Save the date | Librimmaginari: festival del disegno e delle arti visive

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Mi ha sempre affascinato come l’albero, e cioè l’unità minima dell’archetipo-bosco (luogo della paura ma anche del rifugio, simbolo dello smarrirsi ma anche del ritorno alla natura, del ritorno al sé, del ritrovarsi) col suo intrico di rami rappresenti benissimo anche tutti i collegamenti ideali, i link, tra luoghi e momenti reali, letterari, mitologici, religiosi, storici o immaginari che col bosco hanno a che fare: i riti ancestrali, i miti greci e romani, il bosco di Nemi, il Ramo d’Oro di Frazer, le fiabe classiche, Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel, l’interpretazione di Jung, Vladimir Propp e la ricerca delle origini delle fiabe, le fiabe moderne, Nel paese dei mostri selvaggi, Stephen King, Calvino, Twin Peaks, Lost, True Detective

Puoi partire da qualsiasi punto/rametto e arrivare a qualsiasi altro, magari persino alle radici che si snodano nel sottosuolo, là dove la terra nasconde all’occhio ogni suo tesoro, i suoi labirinti di caverne (e arriviamo a un altro archetipo), la sua vera, arcaica, potenza, antica di miliardi di anni.
Ci si perde nel bosco come ci si perde nei link tra i boschi che popolano storie e leggende. E perdersi è un atto oltremodo (o meglio oltremai) necessario.

Scriveva un poeta fondamentale ma poco conosciuto come Bartolo Cattafi—che tra l’altro ho scoperto, a proposito di link e di boschi, grazie a una citazione in calce a una raccolta di poesie di Elisa Biagini dal titolo, ça va sans dire, Nel bosco:

La mente non capisce questo amore
per certi posti remoti dell’interno,
insidiosi, inospiti,
di barbara bellezza.
Non capisce
la necessaria perdita nei boschi.

E quei “posti remoti dell’interno”, quei luoghi insidiosi, inospiti e di barbara bellezza sono alla base di quella che si preannuncia come una delle mostre dell’anno, perlomeno per chi nella pancia ha una bussola il cui ago viene irrimediabilmente attratto dalla selva più vicina, reale o simbolica che sia.

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Organizzata nell’ambito della sesta edizione di Librimmaginari, festival del disegno e delle arti visive promosso da Arci Viterbo e curato da Marcella Brancaforte e Marco Trulli, la mostra Walden. La vibrazione selvatica prende spunto dal celebre saggio di Thoreau Walden ovvero Vita nei boschi, pietra miliare della controcultura americana e del pensiero ecologista, allargandone in confini all’immaginario fantastico, agli archetipi per l’appunto, e accompagnando il visitatore in un “viaggio nella terra selvatica che ogni uomo ha in sé”.

Protagoniste della collettiva, che è stata pensata come una grande installazione fatta di tanti “voci” e segni differenti, sono una serie di opere realizzate da nomi che una volta messi giù uno accanto all’altro ti fanno pensare che, cavolo, «non poteva che esserci lui/lei in una mostra così!» (e dunque onore al merito di Brancaforte e Trulli per la scelta): Andreco, Marco Bernacchia, Zaelia Bishop, Lucilla Candeloro, Daniele Catalli, Luca Coclite, Massimo De Giovanni, Anke Feuchtenberger, Tothi Folisi, Magda Guidi, Simone Massi, Alex Raso, Stefano Ricci, Elisa Talentino e Violetta Valery—non ti pare già di vedere qualcosa?, di girare tra le sale?, e le sale diventeranno radure?, e le pareti i confini del bosco?

Librimmaginari però non è solo Walden. Il festival dura tre giorni (anche se la mostra rimane aperta fino al 5 giugno) e c’è anche tempo e spazio per perdersi in altri progetti: la presentazione di un prototipo di libro realizzato dagli studenti del Liceo Artistico di Viterbo e intitolato Francigena: il paesaggio tra mappature e smarrimenti; la presentazione di un carattere tipografico “local”, ispirato alle iscrizioni della Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo; e infine una conferenza che vede come protagonista il grande Riccardo Falcinelli (colui che rende ancora più belli i libri di minimum fax) e tratta dell’uso dei volti nel mondo della grafica e della comunicazione contemporanea.

Chiudo con un’altra poesia, che è anche un invito, per chi andrà a Librimmaginari, a riempirsi la testa e le tasche di idee.

piegati le tasche
di sassi, more,
semi, ogni scheggia
di nuovo di quest’unica strada:
armati per quando
la quiete ritorna
Elisa Biagini, dalla raccolta “Nel bosco”, Einaudi 2007

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