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Pranzo Improvvisato: intervista con le ideatrici della mostra che unisce 22 illustratori ad altrettante ricette futuriste

Prima dell’estate, in un articolo pieno di bum bum bum e ratatata e zum e zang e tumb, ho annunciato l’arrivo, a Milano, di una mostra d’illustrazione che ruota attorno al celebre libro La Cucina Futurista, pubblicato nel ’32 con un’introduzione di Marinetti.

La mostra, intitolata Pranzo Improvvisato, vede la partecipazione di ben 22 artisti, ciascuno alle prese con la propria, personale interpretazione di una delle ricette del volume, molte delle quali assurde, paradossali, immangiabili.

Il progetto, che verrà ospitato presso La Triennale di Milano e si svilupperà in seguito in altri eventi e tappe in diverse città, è stato a sua volta ideato da tre giovani illustratrici, Ilaria Faccioli, Gaia Stella e Cristina Amodeo.

Per capire meglio come hanno lavorato, cosa ci aspetterà, come hanno fatto a scegliere gli artisti da invitare e da dove si comincia per illustrare una ricetta futurista, ho intervistato due di loro, Gaia e Ilaria.

* * *

Com’è che tutte e tre avete deciso di lavorare assieme e poi di fare questo progetto?

Gaia Stella
Se non ricordo male l’idea principale che ci ha mosso è stata la voglia di provare a creare dall’inizio alla fine un Bel Progetto.
Valutando cosa saremmo state capaci di fare con i mezzi a nostra disposizione è stato naturale pensare all’illustrazione. E ci piaceva l’idea di poter coinvolgere illustratori che stimiamo. Arrivare alla rosa dei 22 non è stato semplice, ne avremmo invitati minimo 188.

Da chi di voi tre è partito l’input iniziale?

Gaia Stella
L’idea di metterci al lavoro progettando una mostra è nata da Ilaria. Lei mi ha proposto di pensarci insieme, io entusiasta ho detto «Sì!» e ho pensato di coinvolgere anche Cristina. Loro due si sono conosciute così. Come il pranzo, siamo un gruppo di lavoro “improvvisato”, ma direi che la sintonia non è mancata e ha funzionato benissimo.
Una delle prime cose che ci siamo dette è stata: «puntiamo alto, a scendere si fa sempre in tempo». Così abbiamo provato a creare un progetto ambizioso che fortunatamente ha trovato spazio. E da quando ha preso corpo abbiamo coinvolto amici e professionisti per aiutarci nelle varie competenze che il pranzo richiedeva.

Ilaria Faccioli
Confermo. Ci ha mosso anche la voglia di costruire un progetto di qualità nella nostra città.

dal catalogo di Pranzo Improvvisato
dal catalogo di Pranzo Improvvisato

Come mai avete deciso di affrontare il tema della Cucina Futurista? E quello della cucina in generale, anche se in tempo di Expo…

Ilaria Faccioli
Eravamo alla ricerca di un tema da sviluppare, che fosse potente per l’immaginazione, che potesse anche permetterci di spaziare. Così, dopo aver chiacchierato di mille cose, siamo finite al libro La Cucina Futurista, che tutte e tre avevamo letto.
Rileggendo l’introduzione di Marinetti l’abbiamo trovata di grande forza e contemporaneità, nonostante fosse stato scritto il secolo scorso. E abbiamo pensato che le ricette potessero essere uno stimolo potente per l’immaginazione degli illustratori.

Gaia Stella
Inoltre le ricette futuriste ci sono sembrate non esattamente allettanti e invitanti, ma perfette da poter interpretare e illustrare.

Ilaria Faccioli
Dal titolo allo svolgimento della ricetta, tutto crea un’immagine.

Quando mi avete accennato al progetto, tempo fa, ho pensato proprio a questo: “chissà come si divertiranno con quei piatti assurdi!”

Gaia Stella
Esattamente! È stato anche molto divertente trovare le accoppiate ricetta/illustratore.

dal catalogo di Pranzo Improvvisato
dal catalogo di Pranzo Improvvisato

A proposito di illustratori. Ne avete coinvolti davvero tanti e mi chiedo, visto che prima avete detto che ne avreste voluti chiamare molti di più, come abbiate fatto a scegliere.

Gaia Stella
Abbiamo istituito una sorta di concorso inter nos, ognuna proponeva dei nomi e passavano quelli con la maggioranza.

Ilaria Faccioli
Lunghe liste, lunghe riunioni!

Gaia Stella
Lavorare in tre è perfetto perché si crea sempre una maggioranza.

Ciascuna di voi aveva già in mente qualche accoppiamento artista/ricetta, quando proponeva alle altre la sua lista?

Gaia Stella
Personalmente no. Ho iniziato a pensare alle coppie solo nel momento in cui la rosa dei nomi era già completa.

Ilaria Faccioli
Ma spesso proponevamo dei nomi esclamando «ti immagini come la disegnerebbe?»
Come FragolaMammella o Carneplastico: subito abbiamo pensato a Giacobbe, solo lui poteva interpretarla!

il catalogo di Pranzo Improvvisato
il catalogo di Pranzo Improvvisato

Immagino che quelli che poi avete contattato siano stati felicissimi di far parte del progetto.

Gaia Stella
Nel momento in cui abbiamo scritto loro, il progetto era ancora molto “in progress”. È stato bellissimo che ci abbiamo risposto positivamente, sulla fiducia, pur non sapendo ancora dove, come, quando si sarebbe fatto.
Certo, qualcuno non ci ha risposto, ma se non ricordo male sono stati molti pochi.

E quando avete capito che si sarebbe potuta fare in Triennale?

Gaia Stella
Credo fosse lo scorso maggio. Siamo riuscite a mostrare il progetto al direttore, che lo ha valutato positivamente.
È stato tutto molto rapido, una volta che il progetto è piaciuto ci sono state offerte una sala, una data e una durata.

Ilaria Faccioli
Quando abbiamo ricevuto la mail stavamo svenendo.
E prima di lui il progetto ha entusiasmato la vice-sindaco di Milano, Ada Lucia De Cesaris, promotrice di numerosi eventi culturali.

Cristina Amodeo, Gaia Stella e Ilaria Faccioli davanti alla Triennale di Milano
Cristina Amodeo, Gaia Stella e Ilaria Faccioli davanti alla Triennale di Milano

Organizzare il tutto com’è stato? Un incubo? Una passeggiata di piacere? Una via di mezzo?

Gaia Stella
Secondo me abbiamo toccato tutte e tre le descrizioni!

Ilaria Faccioli
Per me è un lavoro faticoso, divertente ed entusiasmante. E sottolineo LAVORO.

Gaia Stella
Man mano che il progetto ha preso piede l’impegno per costruirlo è stato notevole. A inizio progetto non avevamo idea che ci avrebbe richiesto così tante energie. Fondamentali sono stati tutti gli aiuti ricevuti: Valentina Colombo per l’ufficio stampa e l’aiuto con il blog (è lei che ha scritto tutti i post), Ilaria ed Emanuele Gipponi (insieme sono Due mani non bastano) si sono occupati del catalogo e dell’immagine della mostra. Nicolò Gazzola e Letizia Abbate hanno progettato l’allestimento. E essenziali sono stati gli sponsor che hanno creduto e sostenuto il progetto: sono stati davvero ottimi interlocutori, che hanno saputo dare valore al progetto.

Come si strutturerà l’evento?

Ilaria Faccioli
Ci sarà una presentazione alla stampa, mercoledì 23, con una nostra introduzione, la presenza di alcuni illustratori e una degustazione di vini della Cantina Valpolicella Negrar.
Poi il 24 l’inaugurazione al pubblico, con presenza di altri illustratori e degustazione di Vermouth Oscar 697.
Il tutto durerà fino al 30 settembre e poi, sempre a Milano, per ottobre/novembre (giusto per riprendere un po’ fiato), ci saranno due eventi per promuovere mostra e libro. Uno alla Tipografia Bonvini e uno da Spazio B**K.
E poi ci saranno una seconda tappa, e una terza,…

dal catalogo di Pranzo Improvvisato
dal catalogo di Pranzo Improvvisato

Passiamo al catalogo, che dalle foto che ho visto è davvero strepitoso.

Ilaria Faccioli
Il catalogo è nato dopo il marchio e quindi si è “adeguato” a un’immagine che già c’era. Ci è venuto naturale pensare in bianco e nero, per non aggiungere e non interferire con le illustrazioni.
Abbiamo scelto subito—anche se il riflesso iniziale c’era stato—di non rievocare la grafica futurista. Non volevamo un’operazione di recupero/omaggio, ma creare un ponte tra il libro del 1932 e la contemporaneità della mostra e degli illustratori.
Abbiamo scelto due font, una molto forte (il Sensway) per le titolazioni e le parti “manifesto”. E il Quister per le parti di lettura.
Abbiamo lavorato molto sulle possibilità di rendere particolare anche la confezione del libro.

Ci sono anche dei testi critici nel catalogo, giusto?

Gaia Stella
Sì, uno scritto da Giulia Mirandola e l’altro da Ginevra Bria.
Giulia ha scritto un testo più legato alla sfera dell’illustrazione mentre Ginevra ha dato un taglio che si riferisce più all’arte.
Ci sembrava un buon modo per offrire due visioni e due approfondimenti diversi.

dal catalogo di Pranzo Improvvisato
dal catalogo di Pranzo Improvvisato

Visto che anche voi avete illustrato una ricetta, mi raccontate la vostra e come ci avete lavorato?

Ilaria Faccioli
È stato molto difficile. Ho avuto una grandissima ansia da prestazione. Infatti avevo deciso di farla prima di ricevere le immagini degli altri invitati, per non far precipitare il minimo di autostima che possiedo. Così ne ho fatta una prima, ma Cristina e Gaia mi dissero che non sembrava mia. E avevano ragione. Così l’ho fatta una seconda volta. È quella che andrà in mostra, anche se ammetto di non essere soddisfatta al 100%.
Insomma, un’impresa difficilissima.

Specifiche del catalogo: • libro cartonato di 76 pag. • carta 170 gr usomano • stampa offset per 1000 copie di tiratura • copertina serigrafata a 1 colore • tela bianca sul dorso e taglio al vivo sui tre lati • stampato da Grafiche AZ di Verona
Specifiche del catalogo:
• libro cartonato di 76 pag.
• carta 170 gr usomano
• stampa offset per 1000 copie di tiratura
• copertina serigrafata a 1 colore
• tela bianca sul dorso e taglio al vivo sui tre lati
• progetto grafico di Due mani non bastano• stampato da Grafiche AZ di Verona

Gaia Stella
Le nostre ricette ce le siamo auto-affidate, chiedendoci consigli a vicenda anche per uniformità complessiva, ma sostanzialmente siamo state libere di sceglierci la nostra.
Per me è stata una fatica immane! Ci abbiamo lavorato mentre eravamo già nel pienissimo del progetto, e anche io ho accusato moltissimo l’ansia da prestazione. Poi credo di aver patito il fatto di averla immaginata per troppo tempo senza però effettivamente mettermi al lavoro. Quando poi è arrivato il momento di illustrarla sentivo di aver perso l’istintività e la freschezza giusta. E infatti ho cambiato ricetta!

Cristina Amodeo
[Cristina non ha potuto partecipare all’intervista ma ci tenevo a sapere anche la sua riguardo alla ricetta che ha scelto di illustrare, quindi le ho chiesto di mandarmi la risposta via mail, ndr]
A me è toccata “Garofani allo spiedo”. Si tratta di una ricetta dal testo brevissimo, poco più di due righe. Questo ha rappresentato da subito il primo ostacolo e mi ha messo davanti alla scelta iniziale: sintetizzare anche l’immagine o aggiungere dettagli creando una situazione che potesse far pensare a una storia? Ammetto che è stata piuttosto dura superare questo scoglio, per non parlare dell’incalzante ansia da prestazione, che ho avuto pure io.
Ho tentato in tutti i modi di creare una narrazione. Volevo interpretare il soggetto della ricetta e inserire nella composizione qualche elemento in più ma alla fine mi sono ritrovata il quaderno degli schizzi pieno di spunti puramente decorativi.
Quindi sintetica no, narrativa neanche, la mia illustrazione per Pranzo Improvvisato penso si possa definire “ornamentale”.
D’altra parte nel testo si fa riferimento al “fu stile floreale” che tra ‘800 e ‘900 era il movimento artistico principe delle arti applicate.
La scelta dei colori è stata più semplice, in parte suggeriti dalla ricetta stessa, ho individuato tra i miei cartoncini alcuni toni caldi e ho cercato di ottenere abbinamenti cromatici armonici e in linea con i miei lavori.

dal catalogo di Pranzo Improvvisato
dal catalogo di Pranzo Improvvisato

tipografia

visto si stampi

impressione costa

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