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Vino a memoria: il racconto del vino italiano cambia pelle

Il prossimo fine settimana a Bologna si terrà la prima edizione di Vino A Memoria, ora anche se la sottoscritta è più coinvolta nella cosa di quanto credeva fosse possibile, ha deciso di farvi raccontare l’evento da Giorgio Melandri, degustatore, giornalista enogastronomico, curatore di Enologica e di Vino A Memoria.


Giorgio, vuoi raccontare ai lettori di Frizzifrizzi che cosa è Vino A Memoria?

Vino A Memoria è una piattaforma narrativa per il vino italiano, articolata su 13 degustazioni, che consentono di leggere il vino non solo in base ai produttori ma anche a una lettura territoriale. Questa è una prima edizione, che però si propone di diventare occasione di discussione e confronto sulla narrazione del vino italiano. Una sorta di Leopolda del vino…

Come è cambiata la narrazione del vino negli ultimi anni?

La narrazione del vino si è specializzata, è maturata e può accedere a un bagaglio di informazioni che fino a 20 anni fa non era nemmeno pensabile. Il rischio è che a questo punto diventi una comunicazione troppo tecnica, sia per la degustazione che per il racconto dei territori. Io credo che ci sia la necessità di elaborare un linguaggio nuovo e una narrazione che riesca a parlare per temi universali, comprensibili da un numero di persone che si allarga e non che si restringe. Noi abbiamo avvertito questa necessità e per questo abbiamo deciso di dare vita a Sulla Terra.

Di che si tratta?

È un’associazione culturale, che già dal nome evoca più i territori e i paesaggi che l’idea dei tecnicismi del vino. Vogliamo di mettere questo bagaglio di specializzazione a servizio di una narrazione che può parlare a tutti. Credo sia il passaggio che il mondo del vino è chiamato a fare, senza questo scatto il mondo del vino chiude il suo giro, si rinchiude, e resta fuori dal contemporaneo, fuori dai desideri, fuori dalla conversazione, fuori da tutti quegli elementi che si possono condividere come bagaglio culturale comune.

Giorgio Melandri
Giorgio Melandri

È una questione di stile.

Si, è anche una questione di stile perché i testimoni del mondo del vino devono capire che fanno parte del mondo artigianale italiano e, a cominciare da questo, devono fare una testimonianza più coerente con quello che è il loro paese, a cominciare da come si vestono, del linguaggio che usano, della considerazione che hanno per tutto il grande artigianato italiano. Perché a tutti gli effetti il vino è grande artigianato italiano.

Qual è il profilo del narratore che sta dentro a Sulla Terra?

Io direi che i giornalisti che fanno parte di questa associazione rappresentano una nuova generazione di narratori, ci sono dentro poche firme storiche, e non è un caso. Queste sono le persone che hanno avvertito la necessità di cambiare e hanno avvertito anche la crisi dei grandi editori tradizionali. Per questo cercano, in qualche modo, di rappresentare un media alternativo. Non siamo antagonisti di nessuno, però capiamo la possibilità che abbiamo, facendo rete, di creare un media trasversale, impegnato in prima linea in un racconto militante e quotidiano, che attraversa le case editrici ma anche le degustazioni, che ha un rapporto diretto con la gente, molto di più di quanto siamo stati abituati a vedere quando questo rapporto era mediato da pochi influenti giornalisti.

Chi dovrebbe partecipare a Vino A Memoria?

Dovrebbe venire chi è curioso, perché Vino A Memoria cerca di essere accogliente e non vuole escludere le persone dal racconto del vino ma coinvolgerle. Per questo ha messo a fuoco un impianto che si nutre delle grandi specializzazioni dei relatori e dall’altra parte vuole avvicinare le persone normali. È come se mettesse a disposizione di tutti un patrimonio di esperienze che è raro trovare a questo livello in un calendario solo. Ci sono tante proposte è vero, però poche articolate in un calendario così completo e articolato. Un viaggio pazzesco nel mondo del vino, una esperienza unica.

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Perché a Bologna?

Perché fino ad ora Bologna non aveva mai ospitato un’iniziativa sul vino italiano in generale, a Bologna non c’è Vinitaly, non ci sono le presentazioni delle guide, ma Bologna in qualche modo era pronta per avere un evento che avesse dei canoni diversi. Noi questa la vediamo come la nascita di un nuovo racconto del vino italiano e Bologna era la sede naturale perché non deve fare i conti con il passato e perdere delle abitudini precedenti. Poi è una città grande, servita bene dai mezzi di trasporto, ma che puoi girare a piedi. Uno può arrivare a Bologna in treno per seguire Vino A Memoria, cenare in centro e non deve nemmeno prendere la macchina. Può camminare e tutto è a cinque minuti.

Se dovessi dare un consiglio, qual è la cosa veramente imperdibile di Vino A Memoria?

Direi che il calendario è ricco ed interessante, ma io non mi perderei la cena dell’anteprima Venerdì 23 ottobre al Ristorante San Domenico di Imola, una lezione di Storia tenuta da Yann Grappe, storico e docente di Storia della gastronomia e del vino presso l’Università di Scienze Gastronomiche e responsabile del Master in Cultura del Vino Italiano. Yann ci guiderà in una cena tra i grandi piatti classici del San Domenico e le straordinarie bottiglie storiche dalla cantina. Per ogni bottiglia ci sarà una piccola lezione per ripercorrere la storia d’Europa e dei territori attraverso il vino.

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