treno 9043, la scoperta dell’esistenza della loggia massonica P24, e di Operazione Gladio5.

Anni dopo Mani Pulite6 confermò che la corruzione e gli illeciti non erano solo un problema di Napoli, tuttavia, la narrazione mediatica su una comunità abbandonata a sé stessa avrebbe continuato indelebilmente ad associare l’immagine pubblica di Napoli a spazzatura, microcriminalità e caos urbano.

Toty Ruggieri Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Toty Ruggieri
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

Fu questa un’esperienza originale? Fu un’intuizione unica?

Non è affatto un eccesso di immaginazione affermare che il tentativo di rivoluzionare il caos che soffocava la città da parte dei giovani di Napoli, come i frequentatori del Diamond Dogs, abbia gettato le basi di fenomeni a venire. Di fenomeni come Mani Pulite e la dissoluzione del sistema politico tradizionale in Italia; la Seconda Repubblica; la fine delle categorie politiche di destra e sinistra; Slow Food; l’Italia del Nuovo Cinema; l’Italia del Teatro Nuovo, e il tentativo di pacificare e reclamare il Mediterraneo come un mare di pace e di tutte le persone, così come una accettazione ritrovata delle minoranze etniche e sessuali.

Siamo in coda agli anni di piombo. Sono gli anni dell’epidemia di eroina che, come l’epidemia di crack negli Stati Uniti, cancellerà un’intera generazione di attivisti politici; dello stato che scende a patti con la camorra tramite i servizi segreti, mentre la realtà di tutti i giorni è diventata un’esperienza kafkiana

Da molti punti di vista la città stava vivendo una nuova stagione di fermento culturale simile a quella che aveva vissuto nel 17997, quando una rivoluzione illuminista di breve durata in risposta al dispotismo borbonico permise alla città di liberare l’energia creativa della sua gente e di diventare leader nel corso degli eventi che portarono alla fine del feudalesimo, alla nascita dell’idea di un’Europa moderna e di un discorso globale sui diritti dell’uomo, la democrazia, e la libertà. Un discorso questo, che raggiungerà la maturità durante la rivoluzione anti-cololoniale americana, e che continua ancora oggi.

Toty Ruggieri Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Toty Ruggieri
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

L’esperienza del Diamond Dogs (1984-1989) coincide con il colpo di coda dei processi socio-politici innescati dal terremoto del 1980.
A quattro anni dagli eventi sismici le impalcature metalliche che dovevano inizialmente puntellare migliaia di edifici della città, come braccia che sostengono  chi sia stato colpito da un lutto, piuttosto che impedirne la caduta rovinosa, diventarono una camicia di forza. Il loro rigido abbraccio non stava solo soffocando la vista, ma anche castrando l’entusiasmo e l’inventiva per i quali la popolazione della città è famosa in tutto il mondo.

Siamo in coda agli anni di piombo. Sono gli anni dell’epidemia di eroina che, come l’epidemia di crack negli Stati Uniti, cancellerà un’intera generazione di attivisti politici; dello stato che scende a patti con la camorra tramite i servizi segreti, mentre la realtà di tutti i giorni è diventata un’esperienza kafkiana fatta di regole non scritte in cui, ogni azione, può generare molteplici e contraddittori risultati.

Arrivati in fondo si andava a sbattere nella cabina di regia: l’abitacolo di un camion nel quale ogni notte si accavalcavano, registi e registrati, a creare visoni paleo-tecnologiche di futuri digitali

Un portone di ferro arrugginito a Cavone San Gennaro, Rione Sanità, che dava su un ballatoio di pochi metri e poi ci si incuneava giù a capofitto in un cordone ombelicale di scale ripide che, riemergendo dalle viscere della colina, collegava il Diamond Dogs al resto della città sovrastante e questa al suo ventre stratificato: agli acquedotti abbandonati d’epoche immemori, alle chiese paleocristiane, alle cave di tufo Greco-romane, ai cunicoli militari dei Borboni, alle stalle e ai postriboli della Corte dei Miracoli, ai rifugi anti aerei e alle innumerevoli aziende artigianali che in quelle cave trovando rifugio in epoca post-unificazione formarono il primo nucleo di parco industriale napoletano. Arrivati in fondo si andava a sbattere nella cabina di regia: l’abitacolo di un camion nel quale ogni notte si accavalcavano, registi e registrati, a creare visoni paleo-tecnologiche di futuri digitali che, inconsapevoli della loro valenza, anticipavano di almeno un ventennio l’avvento di un nuovo universo mediatico.

Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

La caverna maggiore tutta graffitata in stile mittel-europeo ospitava concerti, danze e azioni teatrali. In quella minore di fianco ci si rilassava e si beveva. Poi, c’erano quelle più piccole, quasi dei separé, nelle quali ci si ritirava a fare quel che comandava il cuore o dettava il desiderio del momento. Non di rado da queste poteva emergere un canto solitario, l’odore acre di una canna, i versi leggeri di poeti anelanti, il suono della risata d’una amante e qualche volta, purtroppo, anche l’angosciosa reazione sonora ad una pera malfatta.

Lo scetticismo, il cinismo, la segregazione sociale, l’emarginazione culturale, l’anomia comportamentale e l’impotenza stavano causando una diffusa letargia dello spirito ed esercitando un effetto raggelante sulla creatività collettiva. Le strade erano invase da un flusso quotidiano di manifestanti, sia di destra che di sinistra, che chiedevano tutto e il contrario di tutto. Inclini ad essere facilmente influenzate da demagoghi e dalle loro promesse, dal movimento dei disoccupati a quello dei senzatetto, queste folle tenevano d’assedio la città precipitandola in uno stato di conflitto permanente mentre i servizi pubblici, dalla raccolta dei rifiuti al trasporto pubblico, erano allo sbando e riuscivano a malapena a soddisfare le esigenze della popolazione.

Poteva emergere un canto solitario, l’odore acre di una canna, i versi leggeri di poeti anelanti, il suono della risata d’una amante e qualche volta, purtroppo, anche l’angosciosa reazione sonora ad una pera malfatta.

E mentre in altre città musica e cultura davano luogo a “tribù urbane” come i paninari, i dark, i new romantics, i metallari e i post punk – gruppi di giovani legati soprattutto dallo stile e dalle preferenze musicali – a Napoli l’emergenza sociale e la catastrofe strutturale fornirono terreno fertile per la nascita di un clan indigeno unico, ‘Selvaggi Napoletani’, come verranno rapidamente apostrofati dai media: un movimento giovanile non strutturato che ha cercato di opporre anarchia creativa e pensiero razionale al caos socio-politico che avrebbe in breve tempo travolto prima la città e poi la nazione.

Toty Ruggieri Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Toty Ruggieri
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

Un’orda transgenerazionale e tran-stilistica che includeva artisti, fotografi, musicisti, giornalisti, poeti, scultori, attori e liberi pensatori, i ‘Selvaggi Napoletani’ emersero dal ventre di tufo della città, dalle stesse catacombe muschiate proto-cristiane dove il Diamond Dogs visse la sua avventura.

Formando una rete di tunnel che collega le colline alle paleopoli greche sepolte sotto il centro città, queste viscere fornirono un rifugio e un palco ad una generazione di artisti, studiosi, performers, che aveva deciso di disegnare una traiettoria diversa nel labirinto di leggi indecifrabili che regolavano le dinamiche sociali di Napoli.

Artisti, fotografi, musicisti, giornalisti, poeti, scultori, attori e liberi pensatori, i ‘Selvaggi Napoletani’ emersero dal ventre di tufo della città, dalle stesse catacombe muschiate proto-cristiane dove il Diamond Dogs visse la sua avventura

Mentre i media nazionali tagliavano fuori la città in quanto causa persa, squadre di fotografi investigativi e giornalisti napoletani, tra cui chi scrive, come Toty Ruggieri, Luciano Ferrara, Marina Arlotta, Michele Buonuomo, Francesco Durante, Gianni Montesano, e Federico Vacalebre hanno strappato il velo di indifferenza nazionale verso il dramma napoletano per avventurarsi nel ventre molle della città, svelando verità scomode e segreti per cui valeva la pena uccidere affinché non diventassero di pubblico dominio.

Toty Ruggieri Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Toty Ruggieri
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

L’indagine di Gianni Montesano, Toty Ruggeri e Pino Cimo sull’assassinio del giovane giornalista napoletano Giancarlo Siani8– una “Mani Pulite” ante-litteram – indicò chiaramente l’esistenza di un connubio incestuoso tra la criminalità organizzata e le istituzioni pubbliche. Una connessione che si estendeva fino alle alte sfere del potere: un leader del Partito Socialista e sindaco di una dei principali comuni nella provincia di Napoli emerse infatti tra i mandanti dell’assassinio.

Siani stava indagando i loschi traffici tra figure politiche locali e cartelli criminali riguardo la distribuzione dei fondi pubblici per la ricostruzione della città.

Una serie di reportage sugli effetti che la sudditanza militare della NATO aveva sul traffico di esseri umani, sulla prostituzione, sul traffico di droga e sulla microcriminalità nei quartieri che circondano il porto di Napoli prodotta da chi scrive, Ruggieri e Montesano per una rivista regionale ormai chiusa, hanno portato a minacce fisiche nei confronti degli autori, e sono stati inspiegabilmente respinti dai media locali, gli stessi che in primo luogo avevano commissionato gli articoli.

Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

Mentre realtà proto-napoletane come Editoriale Primo Carnera di Vincenzo Sparagna, Frigidaire, Freezer, Tempi supplementari, Vomito, e Colonnese Editore di Gaetano Colonnese resuscitavano l’arte e il mestiere della pubblicazione di libri indipendenti, anche la rivoluzione teatrale era in atto.

A quarant’anni da un’altra rivoluzione guidata da giganti internazionali della drammaturgia come Raffaele Viviani e Eduardo De Filippo, innovatori del calibro del drammaturgo Antonio Newiller, fondatore del Teatro dei Mutamenti, ed Enzo Moscato rivitalizzarono la celebrata tradizione teatrale di Napoli con opere come Titanic la fine e Scannasurice (la prima, un’allegoria della tragedia del piroscafo RMS Titanic, affondato tra i ghiacci del polo il 14 aprile 1912, la seconda la storia di un transgender in una Napoli post terremoto).

Questi spettacoli fornivano una metafora ficcante e di immediata comprensione del tragico destino che aveva colpito non solo la città ma un’intera generazione di intellettuali e leader politici napoletani che nella loro egoistica e soporifera letargia, si addormentarono al volante mentre il loro mondo veniva costantemente ingoiato, in una Babele di caos, da un mare di banalità e incompetenza, o peggio ancora da una crudele co-dipendenza tra vittime e carnefici, tra sfruttati e sfruttatori, e tra degrado ed eccellenza.

Toty Ruggieri Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Toty Ruggieri
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

Newiller e Moscato non erano mosche bianche però. Intorno a loro c’era una nuova scuola di talenti: la “Nuova Drammaturgia Napoletana”, come verrà successivamente definita, che comprendeva gruppi come Falso Movimento e Teatro Studio, fondato, rispettivamente, da Mario Martone e Tony Servillo, con una squadra di attori emergenti e scenografi che alla fine (adesso) diventerà il “nuovo volto” della città in tutto il mondo. Attori come Tony Servillo, Licia Maglietta, Andrea Renzi, Daghi Rondanini, Annibale Ruccello, Salvatore Cantalupo.

In quegli anni anche il numero di luoghi “off” crebbe. Come funghi dopo una tempesta nascevano e sparivano sulla mappa della città, alcune volte nel giro di poche settimane. Per un breve momento Napoli rivaleggiò con Londra per il numero di location “off”, tra i più rinomati il Teatro del Garage, Teatro Nuovo, Teatro Ausonia e San Carluccio.

In quegli anni anche il numero di luoghi “off” crebbe. Come funghi dopo una tempesta nascevano e sparivano sulla mappa della città, alcune volte nel giro di poche settimane. Per un breve momento Napoli rivaleggiò con Londra

E mentre la città era viva e vegeta, anche la rete del nigthclubbing fornì terreno fertile per una scena-off napoletana assolutamente unica. Locali come Diamond Dogs, il Pulsar nella zona di Costantinopoli, il Rock and roll a Piazza Bellini,il Riot a Palazzo Donn’Anna a Spaccanapoli, lo ZX, il KGB, il Rockery Nook, il Sensemilla, il Caffè della Luna, e centri sociali come il Segnali di Accelerazione (nell’entroterra Acerrano), il Tienament (ricordate in napoletano, sul bordo nord-occidentale della città in quel di Soccavo), offrirono uno sbocco a una sfilza di “pastiche” personali facendo germogliare giovani artisti provenienti dall’Accademia di Belle Arti, e a gruppi come i Bisca, gli Avion Travel, Les bandard Foux, i 666, i Liquid eyes, i Detonazione, gli Almamegretta, che produrranno la prima espressione musicale di una dialettica etno-punk/ska dal sapore Mediterraneo, e apriranno la strada al fenomeno anni ‘90 delle “posse” sviluppatosi intorno a questo antico bacino.

Toty Ruggieri Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Toty Ruggieri
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

Nel frattempo i mensili Frigidaire9 e Freezer di Sparagna avevano introdotto i lettori a un nuovo tipo di reportage. Un tipo di reportage in cui notizie, attualità e politica venivano rivisitati attraverso la lente dei fumetti, che venne prontamente imitato oltralpe da giornali e riviste francesi, spagnole e tedesche. Questa nuova forma di narrativa negli ultimi anni è stata battezzata “graphic novel”, e si è dimostrata estremamente utile agli scrittori del Medio Oriente che cercano di mostrare il volto umano della guerra in Iraq e del conflitto israelo-palestinese ai lettori di tutto il mondo.

Gli artisti figurativi meritano probabilmente un capitolo a parte in questa storia. Poeti di paesaggi interiori che riflettono la lotta di un’intera generazione per guadagnarsi un posto al tavolo della storia, pittori, scultori e fotografi erano l’avanguardia di questa spinta ad esplorare nuovi percorsi verso la modernità. I loro quadri includevano, tra gli altri, Gabriele Di Matteo, Francesco Sansone, Piero Gatto, Michele Ciardiello, Salvatore Giusto, Maurizio Colantuoni, Enzo Palumbo, Fathi Hassan, Aldo Arlotta, Umberto Manzo, Salvatore Silvestro, Salvatore Bossone, Saverio Lucariello, Pina de Luca, Maurizio Pivetta e Lucia Gangheri.

Nel loro insieme costituirono una nuova scuola napoletana di pittura alla pari della scuola pittorica napoletana del seicento e resuscitarono la tradizione pittorica napoletana dell’innovazione, come la Transavanguardia aveva fatto nel corso degli anni Settanta, restituendo alla città il ruolo di leader storico delle arti visive, ruolo che sembrava essersi dissolto durante l’impatto con il terremoto.

Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
(courtesy: Yard Press)

Quello che stava succedendo a Napoli non sfuggì però agli artisti che operavano al confine della sperimentazione. Erano infatti gli anni in cui l’avanguardia internazionale, attratta dal fermento culturale della città, tornò a Napoli. Kounellis, Beuys, Nitsch, Kubelka e Warhol, solo per citarne alcuni, scesero a Napoli attratti dallo spirito giacobino dei suoi artisti e le sue interpreti.

Grandi mostre come Terraemotus; Napoli No/New York; Napoli 99 (che darà “vita” anche ad una fondazione omonima e ad una delle “posse” più famose della città, i 99 Posse appunto); Bloque, Cerise, Boquetes, Jacquerte, Bijou, porteranno l’attenzione internazionale sulla città. La nomina di Jean Noel Schifano a direttore dell’Istituto Grenoble rivelerà anche l’interesse tra gli intellettuali europei di restituire Napoli al suo ruolo di capitale europea della cultura.

Anticipando profeticamente esperienze come la cucina etnica mista della California, Schifano, bonvivant ed estimatore della bellezza napoletana, promuoverà il primo esperimento in assoluto di fusione culinaria, proponendo lo sviluppo di ricette che mescolavano cucina francese e napoletana. Accolta e riproposta dai club della rete nightclubbing, l’esortazione di Schifano comporterà la nascita di un gran numero di ristoranti intorno alla città, che, gestiti da giovani imprenditori, proporranno un nuovo tipo di fast-food, fatto di cibi tradizionali confezionati in porzioni economiche: così sono nati i primi germogli di quello che finirà per diventare il movimento Slow Food e ristoranti come la Campagnola di Piazzetta Nilo, la Cantina del Sole in via Palladino e il Courage sempre a via Palladino, che erano locali popolari da asporto si trasformarono in breve da osterie popolari a destinazioni stellate da guida Michelin per la gioia dei buongustai di tutto il mondo.

Toty Ruggieri Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
Toty Ruggieri
Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
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Non si deve commettere l’errore però di credere che esperienze come il Diamond Dogs siano state pensate per soddisfare solo delle necessità sovrastrutturali, per adottare un punto di vista materialistico. Hanno promosso anche impegno sociale e politico. Alla fine non dobbiamo dimenticare che uno dei più diffusi graffiti del tempo e uno degli slogan più diffuso tra punk napoletani e attivisti di sinistra è stato “Eroina, Fascisti, e Polizia dai nostri quartieri vi spazzeremo via”.

Il Diamond Dogs, il Pulsar, Segnali di Accelerazione e molti altri, hanno svolto un ruolo determinante in campagne locali e internazionali, promuovendo cause locali, nazionali ed internazionali: fu storica la campagna che venne organizzata a favore dei minatori gallesi che protestavano contro il governo Thatcher, che coinvolse praticamente tutti i club della città e portò ad una marcia nazionale a Roma.

Non si deve commettere l’errore però di credere che esperienze come il Diamond Dogs siano state pensate per soddisfare solo delle necessità sovrastrutturali, per adottare un punto di vista materialistico

Ricordare eventi che hanno avuto luogo più di 30 anni fa può apparire autocelebrativo, il bisogno di una generazione ormai avviata verso il viale del tramonto, ma mi permetto di dissentire. Napoli è ancora una volta un centro di attrazione internazionale, e il suo spirito avanguardistico è riconosciuto ancora una volta dagli innovatori di alcuni dei principali centri tecnologici del mondo: non è un caso, infatti, che giganti della tecnologia come Apple e Cisco abbiano deciso di aprire centri di ricerca e sviluppo in questa città, la prima inaugurando un centro sul bordo orientale della città per formare sviluppatori di applicazioni da tutta Europa, e la seconda aprendo un centro di produzione a Scampia, uno dei più grandi insediamenti abitativi d’Europa per i poveri e gli svantaggiati.

Toty Ruggieri Diamond Dogs, Officina post industriale 1984—1987 Napoli (courtesy: Yard Press)
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Diamond Dogs, Officina post industriale
1984—1987 Napoli
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In questo frangente, in cui sono in atto cambiamenti decisivi che rischiano di modificare per sempre la natura della città (come ad esempio quello che un’economia in forte espansione tecnologia ha fatto per il tessuto sociale di San Francisco e la California del Nord), è importante capire e ricordare da dove veniamo e come siamo arrivati dove siamo ora. Esperienze come quella del Diamond Dogs hanno contribuito a creare quello che viene definito il Risorgimento napoletano.

È indispensabile imparare da quegli anni ciò che di buono è stato fatto ed applicarlo quindi all’oggi, per sapere invece cosa dovremmo evitare. Non solo per impedire che i tratti negativi della storia si ripetano – per uscire, in altri termini, dal loop di corsi e ricorsi storici – ma soprattutto per proiettare ciò che abbiamo imparato, nel futuro, in modo che le nuove generazioni di artisti napoletani, pensatori, politici e attivisti sociali, possano creare, crescere e prosperare.

Dal testo critico scritto da Paolo Pontoniere per il libro.
Diamond Dogs, Officina post industriale — 1984—1987 Napoli si può acquistare online.

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